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lunedì 19 gennaio 2026

Sirino Timpa Scazzariddo Via del Canalone, Diretta alla Cima De Lorenzo e Monte Papa

 

Nel mese di dicembre appena trascorso, dalle mie parti l'inverno ha faticato a palesarsi assumendo un ruolo più da comparsa che da protagonista. Così noi scalatori, sempre alla ricerca delle giuste condizioni, abbiamo vissuto più che altro di brevi irruzioni di aria fredda, capaci di portare discrete nevicate, puntualmente seguite da repentini rialzi termici. In contesti simili individuare vie e itinerari accettabili diventa tutt'altro che semplice.



Giorno 27 sabato, dopo un rapido scambio di messaggi e uno sguardo alle webcam disponibili, decidiamo per una sortita nel massiccio del Sirino, che storicamente riesce a mantenere condizioni discrete anche quando, più a sud, queste vengono a mancare.



Rispetto alle prime due uscite invernali fatte in solitaria, stavolta dovremmo essere in sette. All’ultimo minuto, però, veniamo inesorabilmente decimati dall’influenza stagionale. Restiamo in tre “sopravvissuti”: io, l’immancabile Pasquale e una new entry, il prode Angelo suo compaesano, appassionato di mountain bike, che verrà iniziato ai nobili patimenti dell'alpinismo invernale.



Raggiungiamo senza difficoltà la località sciistica di Conserva di Lauria, completamente deserta e chiusa per l’assenza di neve sulle piste. Da lì puntiamo l’attacco del Canalone Centrale, che si innalza elegante e slanciato verso la vetta della Timpa Scazzariddo.



Superata la fascia boscata, calziamo i ramponi in quanto la neve è ben trasformata e portante, a tratti ghiacciata, con pendenze che nella prima parte si mantengono moderate, intorno ai 45°.



















All’altezza di una roccia a forma piramidale superiamo un breve saltino che introduce nel tratto finale del canale, decisamente più inclinato, con pendenze attorno ai 50° o più. In uscita si presenta una breve fascia rocciosa di alcuni metri: mentre Pasquale e Angelo la aggirano con un breve ma insidioso traverso, io la affronto di petto, vincendo il muretto verticale.



Dopo qualche centinaio di metri raggiungiamo prima la cresta e subito dopo la vetta, a quota 1930 metri. Ad accoglierci c’è un vento teso e gelido da nord, che rende la temperatura percepita ben al di sotto dello zero. Anche il lago Laudemio molto più in basso è completamente ghiacciato. Si tratta in effetti del lago glaciale più a sud d'Europa. Dopo una breve pausa, a base di bevande calde, fichi al forno ripieni e barrette, decidiamo di proseguire verso Monte Papa a ovest.



Alla Forcella risaliamo il filo di cresta che porta in direttissima all' anticima, la De Lorenzo. Mentre i miei compagni proseguono lungo la cresta, io noto una probabile linea che si insinua nell'avancorpo est.


















Così, separandomi da loro, mi avventuro sul pendio nevoso traversando verso la base della paretina. Avendo però perso il contatto visivo dal basso con il canalino individuato da lontano, mi sposto troppo sulla destra, finendo per fare la cosa più difficile impegnandomi in una ripida risalita tra roccette affioranti, piuttosto magre di neve, con passi anche di 70°.



Questa “viuzza”, che mi sono inventata e che ho battezzato "Diretta alla De Lorenzo", presenta uno sviluppo complessivo di circa 80 metri ed è valutabile D, da affrontare con corda e adeguata attrezzatura di assicurazione. Superato l’ultimo tratto, sbocco infine sulla gobba nevosa che conduce ai 2003 metri della cima, dove ritrovo i miei compagni ad attendermi.



Per raggiungere Monte Papa, appena due metri più elevato, è sufficiente scendere in una piccola selletta e risalire l’ultimo pendio fino alla croce metallica, dove è stato collocato un contenitore con il libro di vetta.








Merito la splendida giornata soleggiata e tersa, possiamo ammirare, immortalare e riprendere un paesaggio quasi spaziale che si apre in ogni direzione: a ovest il Tirreno, con lo Stromboli che si scorge appena, la Madonna del Sirino e la catena dei monti di Orsomarso che si tuffa nel mare; il massiccio del Pollino,i monti La Spina e Zaccana, con il lago di Cogliandrino a valle, l’alpestre e verticale Monte Alpi, quasi privo di neve,il piatto Raparo e, più a nord, i monti dell’Appennino lucano. L’orizzonte si chiude con le vette del Cilento, dove spicca l’innevato Monte Cervati e il Golfo di Policastro con il roccioso Monte Bulgheria.



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