Abbiamo
dovuto attendere il 23 marzo per realizzare finalmente una salita alpinistica con
ottime condizioni e che ci ha ripagato infine di tutta la neve morbida patita quest’inverno.
Per l’occasione però ci siamo recati in terra cilentana su Monte Cervati. Scelta
strategica e opportuna in quanto il suo dirupato versante nord est spesso ha la
peculiarità di non risentire del rialzo termico e pertanto mantiene un ottimo
fondo di neve compatta e ghiaccio anche quando altrove si combatte con neve
papposa.

Il Cervati
con i suoi 1898 m. è la vetta più elevata della Campania e ricade nel Parco
Nazionale del Cilento Vallo di Diano, che con i suoi 181.048 ettari è la
seconda area protetta per estensione in Italia dopo il Pollino ed è Patrimonio
dell’umanità dell’Unesco.
Oggetto
delle nostre attenzioni è il Canale Centrale che parte dal basso e più in alto
si divide in due rami originando il Canale dell’Eglise a destra e la variante
dell’Uscita Mancata a sinistra. Quest’ultimo è un canalino inforrato e
circondato da alte pareti, più tecnico ed elegante rispetto all’Eglise, piuttosto
largo e meno inclinato.Già sette anni fa, dietro invito dell’amico Mimmo feci
questo canale, e nell’occasione ci accompagnò anche l'amico Rocco. Serbo ancora un ottimo ricordo di quella magnifica ascensione
fatta il 10 di aprile con neve assestata.
Con il socio
Pasquale raggiungiamo la località Vallescura nei pressi del pittoresco borgo di
Monte S.Giacomo. Parcheggiamo l’auto ad uno spiazzo e prendiamo il sentiero che
si inoltra in forte salita. Esso costeggia un torrente ed è sovrastato tra
l’altro da massicce formazioni rocciose.

Se lo si
segue integralmente, il sentiero porta al rifugio Cervati attraverso una
splendida faggeta ben curata e poi continua verso la vetta lungo la via normale.
Invece noi per raggiungere l’attacco del canale, nei pressi della Fontana degli
Zingari tiriamo dritti insinuandoci nel bosco senza percorso obbligato avendo come
riferimento visivo le alte pareti dell’anfiteatro nord est.


Mentre
procediamo in dura erta e prima di sbucare all’aperto sull’ampio canale
troviamo delle tracce che puntano verso il canalino di sinistra, il nostro
obiettivo. Cosi in una comoda piazzola tiriamo fuori corda e ferramenta
accingendoci a procedere con i tiri. Partiamo in tal modo legati anche se non
sarebbe necessario visto le pendenze contenute nei primi due tiri.
Durante le
lunghezze rinvio su fittoni e un piccolo arbusto e poi faccio sosta su piccozze
prima di raggiungere lo sperone che divide i due canali. Da adesso faremo sul
serio perche’ l’inclinazione si accentua notevolmente con il fondo che diventa
ghiaccio.


Faccio sosta
su chiodo e prima che il canalino pieghi decisamente a destra ne metto un altro
in parete e allungo abbondantemente il rinvio con una fettuccia di un metro per
evitare attriti alla corda. Sfrutto quasi tutta la sua lunghezza prima della
sosta successiva che faccio in un punto davvero difficile. Mi trovo infatti su
una pendenza di 55° con presenza di ghiaccio di fusione.


Mentre
recupero il compagno raccolgo la corda sulla caviglia del mio piede perche’ non
riesco a scavare con i ramponi una piazzola a causa del ghiaccio duro. Quando
riparto per il tiro successivo inevitabilmente la corda se ne va giù ma per
fortuna non si ingarbuglia e non si formano asole.

Al tiro
successivo metto ancora un chiodo piatto in un roccione sporgente e allungo il
rinvio con una fettuccia lunga fino a sostare a una decina di metri prima di un
piccolo crepaccio. Esso è sovrastato da un risalto a 70° molto delicato perche’
vi è ghiaccio di fusione, talmente duro che sembra ferro nel quale neanche la
piccozza riesce a bucare.


Alla sosta questa
volta riesco a creare un piccolo anfratto per raccogliere la corda. La
posizione però è davvero infelice, al limite dell’equilibrio così cerco di non
sollecitare il chiodo evitando di appendermi. Poco prima del passaggio chiave
rinvio ancora su chiodo, davvero indispensabili in queste condizioni e supero
atleticamente il gradino a 70 con ghiaccio vivo puntando poi dritto verso la
rampetta finale.

Sulla
sinistra vi è un alberello con un anello di corda ma lo ignoro perche’
raggiungerlo sarebbe scomodo e macchinoso. Poi dovrei spostarmi di nuovo a
destra facendo fare alla corda una V che genererebbe attrito eccessivo.Ormai ci
siamo. Il sole che sbircia dal bordo terminale del canale indica che l’uscita è
vicina. Un altro paio di colpi di piccozza e sono agli ultimi cinque, sei metri
che risultano scoperti, ma non importa perché è fatta. Esco al di sopra di un
roccione, gli giro la corda attorno e recupero il compagno.

Siamo
veramente stanchi ma soddisfatti perché è stata una prova maiuscola in
condizioni di ghiaccio vivo, soste scomode e complicate su inclinazioni molto
pronunciate. Insomma una salita davvero tecnica. Che bello il passo a 70 sul
piccolo crepaccio e con ghiaccio di fusione. Oggi è stato tutto spettacolare, tutto
perfetto.
Prima di
intraprendere la via del ritorno ci fermiamo nei pressi della Madonna del Monte
Cervati a consumare il panino e ad osservare il paesaggio che verso Est si apre
verso la Valle del Tanagro e a sud ovest sulle doline, la vetta e le creste
ondulate del Cervati. Ora le opzioni di discesa sono due. Andare in retromarcia
lungo il canale dell’Eglise o seguire la lunga via normale. Optiamo per
quest’ultima perche’ non vorremmo rovinare una salita sontuosa ridiscendendo un
canale che nel frattempo ha preso sole e che in diversi punti presenta salti
scoperti.
Cosi invece di
ripetere la via di discesa fatta sette anni fa d’accordo col compagno preferiamo
percorrere a ritroso il sentiero storico della Madonna delle Nevi.Ad un bivio
con tabelle indicative scendiamo seguendo l’evidente sentiero che porta prima al
Campo delle Chianolle e poi alla Sorgente Acqua che Suona.Subito dopo giungiamo
al rifugio Cervati.
Continuando lungo
la pista incrociamo il percorso dell’andata fino a rientrare alla piazzola dov’è
parcheggiata l’auto. Facendo questo giro più lungo per il rientro abbiamo avuto
modo di visionare l’area sommitale del Cervati con il proposito di ritornarci
in futuro per salire questa volta in vetta e goderci con più tranquillità i
paesaggi che questa spettacolare montagna ha da offrire.