Spesso le cose
più belle e inaspettate nascono dal caso. E’stato così in occasione della
ascensione lungo il canalone centrale alla Celsa Bianca di sabato 7 aprile. La
primavera prorompente e di conseguenza le temperature in rialzo hanno ormai
preso piede ma la poderosa nevicata di fine marzo ha fatto in modo che anche a
sud tutte le vie rimanessero in condizione e questo per le nostre latitudini è
una rarità.

Per sfruttare
l'ultima invernale su questo versante mi sento con Falk programmando una salita
lungo la Direttissima al Dolcedorme e in particolare pensando alla variante
della “Scaletta di Mimmo”. Appuntamento alle 5.30 dopo il sottopasso
dell'autostrada, sulla sterrata che conduce alla località di partenza Valle
Piana. Fino a qualche anno fa ci si arrivava con l'auto, ora non più a causa
del fondo rovinato. Quindi al già notevole dislivello da affrontare si vanno ad
aggiungere altri quattro chilometri di marcia, due all'andata e due al ritorno.
La giornata è
splendida e la voglia di montagna tanta. Alle 6 si parte di buona lena con il Dolcedorme
baciato dai primi barlumi di luce dell'alba.Le pareti di vetta risultano
scoperte ma sappiamo che nei canali la neve ancora resiste.Mentre procediamo
lungo la pista per il Passo di Valle Cupa però, ecco la sorpresa, la situazione
inaspettata. Buttando l'occhio su Celsa Bianca notiamo al centro della parete
questa elegante ed invitante linea bianca che si biforca in alto che sembra
chiamarci come il coro delle sirene di Ulisse.E’ il Canalone Centrale che
risulta innevato dalla base fino in cresta. Certo non ci aspettiamo neve
eccezionalmente portante ma dovrebbe essere in condizione soddisfacente.
Al bivio che
conduce al Varco del Pollinello ci fermiamo per un rapido consulto nel decidere
se proseguire per la Direttissima come programmato o tentare questa via mai
fatta prima.Il Canalone è facilmente visibile e già conosciuto anche in ambito
storico in quanto la base e' costituita dalla Neviera di Celsa Bianca
utilizzata anticamente per l'approvvigionamento del ghiaccio,attività che
e'perdurata fino agli anni sessanta,poiché il possesso dei frigoriferi era un
privilegio riservato a pochi.La gente si serviva delle neviere per refrigerare
cibi e bevande e preparare in estate sorbetti.Però la sua scarsa o assente
frequentazione in ambito alpinistico rispetto alla parete del Dolcedorme e'
dovuta alla sua esposizione in pieno sud e alla quota di attacco a circa 1400
m.che raramente gli consente di andare in condizione.Per questo è inoltre
interessato anche da scariche di pietre.
Consapevoli
quindi che è un vero peccato lasciarci sfuggire questa ghiotta occasione
sacrifichiamo la Direttissima fatta già diverse volte. Ci bastano venti secondi
per decidere, così tralasciando il sentiero che conduce al Crestone sud prendiamo a
sinistra la pista che va ad intersecare il ghiaione principale il quale riunisce a
quello di Celsa Bianca sia il canale di Scilla e Cariddi che si riallaccia alla
Direttissima in alto sia il canalone che scende dalla sella tra il Dolcedorme e
Timpa di Valle Piana.Procediamo lungo il fondo tra sterpaglie e ciottoli lasciandoci
a destra la deviazione per Scilla e Cariddi.
Durante
l’avvicinamento notiamo però che subito dopo la prima rampa, la zona della Neviera
appunto, la lingua di neve risulta interrotta da un salto scoperto. Potrebbe darsi
che si inforri tra le pareti andando a descrivere una curva a sinistra,
invisibile fino a questo momento."Lo scopriremmo solo vivendo"
cantava il buon Lucio.
Per scoprirlo ci
portiamo finalmente all'attacco del canale, ampio e non molto ripido. Siamo
intorno ai 35'con neve durissima, da ramponi. Casco, imbrago, materiale vario
ma non ci leghiamo,al momento non occorre.Risaliamo la prima rampa agevolmente
fino ad arrivare al punto "sospetto".
In effetti come
temevamo il nevaio va a morire contro una parete alta una ottantina di metri
completamente scoperta per riprendere in alto. Scalarla non costituirebbe
tecnicamente un grosso problema trattandosi di un III+ anche se su roccia
friabile. Però preferiamo deviare su un canalino appena a destra, anch'esso
scoperto ma più facilmente abbordabile con la tecnica del dry-tooling senza
bisogno di legarci. Innevato avrebbe avuto una inclinazione di 65' all'attacco
per diminuire a 55 in alto.
Mi avvio con le
picche sui ciuffi d'erba fino ad una crestina con alcuni piccoli loricati
abbarbicati sulle rocce e raggiungo un comodo terrazzino dove posso sedermi ed
aspettare il mio compagno che nel frattempo va in arrampicata. Infatti non
ama molto la tecnica dry-tooling e preferisce muoversi prevalentemente mettendo
le mani sulla roccia.
Come si
osservava da lontano il canale riprende subito dopo questo ostacolo procedendo
stretto e dritto verso l’alto. Intanto il panorama spazia superbo verso sud
aprendosi sulla piana di Castrovillari, Morano e sui Monti Caramolo e Cozzo del
Pellegrino.

