L’escursione in programma per sabato 4
aprile con il CAI Castrovillari ha avuto un parto difficile. Già rinviata due
volte per mancanza di condizioni, è stata ostacolata successivamente da
ulteriori eventi meteorologici estremi. Infatti, dopo il passaggio di
"Pedro", la penisola è stata investita in sequenza dai cicloni polari
“Deborah” ed “Erminio”, sistemi depressionari di eccezionale intensità che, tra
il 26 marzo e il 2 aprile, hanno trasformato il territorio in un vero e proprio
campo di battaglia meteorologico, portando abbondanti nevicate fino alle quote
di alta collina.
L’escursione nasce con l’obiettivo di
raggiungere in modalità alpinistica la Manfriana Orientale, vetta iconica del
Parco del Pollino, rinomata per la combinazione unica di fattori paesaggistici,
geografici e storici che la rendono davvero speciale. Avremmo percorso parte
della cosiddetta "Via dell’Infinito", una delle creste più scenografiche
ed eleganti dell’intero Appennino, capace di regalare panorami vastissimi. Nelle
giornate limpide, l’apertura visiva spazia dallo Jonio al Tirreno, abbracciando
il Dolcedorme, Serra delle Ciavole, Crispo e il settore delle Timpe, evocando
un intenso senso di isolamento e maestosità tipico dell’Appennino più
autentico.
Il gruppo di intrepidi è composto da sei
escursionisti del CAI Castrovillari, a cui si unisce Alessandro, proveniente
dalla sezione di Catanzaro. Dopo un breve briefing presso la località di
partenza Colle San Martino, lungo la strada che conduce a Colle Marcione, ci
avviamo in direzione di Colle della Scala. La giornata si presenta
moderatamente ventosa, ma non particolarmente fredda.
Accompagnati da scenografiche nubi
lenticolari generate dai forti venti in quota, affrontiamo la prima ripida
rampa rocciosa ed erbosa lungo quella che è conosciuta come "Salita
Rascio", completamente sgombra da neve. Quest’ultima compare in modo
abbondante già a partire dai 1500 metri circa. Alle nostre spalle si pone in
bella evidenza il Sellaro con il Golfo di Sibari, illuminato da timidi raggi di
sole offuscati da sottili cirri increspati che completa un quadro paesaggistico
di grande suggestione. Crea stupore anche l'inusuale scenario delle Timpe di
San Lorenzo e la Falconara innevate.
Con difficoltà, avanzando su neve alta e
farinosa, raggiungiamo le due cime di Timpa del Principe. Dai 1741 metri della
vetta principale si apre davanti a noi uno scenario incredibile sulla lunga
cresta frastagliata e innevata che ci attende. Da questo punto il paesaggio
smette di essere semplicemente bello per assumere contorni quasi irreali.
Questa “spina dorsale” sospesa nel vuoto sembra non avere fine, trasformandosi
in una linea pura e continua tracciata nella neve. La stessa cresta che
d’estate invita al cammino, d’inverno appare tagliente e inaccessibile,
trasmettendo rispetto, se non addirittura timore.
In lontananza svetta, isolata, la Manfriana
Orientale, che sembra invitarci esercitando su di noi un fascino quasi
magnetico. Ma la neve è tanta, troppa. Superata Timpa del Principe, dobbiamo
scendere di quota per raggiungere l’omonimo passo e puntare verso il successivo
ostacolo, le due piccole e appuntite cime di Costa la Verna. Con non poca
difficoltà raggiungiamo il primo culmine, a quota 1746 metri, e subito dopo
aggiriamo la seconda cima di 1782 metri, sul versante sud, affrontando un
affannoso traverso.
A tratti, dalla neve alta affiorano i cavi
in acciaio delle teleferiche utilizzate negli anni ’30 del secolo scorso dalla
Ruheping, la compagnia italo tedesca legata allo sfruttamento forestale,
particolarmente impattante sull’ambiente del Pollino. Nel frattempo osserviamo
le eleganti cornici di neve che orlano le creste, mentre iniziano a comparire
anche i primi pini loricati, abbarbicati negli anfratti rocciosi esposti a
nord.
Dopo ben quattro ore e mezza di lotta nella neve alta, raggiungiamo il Passo Marcellino Serra. A questo punto, il tempo impiegato è troppo per pensare di affrontare la non banale e ancora lunga salita verso la Manfriana, seguita dalla successiva discesa nuovamente al Passo.
Riuniti in cerchio, dopo un breve consulto,
decidiamo di rinunciare. Non è una sconfitta, ma una scelta ponderata, dettata
dalla capacità di leggere correttamente la montagna. Va considerato, infatti,
anche il lungo e delicato rientro inizialmente lungo un ripido canalone,
affrontato “dritto per dritto” e colmato da uno strato di neve di un metro e
mezzo ma anche due, e successivamente lungo la pista della Fagosa fino a Colle
San Martino.
Durante il rientro attraversiamo il
pittoresco Piano di Ratto, punteggiato dai primi teneri e vivaci crochi
spuntati dopo lo scioglimento della neve, insieme alle tracce di un lupo
transitato nei giorni precedenti. Sebbene la rinuncia alla Manfriana lasci un
leggero amaro in bocca, i panorami e gli scenari spettacolari vissuti lungo uno
dei percorsi di cresta più belli, arditi e aerei dell’Appennino, nella sua
veste invernale, ci hanno ampiamente ripagato di tutto. La vetta aspetterà...
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