Serra di
Crispo è l’unico duemila del Pollino a trovarsi interamente in territorio
lucano. Si presenta come un immenso giardino roccioso adornato da rocce
imponenti, bassi ginepri emisferici e maestosi pini loricati tra i più
spettacolari e monumentali; veri e propri bonsai giganti che accrescono
l’atmosfera misteriosa ed arcana di questo luogo magico. E’ il “Giardino degli
dei”, l’area più affascinante ed emblematica del Parco.
Tra i vari percorsi
per raggiungere la sua sommità vi è la Cresta Nord che non avevo mai fatto in
vent’anni di escursioni. La ragione è che le località di partenza più comode per
questo itinerario come Lago Duglia, Bosco Jannace e Madonna di Pollino, per noi
“Polliniani” del versante calabro sono veramente lontane e fuori mano.Un ottimo
compromesso poteva essere il raggiungimento di Madonna del Pollino partendo da
Colle dell’Impiso, che da sola potrebbe già essere considerata un’escursione a
se. Da Madonna di Pollino saremmo scesi a Fosso Jannace per risalire all’omonimo
piano e da li, operando un aggiramento lungo la base occidentale di Serra
Crispo avremmo guadagnato l’attacco alla Cresta Nord.
Facendo i
conti, l’avvicinamento soltanto sarebbe durato ben quattro ore e chiuso
l’anello avremmo percorso la bellezza di 23 chilometri in nove ore. Ma noi non
siamo tipi che si lasciano spaventare dalle difficolta’ e dalla lunghezza dei
percorsi.

Si programma
per sabato 16 novembre. La speranza di trovare il Pollino imbiancato dalla
prima timida neve caduta i giorni precedenti si dissolve appunto come “neve al
sole”, ma non fa niente, prima o poi arriverà. Partiamo alle 7.30 di una
giornata grigia e ci avviamo lungo la sterrata che scende ai Piani bassi di
Vaquarro che non vedevo da qualche decennio. Sul fondo vi scorre il torrente
Frido, che nasce tra i pini loricati di Serra delle Ciavole a 1950 m di quota, ai
margini della Piana del Pollino, il pianoro più alto e suggestivo del massiccio.
Abbandonato
il sentiero che invece curva a destra puntando verso il Pollino, prendiamo la
direzione opposta seguendo il corso del torrente fin dove esso si inforra in
una splendida gola. Quì ritroviamo “La scaletta”, una traccia che in alcuni punti
costeggia ripidi pendii quasi a picco sul torrente. Secondo la mappa in mia
dotazione risulta far parte tra l’altro anche del Sentiero Italia. A monte ci
sovrastano imponenti pareti rocciose alcune delle quali ricoperte di muschi che
rendono l’ambiente ameno e selvaggio, quasi fatato, mentre il bosco nella sua
classica veste autunnale aggiunge al tutto un tocco cromatico di grande
fascino.
Proseguiamo fino al punto in cui guadando il Frido il sentiero Italia prosegue verso le sorgenti di Acquafredda. Noi invece prendiamo a destra seguendo una traccia segnata con nastrini e bandierine bianco rosse che ci porta ad una tabella in legno con scritta:” Riserva naturale orientata”.Qui si stacca un bellissimo sentiero che risale le pendici occidentali prima boscose e poi rocciose della Cresta della Madonna del Pollino. Attraverso vari tornanti e in forte salita guadagna velocemente dislivello fino a raggiungere la radura in cui sorge il rifugio Pino loricato a quota 1537 m. Il luogo è davvero fantastico e il panorama mozzafiato.

Scrive il Braschi:”
Arroccati su una spettacolare cresta rocciosa, in posizione panoramica superba,
il santuario, il rifugio e gli altri edifici del complesso hanno un non so che
di irreale, così sospesi tra le nuvole, al cospetto di un orizzonte sconfinato.
Si ha quasi la sensazione di essere al centro del mondo, nel luogo….che unisce
la dimensione divina ed eccelsa del cielo con le meschinità e le miserie
terrene.”

