Alla fine il grande caldo, quello vero, è
arrivato. E se il Nord Europa sta "andando a fuoco", anche la
Calabria non scherza. Per smaltire definitivamente le scorie dell'inverno, con
Pasquale organizziamo una "tranquilla" uscita pomeridiana per andare
ad ammirare il tramonto da una delle cime più panoramiche del Pollino, il Monte
Caramolo. Un'escursione che per me ha una doppia valenza, visto che quassù non
mettevo piede da ben ventotto anni.
Il Caramolo si raggiunge abbastanza agevolmente risalendo il fondo della valle Palermo lungo una comoda sterrata che conduce a Piano Caramolo. Poco prima del piano si devia su un sentierino laterale che, con ripidi tornanti, porta ai 1827 metri della cima.
Per rendere l'escursione più accattivante
però, faremo un anello: da Piano Campolongo, località di partenza, andremo
verso est per intercettare il crinale di Serra Cuparelli, fino allo spoglio
Timpone Borraccia. Raggiunta una sella, risaliremo infine la cresta sud del
Caramolo fino in vetta. Il ritorno avverrà lungo la via normale.
Partiti dal centro arbëresh di Lungro
intorno alle 15:45 in auto, attraversiamo le fresche e ombrose foreste di Piano
del Faggio, raggiungendo in circa mezz'ora l'ampio e arioso pianoro di
Campolongo. Qui sorge un accogliente rifugio, aperto generalmente nei fine
settimana.
Da Campolongo ci dirigiamo verso est
seguendo un tracciato poco agevole e superando almeno tre ripidi e profondi
fossi immersi nella vegetazione fitta fino alle pendici di Serra Cuparelli.
La cresta si sviluppa con andamento aereo e
panoramico, alternando tratti aperti a passaggi nel bosco. Il profilo è sinuoso
ed elegante, in alcuni tratti più affilato, con ampi scorci paesaggistici che
caratterizzano l’intero sviluppo della dorsale.
Attraversando rimboschimenti di pino nero,
formazioni arbustive di ginepro con le sue caratteristiche bacche nere e un
sottobosco tappezzato di fioriture varie e qualche esemplare di semprevivo e
orchidea neottia, si aprono progressivamente ampie vedute sulla Piana e sul
Golfo di Sibari, sul bacino del Sellaro e sulla Valle del Coscile, dove si
riconoscono diversi centri abitati, dai più vicini Saracena e San Basile ai più
distanti Castrovillari e Frascineto.
Verso sud ovest domina la scena l’imponente
mole del Cozzo del Pellegrino, affiancato da La Mula e La Muletta, con la
cresta frastagliata della Montea appena visibile sullo sfondo. Di fronte
emergono invece il boscoso Timpone Scifarello e Serra Lupara, riconoscibile per
l'inconfondibile torre dei ripetitori.
Guardando verso il Tirreno, spicca il cono
dello Stromboli e più lontano, appena percettibile, si distingue l'imponente
profilo dell’Etna con i rilievi della Sicilia settentrionale e la Costa Viola
calabra.
Senza fretta, e con ampio margine rispetto
al tramonto previsto per le 20.25, raggiungiamo la cresta sud del Caramolo. La
risaliamo seguendo facili passaggi su roccia fino a guadagnarne la vetta,
purtroppo deturpata dalla presenza di un grande e fatiscente ripetitore.
Da qui il panorama si apre in tutta la sua
magnificenza a 360°da lasciare senza fiato, abbracciando l'intera catena del
Pollino, dai Colli dell'Anticristo fino al Monte Sellaro. Lo sguardo si spinge
ancora oltre, verso i rilievi dell'Alto Tirreno calabro lucano, fino a
comprendere il massiccio del Sirino e il Monte Alpi. Un fantastico balcone
naturale sui monti della Calabria, Basilicata e Campania.
A questo punto dopo aver apposto una firma
sul libro di vetta, posizioniamo cellulari, macchine fotografiche e action cam
e attendere con pazienza il tramonto. Il sole lentamente va a nascondersi
dietro distanti e non ben definiti monti che si affacciano sul Tirreno
regalandoci uno spettacolo di rara bellezza.
Le cime si trasformano gradualmente in
sagome scure, creando un suggestivo gioco di contrasti e sfumature che dona
profondità al paesaggio e invita lo sguardo a perdersi verso l'orizzonte. Bello
inoltre osservare il cono d'ombra del Caramolo che si proietta sulla piana di
Sibari fino al mare. Infine, quando ormai il crepuscolo comincia ad avvolgere
la montagna, ci avviamo lungo il sentiero che porta a valle.
Il ritorno all'auto con le frontali
sancisce la fine di una serata che ci ha regalato silenzi, orizzonti infiniti e
un tramonto capace ancora una volta di lasciare il segno.














