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lunedì 10 agosto 2026

Alba su Serra Crispo e cima Serretta della Porticella

 

E dopo il tramonto sul Caramolo, ci voleva anche l’alba. In un precedente post avevo scritto che l'alba, a differenza del tramonto è "più silenziosa e solitaria, adatta a chi ama la pace e l’introspezione, ma richiede impegno, svegliarsi presto o nel cuore della notte, e uscire spesso quando fa ancora freddo".Eppure, le emozioni che suscita la nascita di un nuovo giorno, soprattutto da una delle vette più iconiche del Pollino, ripagano ampiamente ogni sacrificio.









L’idea parte dall’amico Luca, che mi contatta con la proposta di far conoscere le "nostre montagne" a Domenico, un suo amico di Cosenza, che ha all’attivo soltanto qualche escursione in Sila e nei dintorni. Purtroppo, il caldo di questi giorni è implacabile e rende poco invitante uscire nelle ore diurne. Così, per aggirare il problema, gli propongo una notturna. Visto che sono anche fotografi amatoriali, colgono subito la palla al balzo e si organizzano per cimentarsi nella fotografia notturna.














Ci ritroviamo intorno alle 23.00 di venerdì 10 luglio allo svincolo di Frascineto mentre alla radio danno le battute finali di Spagna Belgio, quarto di finale del Mondiale appena concluso. Con noi c’è anche Marco da Castrovillari, una vecchia conoscenza con cui fa sempre piacere condividere una nuova avventura.















Partiamo intorno a mezzanotte e un quarto da Colle Impiso, diretti verso Piano Toscano, che raggiungiamo con disinvoltura. C'è molta umidità nell'aria, ma le condizioni sono comunque ideali per la fotografia notturna, così ci sistemiamo con smartphone, macchine fotografiche e supporti vari per immortalare la Via lattea. Più in alto, sulla Piana del Pollino, vediamo sorgere un grande e luminoso spicchio di luna che diventa subito il soggetto di una seconda sessione di scatti notturni.









Poi, quando raggiungiamo i primi pini loricati, all’altezza della Porticella del Pollino, iniziano altre sequenze fotografiche. È il momento di immortalare Zeus, uno dei loricati più suggestivi della zona. Ormai secco e prostrato, rimane ancorato a uno spuntone roccioso da tempo immemore, sospeso in un equilibrio precario, resistendo ancora alla forza di gravità e all’inesorabile destino che prima o poi ne decreterà la caduta.


Di "guardia" a Zeus c’è un altro scenografico pino loricato, dalle forme che ricordano quelle di un gigantesco bonsai. Con il suo portamento elegante e armonioso è senza dubbio uno degli esemplari più belli in assoluto e di certo non può sottrarsi ad un'altra sessione fotografica.
















Quando sul display compare finalmente la sua immagine, stagliato contro una volta celeste ricca di stelle, comprendi che non è solo la riuscita di una fotografia, ma la sensazione di aver fermato per un istante la bellezza più autentica di questi antichi e millenari guardiani della montagna con le loro forme contorte e scolpite dal vento. Una soddisfazione che si concede soltanto a chi è disposto a raggiungere questi luoghi nel silenzio della notte, lontano dalla frenesia della civiltà.


Ora non ci resta che rimontare la cresta sud di Serra Crispo e raggiungere i 2053 m. della vetta, dove attendiamo il sorgere del sole, previsto per le 5.35. Domenico, alla sua prima esperienza su queste montagne, è la felicità in persona. Arriviamo però alla croce di vetta con largo anticipo, già alle 3.50, così ne approfittiamo per recuperare un po' sonno perso, rannicchiandoci alla meno peggio sul terreno sotto una "coperta" di stelle.


Poco prima dell’alba ci rialziamo piuttosto infreddoliti e sistemiamo smartphone, macchine fotografiche e telecamere preparandoci a immortalare il sorgere del sole. Serra Crispo è una vetta particolarmente favorevole per assistere e fotografare l’alba, perché verso est offre una visuale completamente libera da ostacoli fino al mare.












