Dopo un mese di stop forzato a causa di un
problema fisico, domenica 3 maggio riesco finalmente a rimettermi in movimento.
Proprio come per la prima invernale di dicembre, vado in solitaria per
affrontare di nuovo una via alpinistica sulla parete nord del Pollino. La
giornata è soleggiata e arriva dopo alcuni giorni di tramontana, che hanno
portato un deciso calo delle temperature, con minime notturne scese anche sotto
lo zero. Condizioni ideali che dovrebbero garantire un discreto rigelo del
manto nevoso.
Le premesse dunque per trovare buone
condizioni nei canali esposti a nord sembrano esserci tutte, anche se la scelta
definitiva dell’itinerario sarà fatta sul posto a vista. So per certo però che
la Via dei Lupi e la sua variante bassa si presentano ben cariche di neve. L’obiettivo
però, è riuscire a ripetere per la terza volta “Sofi”, già salita in due
occasioni precedenti, ma sempre in cordata e assicurato. Si tratta di una linea
più tecnica e impegnativa rispetto alle altre due, situata più a destra.
Pur sviluppandosi per meno di 100 metri, la
linea è tutt’altro che banale e richiede attenzione, soprattutto se percorsa in
solitaria e con le condizioni di fine stagione incontrate in parete. Con
innevamento continuo la difficoltà può attestarsi intorno a AD+, 70°, III/2
(AI), mentre in presenza di tratti scoperti o misti il grado può aumentare in
modo sensibile. Anche con un salto di circa 5 metri scoperto e in marcata
esposizione, la valuterei comunque AD+. La pendenza degli ultimi metri può
inoltre avvicinarsi alla verticalità, soprattutto se l’uscita si presenta
sbarrata da una cornice.
Giunto a Colle Impiso, mi avvio lungo il
sentiero mantenendo un ritmo costante e regolare, ascoltando il mio corpo senza
forzare, evitando accelerazioni inutili in salita e concedendomi diverse pause.
So che dovrò risparmiarmi il più possibile in vista dello strappo finale sulla
via.
Ai piani alti di Vaquarro si apre davanti a
me una scena dal sapore tipicamente bucolico. Il pianoro è popolato da diversi
cavalli dal mantello baio, marrone con criniera scura, tra cui spicca una
coppia formata da una giumenta e il suo puledro, mentre altri esemplari
pascolano liberamente integrandosi perfettamente con l’ambiente circostante. L’equilibrio
tra la natura aspra e selvaggia dei monti ancora innevati e la quieta dolcezza
del pascolo restituisce perfettamente la bellezza incontaminata del Pollino nel
periodo post invernale. Noto anche con piacere che sono state ripristinate
alcune tabelle con colori più naturali, indicando distanze, tempi e dislivelli.
Proseguo attraversando il comodo ponticello
sul Frido, gonfio d’acqua e carico di quel sentore di neve che lentamente si
arrende alla stagione. Dopo aver incontrato un innevamento già abbondante
all’altezza della Radura di Rummo, intorno ai 1700 metri, faccio il mio
ingresso a Piano Toscano, immerso in una solitudine quasi irreale.
Il paesaggio, in questo luogo magico,
riesce sempre a emozionarmi. Il cielo si presenta di un azzurro vivido,
interrotto soltanto da qualche nuvola bianca e sfilacciata. Lo sguardo verso il
Pollino viene catturato dal contrasto netto, quasi tagliente, tra il bianco
abbagliante della neve, il grigio argenteo delle rocce e il blu profondo del
cielo terso. Una scena che trasmette un forte senso di silenzio, solitudine e
maestosità, tipico di quei momenti sospesi che precedono il disgelo completo. Con
la macchina fotografica provo a zoomare su “Sofi” e noto che la via appare
continua, interrotta soltanto da un salto scoperto di un paio di metri circa a
metà percorso. Nel complesso, però, la situazione mi sembra del tutto
gestibile.
Dopo una pausa riparto, risalendo il pendio
boscoso sulla destra in direzione Grande Frana. In alcuni punti la neve supera
abbondantemente il metro di spessore, ma si presenta compatta e portante,
consentendomi di avanzare senza sprofondare. All’uscita dal bosco, prima di
entrare nel circo glaciale, calzo i ramponi perché adesso le pendenze iniziano
ad accentuarsi sensibilmente. Poco prima dell’attacco, sotto una parete
rocciosa, ripongo il bastoncino e preparo le piccozze. Nel frattempo riesco ad
immortalare anche un'aquila reale (si nota in alto a sinistra della foto)
mentre plana maestosa ed elegante sulle pareti rocciose sottostanti.
Parto così risalendo una prima rampa nevosa
a 60° che introduce una stretta colata di ghiaccio vivo di diversi metri a 75°,
che rappresenta il passaggio chiave della via. Superato il salto, la pendenza
si addolcisce leggermente fino ad una seconda colatina a 65°superata la quale
raggiungo una paretina, dove lo scioglimento ha creato un piccolo crepaccio tra
la neve e la roccia, da scavalcare e portarmi all’interno in una posizione più
sicura.
Qui la via cambia direzione verso sud, ma
per quattro o cinque metri si presenta completamente scoperta e in forte esposizione.
Bisogna fare presa con le piccozze, cercando appoggi tra ciuffi d'erba, terra e
piccoli punti di consistenza. In questo tratto vietato sbagliare. Ogni tanto,
un po’ di "herbatooling" non guasta.” Superato questo tratto
insidioso, punto deciso verso l’uscita risalendo una rampa nevosa con
inclinazione sostenuta, fino a raggiungere la bella cornice sommitale. Dopo una
quindicina di metri lungo una crestina meno ripida, esco definitivamente dalle
difficoltà. Nel frattempo il vento aumenta sensibilmente d’intensità
accompagnandomi lungo terreni ormai più tranquilli fino al pilastrino di vetta,
tra rocce, neve e ginepri.
Dopo una visita al nevaio del Pollino, il
più meridionale d’Europa, decido di scendere lungo la via normale, sul versante
sud ovest, dove ormai la neve è alle ultime battute. Anche la dolina del
Pollinello, infatti, si trova in una fase di disgelo avanzato. Oggi voglio
respirare il tipico profumo di primavera del Pollino: un profumo di
transizione, di soglia, in cui le ultime tracce d’inverno ancora resistono,
mentre la primavera avanza con la fragranza della terra e dell’erba umida che
riaffiorano.
Devo dire, però, che lungo la discesa sul
"Sentiero del Pollino", fino a Gaudolino e poi oltre la sorgente di
Spezzavummola, ho ritrovato ancora tanta neve. In ogni caso i teneri crochi dei
pianori e i piccoli fiori alpini, con la loro dolcezza discreta, quasi timida,
mi suggeriscono che 'forse" è arrivato il momento di salutare, per
quest’anno, una stagione invernale sul Pollino generosa e appagante.
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