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lunedì 21 marzo 2011

The Queen


Descrivendo la morfologia dell’entroterra calabrese dell’Alto Tirreno cosentino all’altezza di Belvedere Marittimo, l’ufficiale francese Duret de Tavel in una lettera del 31 agosto 1810 e in una successiva del 1 settembre avrebbe detto:”Proseguimmo attraverso delle alte montagne coperte di fitte foreste e solcate da profonde vallate…Questa parte della Calabria è una vasta landa abbandonata agli uccelli predatori,ai lupi e ai cinghiali e attraversata da sentieri coperti da un fogliame che non permette ai raggi del sole di penetrarvi…….Attraversammo delle montagne terribili,valli profonde dove,ad ogni passo,c’era da temere un’imboscata…E’ difficile imbattersi in un villaggio come questo,situato in una posizione orribile e nello stesso tempo straordinaria…alte montagne che si levano a picco come muraglie,sembra di essere nel fondo di un pozzo.” Sullo stesso tono il geologo Emilio Cortese nel 1883 scrisse:”…certamente tutti i valloni sono profondi ed orridi…e tutta la regione ha un aspetto alpestre caratteristico”.

Anche se dal punto di vista faunistico queste regioni hanno perso il carattere selvaggio di un tempo,vi assicuro che penetrando all’interno di questi profondi valloni l’impressione è identica a quella dei personaggi menzionati, in particolar modo quando si cerca di raggiungere la Montea,questa spettacolare montagna dal profilo alpestre,dal fascino straordinario che immerge l’escursionista in un ambiente incontaminato di creste,pareti strapiombanti,guglie e pinnacoli di ogni forma e panorami mozzafiato. E’ senza alcun dubbio la regina dei monti d’Orsomarso,la cui cresta è la più estetica del Pollino e forse una delle più spettacolari di tutto l’Appennino meridionale.

Finalmente giunge il giorno della risalita lungo il Canalone Nord-Ovest,via alpinistica che qualche giorno fa è stata teatro di una operazione di soccorso ad un alpinista rimasto bloccato nel mezzo di uno dei numerosi canalini sotto la vetta. La cordata è formata da me,da Mimmo che oggi sembra essere super-euforico,incontenibile;dal taciturno Dimitri,giunto dalla Val di Susa e i campani Rocco e Luigi Ferranti autore di una pregiata guida alpinistica dal titolo:”Appennino Meridionale”.

L’accesso alla valle del Corvino è da Buonvicino,antico borgo arroccato su uno sperone roccioso,patria dell’egumeno Ciriaco,scelto come luogo di meditazione e preghiera.Con le auto,percorrendo il fondovalle del torrente Corvino e superando “Lo Stretto”, raggiungiamo un bel pianoro dove giacciono i ruderi di un antico villaggio detto Serrapodolo a 585 m. di quota,che insieme a Tripidone costituiscono i resti di antichi insediamenti greci. L’area è alquanto suggestiva e lo diventa ancor di più allorchè dalla destra del villaggio iniziamo a risalire l’alveo completamente secco del Torrente Serrapodolo(il suo toponimo significa fiume secco) e alla vista delle  creste innevate di Montea e Monte Petricelle che emergono dalle ondulate foreste. Risaliamo l’alveo ingombro di sabbia e massi d’ogni dimensione fino alla biforcazione tra il Vallone della Melara che prosegue fino al Passo omonimo posto tra Montea e Petricelle e il Vallone Commaroso, un ripido e boscoso pendio che conduce all’attacco del nostro canalone. Alla biforcazione sono presenti ancora i resti della vecchia teleferica per l’esbosco del legname.





















Il caldo si fa sentire e,scorgere finalmente la neve nel canale ci reca non poco sollievo. Indossata la “ferraglia” cominciamo a risalire il largo canalone investito nella parte iniziale da una poderosa slavina. Sembra di procedere tra giganteschi fiocchi di neve congelati. Terminato questo primo passaggio i contorni del canale assumono un aspetto più regolare come uno stradone ghiacciato che serpeggia sinuoso verso l’alto. Il manto nevoso è molto duro,bello da mordere con i ramponi ma il mio lecito timore è che possa scaricare pietre come nel canalone del Pellegrino l’anno scorso. In realtà ogni tanto qualche sasso arriva dall’alto,ma niente in confronto alla brutta esperienza passata in quella occasione. Raggiungiamo finalmente la base delle pareti sommitali. E’ un fiabesco mondo di rocce e pini loricati abbarbicati su creste variegate , pinnacoli multiformi e un ventaglio di canalini in ogni dove.
 
