Nel mezzo di una fase di intenso maltempo che sta colpendo il sud da diverso tempo riusciamo a cogliere una breve finestra in cui il meteo concede una tregua. Così martedì 10 febbraio, con il socio decidiamo di recarci nel massiccio del Sirino che per profilo e morfologia amo definire i "Piccoli Sibillini". Con le ultime perturbazioni è venuta giù altra neve, ma a quote piuttosto elevate, attestata intorno ai 1600, che ha mitigato almeno in parte il quadro di magra deprimente di quest'ultimo periodo.
Giungiamo al parcheggio di Lago Laudemio
alle 8 nella totale desolazione fatta eccezione per uno snowboarder solitario. Il
cielo è coperto di un grigio uniforme che diffonde una luce morbida, quasi
ovattata. Il lago Remmo, il bacino glaciale più meridionale d'Europa è
ghiacciato, ricoperto da un sottile strato di neve fresca. Gli alberi nudi e
fitti accentuano un senso di quiete profonda e in alto, le cime si intravedono
parzialmente celate dalla foschia.
In un'atmosfera contemplativa, quasi immobile ci avviamo zaino a spalla accompagnati da una leggera pioggerella. Aggiriamo il lago da destra e seguendo i piloni della vecchia funivia raggiungiamo la base della Costa dell'Imperatrice. La neve simil primaverile lievemente portante nei canali e zone di accumulo, oggi non ci consente di azzardare vie più verticali su misto.
Così puntiamo la parete de "Le
sorelle", l’appellativo dato alla serie di crestine intervallate da
canalini gemelli che si trovano sul versante orientale della Spalla dell’Imperatrice.
Tralasciamo Highlander, il canale più evidente e posto più a sud, che con un
crescendo di pendenze fino a 60° raggiunge la cresta a quota 1820 m e scegliamo
invece la variante di destra, praticamente identica ma con un’uscita che mi è
parsa leggermente più inclinata, poco oltre i 60°.
Procediamo in conserva assicurata con corda da 30 metri e proteggendoci con alcuni friends e un nut raggiungendo la cresta senza particolari difficoltà. Restando legati ma passando in modalità "conserva corta", percorriamo il filo di cresta fino alla sella dalla quale si innalza il maestoso "Spallone dell’Imperatrice", diretto verso la vetta De Lorenzo. Da lì cominciamo a scendere obliquamente lungo la parte alta dell'anfiteatro glaciale, descrivendo un ampio semicerchio per non perdere eccessivamente quota.
Ci spostiamo così sul versante occidentale della Timpa Scazzariddo e andiamo ad attaccare la nostra seconda via, "Pulp Traction", nome che può evocare "piccozze che tirano su ghiaccio plastico lavorabile"(chissà a cosa si sono ispirati gli apritori). E' un canalino elegante, ripido e incassato che incide lo sperone roccioso sotto la cresta in prossimità della vetta. Probabilmente è la via più accattivante e gettonata del versante seppur relativamente breve, con circa 70 metri di sviluppo. Rispetto a due anni fa la troviamo più "carica" di neve compatta, condizione che consente una progressione divertente e disinvolta ma sempre in modalità conserva assicurata.
Durante la salita inizia a venire giù del
nevischio che con il vento teso che soffia da ovest diventa via via più fitto e
insistente. Raggiunta la cresta, senza slegarci e rinunciando alla cima dello
Scazzariddo ormai completamente chiusa, iniziamo la discesa lungo la cresta
nord per poi tagliare nel bosco in direzione del lago e accorciando il rientro.
Qui ci imbattiamo in accumuli notevoli e
fino alla sterrata è una mezza ravanata su 30,40 cm di neve farinosa. Infine,
al riparo sotto la tettoia di un vecchio rifugio in disuso dell'ex comprensorio
sciistico Laudemio consumiamo il nostro panino prima di ripartire.
Una giornata sospesa tra grigio e silenzio,
dove più della vetta, oggi ha contato l’armonia del gesto e il piacere di una
bella “piccozzata” dentro l’inverno del Sirino.
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