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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

domenica 17 dicembre 2017

La Castelluccia e Serra La Croce




































Il Passo dello Scalone posto a 740 m. lungo la strada montana che collega Sant'Agata d'Esaro a Belvedere Marittimo segna il confine geografico tra il Parco del Pollino,all'estremo lembo sud occidentale dei monti di Orsomarso e la Catena Costiera.Costituisce anche il confine geologico tra i due settori montani dove il calcaree del Pollino cede il posto al granito del contiguo massiccio.


Dal Passo parte una pista che si inoltra all'interno della bellissima Valle dell'Esaro, racchiusa dalle quinte di monti cui fa capo la Montea,la piu' spettacolare ed alpestre del settore.Da questo punto si innalza la Cresta della Castelluccia,rocciosa ed aderta a Sud,meno aspra e più boscata sul versante nord.L'apice è la sua cima a 1295 m.Una volta in vetta si può proseguire lungo il fantastico crinale che raggiunge prima il monte Cannitello, poi attraverso una serie di saliscendi sempre sul filo si giunge a Serra la Croce. Poco dopo, all'altezza della piccola cappella con grande croce di ferro si impenna lo spettacolare crestone sud di Monte La Caccia fino in vetta. Questo percorso di eccezionale bellezza dove si possono godere panorami mozzafiato in tutte le direzioni è chiamato anche "La Via delle Creste”.


Chi non volesse invece salire su La Caccia può servirsi di un comodo sentiero che parte dalla sella di Serra Croce e raggiunge il Passo della Melara, snodo strategico per risalire la cresta Ovest della Montea o la Est del Petricelle. Scendendo invece lungo il fianco Est del monte Faghittello si guadagna la Valle dell'Esaro ed infine si rientra al Passo dello Scalone chiudendo il tal modo un fantastico anello.

Questo era il progetto messo in cantiere con l'amico Angelo da Sangineto verso la metà di novembre per il festivo dell'8 Dicembre, ma non ci si aspettava che l'inverno irrompesse nelle nostre regioni anzitempo. Purtroppo non essendo attrezzato di ramponi la cosa ci ha tenuto in ansia fino all'ultimo perché scendere pendii ripidi ghiacciati senza adeguata attrezzatura alpinistica avrebbe comportato seri rischi. E' scontato che le invernali, anche quelle prettamente escursionistiche sono molto rimunerative e consentono di vivere esperienze uniche, ma va da se che vanno affrontate con abbigliamento, attrezzatura e preparazione adeguate.



































Per fortuna però un'attenuazione dei fenomeni ha migliorato di parecchio le condizioni così abbiamo deciso di partire ugualmente mettendo in conto di tornare indietro nel caso avessimo trovato gelo nella nord del Cannittello, molto ripido e dirupato. Con Angelo c'è anche Fabio, suo compagno in una squadra ciclistica dilettantistica di Scalea. Le previsioni non danno bellissimo ma  lasciano sperare in una buona visibilità visto le nuvole che già cominciano ad avvolgere le cime più elevate mentre per ora Il Cannitello, più basso resta fuori.


Ci si avvia lungo la sterrata abbandonandola subito dopo per risalire l'erta pendice alla nostra sinistra fino a  guadagnare il crinale che a causa degli incendi di questa estate appare spoglio e ricoperto di fuliggine. La salita e' impegnativa ma mai eccessiva. Seguendo il filo si incontrano dei roccioni che andrebbero aggirati da destra ma  facendo una valutazione a vista decidiamo di aggredirli in una facile e divertente arrampicata (max II grado) scavalcando salti ed aggirando caratteristici pinnacoli. Lungo il percorso osserviamo anche delle curiose rocce di pietra grigia stratificate in sottilissime lame simile ad un libro.




































Nel frattempo guardando a Nord verso  le balze meridionali del Faghittello e il crinale frastagliato della Montea penso al mio amico Pasquale che in contemporanea lo sta risalendo in solitaria e al meteo che comincia purtroppo a peggiorare. Infatti raggiunto il vertice della Castelluccia una coltre nebbiosa molto compatta si alza dal mare e ricopre tutto precludendo ogni possibilità di godere degli eccezionali panorami che questi luoghi regalano in condizioni buone.





































Dalla Castelluccia scendiamo di quota seguendo il filo di cresta fino alla base del versante Sud del Cannitello dove troviamo le prime chiazze di neve. Il sentiero ben tracciato comincia ad inerpicarsi ripidamente sui suoi contrafforti e non mi rimane che fotografare soltanto formazioni rocciose nella nebbia fitta e nulla più. Poco dopo esso piega verso nord ovest aggirando la spalla ovest della montagna dove la neve comincia a diventare piu' consistente. Purtroppo i giovani hanno scarpe basse non adatte a questo tipo di terreno ma ci consola il fatto che non troveremo ghiaccio perché le temperature non sono basse.




Dopo un'ultima impennata guadagniamo il passo che immette nel costone che punta la vetta del Cannitello ma decidiamo di rinunciare anche perché alla nebbia si è aggiunto un forte vento a complicare la situazione e con visibilità zero non avrebbe nessun significato procedere. Scendiamo invece in diagonale lungo la pista che costeggia la base della parete Nord e qui troviamo una ventina di centimetri di neve che comincia a creare qualche problema ai compagni con le scarpette e le caviglie bagnate. La pista giunge al colletto tra la vertiginosa parete Est del Cannitello che intravediamo nella nebbia e l'aguzzo crinale che conduce a Serra Croce in direzione Nord. Se ci fosse stata visibilità da questo punto il colpo d'occhio sulla Valle dell'Esaro e le cime frastagliate che la circondano sarebbe stato fantastico. Invece mi consolo facendo qualche scatto ai loricati, secchi o vegeti che come spettri nella nebbia sono i guardiani indiscussi di questi luoghi selvaggi.







































A questo punto dopo un veloce consulto decidiamo che non vale ormai la pena proseguire per chiudere l'anello. Raggiungeremo il rifugio Belvedere posto proprio sotto la vetta di Serra la Croce per concludere a Trifari, la frazioncina montana di Belvedere Marittimo la nostra avventura. In prossimità del rifugio causa nebbia commettiamo pure un piccolo errore di orientamento impegnando un costone sbagliato che andava probabilmente a gettarsi nel vallone opposto a quello del rifugio. Grazie alle tracce gps e al nostro intuito riusciamo a correggere la rotta ritornando sui nostri passi. Una piccola croce in legno segna il punto da imboccare per raggiungere il rifugio. Una volta a Trifari avremmo trovato il cognato di Angelo preavvisato che ci avrebbe ricondotti allo Scalone a recuperare le auto.




Che dire, in condizioni di buona visibilita' l'itinerario e' uno dei più grandiosi e panoramici in assoluto, spaziando tra lato mare con la costa dell'Alto Tirreno cosentino e lato montagna con il fantastico gruppo montuoso della Montea e i suoi satelliti. Purtroppo non può andar sempre come vuoi e questa volta ci accontentiamo. In compenso ho trovato molto estetica ed aerea la cresta della Castelluccia e anche un amico con cui non facevo un'uscita in montagna da qualche anno. Ringrazio Angelo per aver accolto l'invito e il buon Fabio che si è unito a noi.




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