L'aurora è il momento in cui il silenzio è quasi assoluto, l'aria è fresca e tutto sembra immobile. I colori sfumano delicatamente dall'arancione al giallo, poi nell'azzurro e infine nel blu profondo della notte che lentamente si ritira. Al centro del cielo una sottile falce di Luna, ultimo testimone della notte, resta sospesa come un piccolo gioiello.










Nell’istante in cui il disco del sole emerge dal mare, la fatica della salita e le ore di sonno perdute sembrano svanire, e nei nostri occhi ancora segnati dalla veglia, si legge la soddisfazione di un’alba conquistata passo dopo passo. Con l'irradiarsi della luce, la montagna progressivamente si risveglia e il paesaggio si apre in tutta la sua immensità svelando finalmente l’incanto del Giardino degli Dei, simbolo di questo luogo magico.


Scesi dalla vetta, torniamo a far visita agli stessi pini loricati che ci avevano accompagnato durante la notte, soffermandoci di nuovo su Zeus in veste diurna, con il suo tronco contorto, scolpito dagli elementi e dal tempo, proteso verso l’immensa Fagosa.














Dalla Porticella del Pollino risaliamo quindi sulla Serretta della Porticella, quotata 2.000 metri netti, percorrendone la cresta da nord a sud. Qui ammiriamo esemplari di pino loricato che rispetto a quelli più tozzi e contorti di Serra Crispo, hanno un portamento decisamente slanciato e colonnare, quasi a voler cercare il cielo. 


Anche se sono appena le 8.30, è ora di scendere. Il sole comincia a picchiare e il caldo nonostante la quota si fa sentire. E mentre un leprotto ci osserva da lontano guardingo, riprendiamo la via del ritorno verso Colle Impiso.

















In poche ore abbiamo attraversato un piccolo universo di emozioni, ovvero le risate e la complicità degli amici, la volta celeste sconfinata, il sorgere della Luna, una stella cadente ad incendiare per un paio di secondi l’orizzonte, i pini loricati sullo sfondo del cielo stellato e, infine, il sole che emerge dal mare.


Sono esperienze che vanno oltre la semplice bellezza di ciò che si è visto. Alcune albe, soprattutto quelle conquistate nel silenzio della montagna, rimangono dentro e tornano a riaffiorare ogni volta che si sente il bisogno di ritrovare quei luoghi, quelle emozioni e quella sensazione di libertà.













mercoledì 19 giugno 2024

Serra di Crispo e Anello della Madonna del Pollino

Si tratta sicuramente di un'escursione che offre diverse chiavi di lettura: dalla solennità delle oscure gole di Jannace agli spazi infiniti e i panorami alpini delle alte quote, circondati da maestose sentinelle che custodiscono il paesaggio. Dal silenzio e dalla sacralità che avvolgono il santuario della Madonna di Pollino, alle asperità della rocciosa e selvaggia cresta omonima. E noi proiettati in un'atmosfera immersiva e rigenerante in cui il tempo sembra essere sospeso, come se il ritmo della vita rallentasse, permettendo una connessione più profonda con l'ambiente circostante e con sé stessi.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per evitare l'intensa calura giunta all'improvviso alle nostre latitudini, per sabato 8 giugno propongo al socio un'uscita che ci faccia stare al fresco. Si tratta dell'Anello della Madonna di Pollino, un itinerario per me inedito che include un river trekking per risalire le gole di Jannace. Come suggerisce il termine, il river trekking è un'attività outdoor che combina l'escursionismo e l'attraversamento di corsi d'acqua. Simile al torrentismo si svolge lungo i letti dei fiumi e dei torrenti, includendo spesso camminate sia sulla riva che nell'acqua stessa. Questa attività offre un'esperienza unica, permettendo ai partecipanti di esplorare paesaggi naturali spettacolari e di godere della freschezza dell'acqua durante l'escursione.