Alla ripresa del
fondo nevoso le pendenze cominciano ad aumentare toccando i 45' fino a
raggiungere una larga diramazione. Prendiamo a sinistra cercando di mantenere
la linea più dritta possibile mentre l'altro ramo si ricongiunge in alto presso
l’anfiteatro finale. Superati alcuni saltini scoperti giungiamo in dura erta ad
una piccola fascia rocciosa oltre la quale vi è l'ultima rampa a 50'.

Da questo punto
l'occhio impatta sui vertiginosi canali che costituiscono la Direttissima al
Dolcedorme con le sue varianti e agli splendidi boschi di pini loricati che
allignano a quelle quote,ma è tempo di affrontare l'ultima pettata fino in
cresta. Così dopo 1376 m. di dislivello raggiungiamo finalmente i 2086 m. della
parte terminale delle Murge di Celsa Bianca che non ha un vero e proprio
culmine ma si conforma come una cresta quasi orizzontale protendendosi verso la
Timpa di Valle Piana.




La grande
quantità di neve che troviamo nonostante il sole batta forte ci lascia sorpresi
e ancor di più quando cominciamo a scendere dal versante opposto per la via del
ritorno in faggeta, dove ad ogni passo sprofondiamo di almeno trenta centimetri
costringendoci a una bella ravanata su neve. Ma prima ci godiamo a lungo il
maestoso panorama che si apre a trecentosessanta gradi sulla Piana e il Golfo
di Sibari, la Sila lontana e le vette maggiori dell’Orsomarso con lo Stromboli
che occhieggia sul Tirreno. Poi Vetta del Dolcedorme, Serra di Crispo e Monte
Pollino la cui cresta Est presenta importanti cornici di neve.

Lungo la via per
il Varco del Pollinello troviamo addirittura un palo con cartello quasi completamente
sepolto dal manto nevoso, ma proprio al Varco la scena cambia drasticamente. Da
un’ambiente di tipo invernale passiamo a quello arido mediterraneo e la neve
scompare improvvisamente.

Ci immettiamo in
tal modo nello spettacolare sentiero scavato nella roccia che si affaccia sulla
Valle del Coscile dove è posta una croce nel punto in cui durante la seconda
guerra mondiale due giovani piloti tedeschi persero la vita schiantandosi con
il loro aereo.

Il sentiero
scende ripidamente e rapidamente di quota e dopo numerosi tornanti prima tra
pini loricati e in faggeta e dopo tra pini neri, aceri e carpini raggiungiamo
finalmente le nostre auto chiudendo questo fantastico e grandioso anello
veramente soddisfatti per questa via inedita. Saprò in seguito che abbiamo
realizzato la prima ripetizione in invernale dopo diverso tempo e questo
aggiunge al tutto un ulteriore pizzico di orgoglio.