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mercoledì 8 giugno 2011

Dolcedorme un anno dopo



 
E’ passato quasi un anno dall’ultima volta sul Dolcedorme,il tetto del meridione,da quella mitica notturna fatta insieme all’instancabile Dino per andare ad ammirare l’alba dopo una notte di luna piena. Sono con Max,ed’è come ritornare alle origini quando ci siamo conosciuti nell’occasione della mia prima escursione  con il Cai Castrovillari nel lontano 2001. Da lì iniziammo e portammo avanti insieme un percorso interessante volto a scoprire e a far conoscere un Pollino diverso rispetto i soliti canoni,aprendo e percorrendo vie alpinistiche ed escursionistiche di pregiata bellezza e difficoltà. Poi la cerchia di compagni si è allargata da una parte e dall’altra anche grazie ad internet che ci ha portato su binari paralleli se vogliamo, ma seguendo una meta comune. E dopo sei mesi dall’ultima volta insieme ci ritroviamo a scalare la vetta più alta per tonificare le gambe e i polmoni in vista di un grande sogno che forse realizzeremo questa estate,sfuggito una volta a me e due volte a Max.
Le nostre originali intenzioni erano di fare una bella scalata da sud rimontando la cresta delle Murge di Celsa Bianca ma pensiamo (a torto) che il caldo afoso ci avrebbe tagliato le gambe;e allora partiamo dal Colle dell’Impiso puntando i “Piani” e da li,poi si sarebbe visto. Il tempo non è bello,nuvoloni neri si addensano soprattutto su Serra Ciavole e Serra Crispo ma pare più un movimento vorticoso che porta a tratti un po’ di pioggia,ma niente di serio. Io non ho portato la giacca in gore-tex;cosa molto grave perché insieme al telo termico è il capo di abbigliamento indispensabile dell’escursionista anche in estate.
Dando un’occhiata osserviamo con sorpresa che persiste ancora la neve nella zona della “Rampetta Tranquilla” e realizziamo che a dispetto della “Via dei Lupi” al Pollino è proprio l’ultimissima via di ghiaccio a restare in condizione.Ne approfitto per fare una piccola delucidazione sulla “Via dei Lupi”.Quella descritta nel mio ultimo post in realtà è la “Variante B” della via,più stretta e aderta rispetto alla classica posta subito a destra a fianco della Grande Frana.


Ritorniamo alla nostra escursione. Con rammarico pensiamo alla bella Rampetta tranquilla che avremmo potuto ripetere se avessimo avuto con noi ramponi e piccozze, e quindi dirottiamo i nostri passi leggermente a sinistra esplorando un bel canale con andamento sinuoso che si inerpica fra le pareti. Dobbiamo prestare la massima attenzione in un traverso di neve dura e fare affidamento soltanto dei bastoncini e a colpi di punta di scarponi. Il canale risulta essere molto interessante fino a metà percorso dove ci si imbatte in un passaggio molto ostico:una piccola cengetta larga una ventina di centimetri a strapiombo e un tratto di canale a 80,85° molto esposto da proteggere bene.
Il prossimo inverno vedremo. Va da se che ritorniamo sui nostri passi e risaliamo per pendii più sicuri fino a raggiungere il Passo di Valle Piana fra la Timpa omonima e la Serra Dolcedorme.



Ultimo sforzo e siamo in vetta. Nel libro di vetta scopro con piacere l’autografo di “Tre Chiodi”,che seguo su Youtube da un po’ di tempo che il 28 Maggio ha percorso le cosiddette “5 Cime dei 2000”,anche se lui nel video ne menziona dieci includendo le vette intermedie.
Banchi di nebbia avvolgono le creste e i loricati rendendo il paesaggio surreale dove tutto si amalgama in un perfetto gioco di chiaro-scuri,di ombre e sprazzi d’azzurro.
Il ritorno è per la via del Passo delle Ciavole e in compagnia di variopinte orchidee e al boato di qualche tuono in lontananza ritorniamo al punto di partenza.

1 commento:

Edva ha detto...

Ne è passato di tempo dal 2001,ma il Dolcedorme ti regala sempre emozioni uniche come il primo giorno...complimenti!

Davvero originale il cappello di Max!
:))

Grazie di cuore per le parole meravigliose che mi hai lasciato.

...Edva...**