 L’occhio però salta subito su un evidente canale ripido ed incassato tra due pareti rocciose che porta dritto al termine del crinale di vetta. Lo affrontiamo con attenzione anche perché alterna tratti di vetrato a neve crostosa e più morbida. Dopo un ultimo concitato sforzo a colpi di piccozze e ramponi sbuchiamo sul crinale immersi nel biancore della neve e del blu cobalto del cielo. Pochi metri ancora e siamo in vetta dopo aver colmato 1240 m. di dislivello. E’ davvero splendida oggi la Montea,sontuosa come una sposa. Ne osserviamo estasiati l’acutissimo crinale che si snoda per alcuni chilometri in un fantastico susseguirsi di guglie,pinnacoli e pareti verticali festonate di pini loricati .


Il panorama,da qui non ha eguali e spazia in tutte le direzioni:la costa tirrenica ad Ovest,Sud-Ovest dove lo Stromboli emerge con il suo inconfondibile profilo di cono perfetto e più giù l’Etna innevato svettante al di sopra dello strato di foschia. Di fronte a noi fa da contraltare il gruppo del Petricelle-La Caccia e le aguzze cime del Cannittello,Faghittello e Frattina, bastionate imponenti , aderte e strapiombanti che si tuffano precipitosamente a valle. A Nord il gruppo de La Mula,Montalto,Cozzo Fazzati e Serra Scodellaro dalle forme più morbide e arrotondate,ma anch’esso precipite a sud verso la Valle del Rosa. Dietro occhieggia lontanissimo il Dolcedorme e la Cresta dell’Infinito fino al Sellaro e il Mar Ionio. Oggi non potevamo davvero chiedere di più a questa splendida montagna che ancora una volta non si è smentita e ha saputo regalarci grandi emozioni e impresso nel nostro cuore e nella nostra mente immagini uniche e incredibili quali solo questo affascinante e selvaggio massiccio sa dare.
 
Rivolgo un accorato invito a coloro che vengono in Calabria nelle località balneari dell’alto Tirreno Cosentino di non fermarsi soltanto sulla costa ma di addentrarsi anche nell’entroterra percorrendone le valli che si spingono fin sotto i monti. Scopriranno un mondo completamente diverso,una natura così selvaggia e affascinante da lasciare senza fiato. Forse si sentiranno un po’ come Duret de Tavel  ed Emilio Cortese 130 anni fa. Provare per credere.



3 commenti:

dolcedorme ha detto...

Davvero fantastico! Bellissima ed estetica l'uscita! Ho conosciuto finalmente Mimmo, ci siamo incontrati domenica sul sentiero per Gaudolino mentre io litigavo con gli sci! Vediamo di organizzare qualcosa tutti insieme! Intanto è nata "E i diavoli ballano sul monte Pollino", l'abbiamo aperta il 17 tra "Pollynya" e "Dyrekta". Presto scriverò sul blog! Ci sentiamo per fare qualcosa!

falcotrek ha detto...

Proprio una regina, hai ragione: dal tuo resoconto e dalle foto si capisce benissimo l'emozione che si vive nel salirla, quasi come dei principi a corte.
Complimenti a tutti voi alpinisti (o meglio "appenninisti") delle montagne del Sud, un giorno o l'altro ci vediamo per qualche nuova ascensione.
Un abbraccio
P.

indio ha detto...

Ciao! Grazie del commento al post su canalone e via dei lupi... Quello che tu dici sulla grande frana del Pollino mi conferma che non mi sbagliavo a voler rinunciare a tentare quel passaggio tra le rocce (il quale sembra facile ma poi ti spiazza subito). Anche perchè tu di alpinismo te ne intendi parecchio! E' stato bello comunque il tentativo. Quanto alla via dei lupi hai ragione: è prprio un bel percorso, divertente e che non presenta particolari difficoltà...
Alla prossima!
Indio