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sabato 16 maggio 2026

Monte Pollino Via alpinistica "Sofi" free solo

Dopo un mese di stop forzato a causa di un problema fisico, domenica 3 maggio riesco finalmente a rimettermi in movimento. Proprio come per la prima invernale di dicembre, vado in solitaria per affrontare di nuovo una via alpinistica sulla parete nord del Pollino. La giornata è soleggiata e arriva dopo alcuni giorni di tramontana, che hanno portato un deciso calo delle temperature, con minime notturne scese anche sotto lo zero. Condizioni ideali che dovrebbero garantire un discreto rigelo del manto nevoso.



Le premesse dunque per trovare buone condizioni nei canali esposti a nord sembrano esserci tutte, anche se la scelta definitiva dell’itinerario sarà fatta sul posto a vista. So per certo però che la Via dei Lupi e la sua variante bassa si presentano ben cariche di neve. L’obiettivo però, è riuscire a ripetere per la terza volta “Sofi”, già salita in due occasioni precedenti, ma sempre in cordata e assicurato. Si tratta di una linea più tecnica e impegnativa rispetto alle altre due, situata più a destra.



Pur sviluppandosi per meno di 100 metri, la linea è tutt’altro che banale e richiede attenzione, soprattutto se percorsa in solitaria e con le condizioni di fine stagione incontrate in parete. Con innevamento continuo la difficoltà può attestarsi intorno a AD+, 70°, III/2 (AI), mentre in presenza di tratti scoperti o misti il grado può aumentare in modo sensibile. Anche con un salto di circa 5 metri scoperto e in marcata esposizione, la valuterei comunque AD+. La pendenza degli ultimi metri può inoltre avvicinarsi alla verticalità, soprattutto se l’uscita si presenta sbarrata da una cornice.



Giunto a Colle Impiso, mi avvio lungo il sentiero mantenendo un ritmo costante e regolare, ascoltando il mio corpo senza forzare, evitando accelerazioni inutili in salita e concedendomi diverse pause. So che dovrò risparmiarmi il più possibile in vista dello strappo finale sulla via.



Ai piani alti di Vaquarro si apre davanti a me una scena dal sapore tipicamente bucolico. Il pianoro è popolato da diversi cavalli dal mantello baio, marrone con criniera scura, tra cui spicca una coppia formata da una giumenta e il suo puledro, mentre altri esemplari pascolano liberamente integrandosi perfettamente con l’ambiente circostante. L’equilibrio tra la natura aspra e selvaggia dei monti ancora innevati e la quieta dolcezza del pascolo restituisce perfettamente la bellezza incontaminata del Pollino nel periodo post invernale. Noto anche con piacere che sono state ripristinate alcune tabelle con colori più naturali, indicando distanze, tempi e dislivelli.



Proseguo attraversando il comodo ponticello sul Frido, gonfio d’acqua e carico di quel sentore di neve che lentamente si arrende alla stagione. Dopo aver incontrato un innevamento già abbondante all’altezza della Radura di Rummo, intorno ai 1700 metri, faccio il mio ingresso a Piano Toscano, immerso in una solitudine quasi irreale.




Il paesaggio, in questo luogo magico, riesce sempre a emozionarmi. Il cielo si presenta di un azzurro vivido, interrotto soltanto da qualche nuvola bianca e sfilacciata. Lo sguardo verso il Pollino viene catturato dal contrasto netto, quasi tagliente, tra il bianco abbagliante della neve, il grigio argenteo delle rocce e il blu profondo del cielo terso. Una scena che trasmette un forte senso di silenzio, solitudine e maestosità, tipico di quei momenti sospesi che precedono il disgelo completo. Con la macchina fotografica provo a zoomare su “Sofi” e noto che la via appare continua, interrotta soltanto da un salto scoperto di un paio di metri circa a metà percorso. Nel complesso, però, la situazione mi sembra del tutto gestibile.




Dopo una pausa riparto, risalendo il pendio boscoso sulla destra in direzione Grande Frana. In alcuni punti la neve supera abbondantemente il metro di spessore, ma si presenta compatta e portante, consentendomi di avanzare senza sprofondare. All’uscita dal bosco, prima di entrare nel circo glaciale, calzo i ramponi perché adesso le pendenze iniziano ad accentuarsi sensibilmente. Poco prima dell’attacco, sotto una parete rocciosa, ripongo il bastoncino e preparo le piccozze. Nel frattempo riesco ad immortalare anche un'aquila reale (si nota in alto a sinistra della foto) mentre plana maestosa ed elegante sulle pareti rocciose sottostanti.




Parto così risalendo una prima rampa nevosa a 60° che introduce una stretta colata di ghiaccio vivo di diversi metri a 75°, che rappresenta il passaggio chiave della via. Superato il salto, la pendenza si addolcisce leggermente fino ad una seconda colatina a 65°superata la quale raggiungo una paretina, dove lo scioglimento ha creato un piccolo crepaccio tra la neve e la roccia, da scavalcare e portarmi all’interno in una posizione più sicura.













Qui la via cambia direzione verso sud, ma per quattro o cinque metri si presenta completamente scoperta e in forte esposizione. Bisogna fare presa con le piccozze, cercando appoggi tra ciuffi d'erba, terra e piccoli punti di consistenza. In questo tratto vietato sbagliare. Ogni tanto, un po’ di "herbatooling" non guasta.” Superato questo tratto insidioso, punto deciso verso l’uscita risalendo una rampa nevosa con inclinazione sostenuta, fino a raggiungere la bella cornice sommitale. Dopo una quindicina di metri lungo una crestina meno ripida, esco definitivamente dalle difficoltà. Nel frattempo il vento aumenta sensibilmente d’intensità accompagnandomi lungo terreni ormai più tranquilli fino al pilastrino di vetta, tra rocce, neve e ginepri.



Dopo una visita al nevaio del Pollino, il più meridionale d’Europa, decido di scendere lungo la via normale, sul versante sud ovest, dove ormai la neve è alle ultime battute. Anche la dolina del Pollinello, infatti, si trova in una fase di disgelo avanzato. Oggi voglio respirare il tipico profumo di primavera del Pollino: un profumo di transizione, di soglia, in cui le ultime tracce d’inverno ancora resistono, mentre la primavera avanza con la fragranza della terra e dell’erba umida che riaffiorano.



Devo dire, però, che lungo la discesa sul "Sentiero del Pollino", fino a Gaudolino e poi oltre la sorgente di Spezzavummola, ho ritrovato ancora tanta neve. In ogni caso i teneri crochi dei pianori e i piccoli fiori alpini, con la loro dolcezza discreta, quasi timida, mi suggeriscono che 'forse" è arrivato il momento di salutare, per quest’anno, una stagione invernale sul Pollino generosa e appagante.



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