Ammirare da
questo fantastico balcone la forra boscosa della Valle del Frido e la maestosa
Serra del Prete che domina dall'alto con le accese e sgargianti sfumature di
rosso, arancio, giallo e verde, davvero non ha prezzo, è la sinfonia massima dell'autunno.
Aimè, se ora vogliamo raggiungere la nostra meta ancora tanto lontana, dobbiamo
lasciare questo luogo a malincuore e prendere il comodo sentiero che porta
dapprima al fosso Jannace servito da pittoreschi ponticelli in legno e proseguire
verso Piano Jannace. Nel nostro incedere con passo deciso ma senza fretta e seguiti
dallo sguardo indifferente e un po' apatico di alcuni cavalli a brado incontriamo
un altro spettacolo della natura.
Ci troviamo infatti
nel bosco misto faggio-abete bianco, una delle associazioni forestali più
preziose e uniche del Parco. Le immense foreste di abete bianco che ammantavano
questo areale hanno subito negli anni trenta del secolo scorso un poderoso e
indiscriminato disboscamento ad opera di una società tedesca rischiando in tal
modo che si estinguessero nel nostro Massiccio.La valenza naturalistica di
quest’area è dunque notevole perché si tratta in gran parte di esemplari sopravvissuti
a quelle massicce operazioni di taglio.
Dal rifugio
al Piano Jannace impieghiamo meno di un'ora così ne approfittiamo per fare una
meritata pausa mentre ammiriamo all'orizzonte le pendici rocciose di Serra
Crispo, il lontano Pollino e l'arrotondata mole di Serra del Prete. Anche un
nutrito gruppo di escursionisti appena giunto fa sosta prima di riprendere il
cammino.Da Piano Jannace seguiamo il sentiero 951 CAI Rueping che si inoltra
nella faggeta ai piedi di Serra Crispo, sormonta una fascia rocciosa e porta
dritti all’attacco della cresta Nord. A valle miriadi di abeti bianchi emergono
dalle faggete del bosco Tre Valli, Piana di San Francesco e bosco della Duglia.
Così dopo aver lasciato il regno dell'abete bianco, entriamo in quello di sua
maestà il pino loricato.
La cresta è
ripida ma non eccessiva, rocciosa e tappezzata di ginepri. Cominciamo
l’impervia salita lungo il filo per godere dei migliori affacci sul versante
orientale, dirupato e tormentato. Lontano la Pietra Castello, un curioso
monumento di roccia attira la nostra attenzione, mentre esemplari isolati di pino
loricato dalle ragguardevoli dimensioni emergono qua e la fuoriuscendo con la
loro chioma elegante dalla faggeta.
Dopo
un'ulteriore pettata raggiungiamo la cima Nord di Serra Crispo posta a 1919 m. Il
colpo d'occhio da questo culmine è superbo. Anche se il cielo è grigio si
scorge lontano il lago di Monte Cotugno, Terranova del Pollino e la gola della
Garavina con la frazione di Casa del Conte. Verso est invece la fanno da
padrona le due fantastiche timpe rocciose della Falconara e San Lorenzo.
Dalla vetta
settentrionale bisogna perdere quota e scendere in un avvallamento tra i faggi
prima di affrontare l'ultima parte della cresta Nord che ci porta dritti ai
2053 m. della cima e tra i pini loricati dello straordinario “Giardino degli
dei”. Passeggiare in silenzio in questo paradiso incantato ci trasporta in una
dimensione surreale senza spazio e senza tempo. È un vero rapimento mistico. Al
cospetto di questi esseri millenari siamo soltanto delle comparse
insignificanti, fugaci presenze evanescenti.
Dopo aver
salutato Titano, l’imponente pino loricato forse tra i più longevi del Giardino
degli dei, è assolutamente d'obbligo andare a visitare un'altra magnifica creatura
che abita questi luoghi, Zeus.È un loricato secco ormai da tempi immemorabili
ma assolutamente vivo e dall'aspetto inquietante. Posto a baluardo su di una
rupe a strapiombo protende i suoi rami contorti come braccia sull' orizzonte sconfinato
quasi volesse spiccare il volo verso l'infinito. Pasquale non resiste alla
tentazione di farsi immortalare insieme a lui scendendo alla base del suo
tronco robusto e bianco.


Il ritorno
avverrà via Piana del Pollino dove all’altezza della Grande Porta deviamo nel
bosco per andare alla ricerca di un sentiero alternativo alla via classica dei Piani.
Alla fine secondo la mappa si tratta di un improbabile 925b che serpeggia nel
bosco ma che risulta assolutamente inesistente se non per gli ultimi due, trecento
metri prima di sbucare alla radura di Rummo. Probabilmente la traccia è
scomparsa nel tempo perché non più battuta. Inoltre pensavamo conducesse molto
più in basso ai piani di Vaquarro, per cui alla fine non risparmiamo quasi
niente in termini di tempo.
È stata
un'escursione varia, completa e assolutamente avvincente. Abbiamo attraversato
ambienti diversificati immergendoci in atmosfere cangianti e arcane. Abbiamo percorso
vallate, disceso torrenti, risalito creste rocciose e vertiginose e
attraversato vasti e ariosi pianori. Ci siamo addentrati nelle faggete in veste
autunnale, incontrato altissimi abeti bianchi e pini loricati tra i più belli e
maestosi. Insomma non ci siamo fatti mancare niente. Ancora una volta il nostro
Pollino è riuscito ad appagarci, sorprenderci e a regalarci forti emozioni.