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal parcheggio della rotonda, imbocchiamo il comodo sentiero di "Fosso Jannace" che si snoda lungo le gole attualmente asciutte. La pista è servita da diversi ponticelli in legno che ne facilitano il camminamento e che si integrano armoniosamente in questo fiabesco ambiente carsico di pareti vertiginose, avvolto da un fitto bosco di faggi e colossali abeti bianchi, alcuni dei quali alti ben quaranta metri che ci accompagnano lungo tutto il percorso.




All'altezza dell'ultimo ponticello in legno, un cartello indica le direzioni per Piano Jannace e il Santuario. Poiché oggi abbiamo molto tempo a disposizione, possiamo tranquillamente permetterci di raggiungere Serra Crispo e, al ritorno, chiudere l'anello. Il percorso, piacevole e mai difficile, ci permette di attraversare ambienti eterogenei caratterizzati dalla presenza di abeti bianchi (associazione faggio abetina) fino a giungere al soleggiato Piano Jannace, ricoperto da un manto di fiori tra cui spiccano varie specie di orchidee e centauree.




Il caldo si fa sentire, ma è reso sopportabile grazie ad una gradevole brezza che soffia da nord. Intanto, alzando lo sguardo appare la mole rocciosa di Serra Crispo, disseminata da innumerevoli pini loricati. Tornare di tanto in tanto su questa vetta, simbolo del parco e sede del famoso "Giardino degli Dei", è sempre un piacere. Costeggiando alcuni boschetti di alberi serpente qui molto numerosi, ci dirigiamo verso la cresta sud per osservare uno dei simboli del Pollino, l'ormai derelitto "Zeus", il suggestivo loricato secco che nonostante tutto ancora si regge in piedi in un equilibrio davvero precario.




Dalla Porticella del Pollino, il panorama è strepitoso su Serra Ciavole, la sconfinata Fagosa e la piana di Sibari. Zigzagando tra i pini loricati e i ginepri emisferici, raggiungiamo rapidamente i 2054 metri della vetta, dove incontriamo alcuni runner ed escursionisti. Il panorama circolare spazia ora sulle cime più alte del massiccio, le Timpe, la Manfriana, mentre intorno a noi i pini loricati si estendono a perdita d'occhio.




Ma è tempo di ritornare. Scendendo per la via normale, andiamo a dissetarci alle freschissime acque della sorgente "Pittarcurc", protetta da una staccionata in legno per impedire l'accesso a mucche e cavalli, che hanno i loro abbeveratoi. Ripercorrendo a ritroso il sentiero Italia, scendiamo al Fosso Jannace per poi risalire verso il Rifugio Pino Loricato, punto di riferimento per escursionisti e turisti in cerca di pace in un territorio incontaminato e di incantevole bellezza.




Qui ci fermiamo per la pausa panino. Dopo aver terminato con le ciliege, il caffè e una cedrata, attraversiamo il selciato del santuario per dirigerci all'attacco della cresta. Tra meno di un mese, questo luogo accoglierà migliaia di pellegrini per la festa in onore della Madonna del Pollino, una delle celebrazioni più iconiche e importanti della montagna calabro-lucana.




Nell'ultima parte della nostra escursione, iniziamo la discesa lungo la cresta rocciosa chiamata "Sentiero dei Giardini Rocciosi". Questo percorso si snoda tra rupi monumentali, alte pareti verticali, formando un vero e proprio giardino botanico. Nei pressi della monolitica Pietra Jaccata, il sentiero serpeggia a stretti tornanti e in forte discesa attraversa una fittissima macchia, per poi aprirsi nuovamente in faggeta, dove compaiono numerosi sorbi, cerri e aceri. Uno di questi, molto contorto, si è sviluppato crescendo all'interno di una fessura spaccando di netto la roccia.




Infine abbandoniamo il sentiero ufficiale, che ci porterebbe sulla strada costringendoci a percorrere diversi chilometri su asfalto. Invece, piegando a destra tra campi erbosi, riusciamo a individuare una scorciatoia che sbuca a pochi metri dall'auto. Così chiudiamo questo spettacolare anello, che consiglio vivamente anche nelle giornate particolarmente calde.




 

 

 

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