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mercoledì 16 novembre 2011

Costiera Amalfitana il Sentiero degli dei





E’ uno di quei luoghi che bisogna visitare almeno una volta nella vita,il sentiero degli Dei che collega Agerola, un paesino sulle colline della Costiera Amalfitana (il paese del fiordilatte e dove fanno un’ottima pizza), a Nocelle, frazione di Positano abbarbicata alle pendici del Monte Pertuso.Per alcuni il sentiero più bello del mondo. Basta il nome per far intuire la spettacolarità del percorso: sembra essere sospesi tra cielo e mare camminando lungo un esiguo sentiero a tratti esposto su impressionanti dirupi e strapiombi a picco sul mare.

Base di partenza Bomerano,frazione di Agerola dove siamo stati ospitati in un B&B il cui proprietario,Mariano,gentilissimo e affabile ci ha raccontato di avere dei parenti ad Altomonte,rinomato borgo ai piedi del Pollino. Invece di raggiungere la frazione uscendo a Castellammare di Stabia optiamo per l’uscita Salerno Centro in modo tale da percorrere la statale della Costiera,da Vietri sul Mare ad Amalfi.Vi assicuro che lo spettacolo è unico,sul Golfo di Salerno e attraversando i pittoreschi borghi abbarbicati sulle rocce come dei presepi,Maiori,Minori,Atrani,Amalfi.Peccato che dovendo guidare lungo la tortuosa strada,stretta tra i dirupi e i muraglioni di roccia, non abbia potuto godere appieno degli splendidi panorami.


E poi,da Amalfi ad Agerola,un’altra “arrampicata” lungo una serie di arditissimi tornanti su impressionanti strapiombi fino a raggiungere i 650 m. di quota del paese. Già questa vale un’escursione. Neanche sulle Alpi ho percorso una strada simile. Così si parte. Il caldo anomalo di fine Ottobre mi costringe ad indossare i miei bermuda da turista. Percorriamo il sentiero che va da Agerola a Nocelle in modo da camminare in leggera discesa e avere sempre davanti il panorama della Costiera Amalfitana e di Capri.
Una scritta in pietra su una piccola grotta ci dà il benvenuto e intraprendiamo la prima parte del sentiero che in una trentina di minuti ci condurrà a Colle Serra passando per la curiosa Grotta Biscotto in cui vi sono incastonati dei piccoli ricoveri. Quì giunge la mulattiera da Praiano,altro gioiello della Costiera. Da questo punto il paesaggio cambia: da una vegetazione fatta di pochi arbusti ed erba, dove si incontrano spesso pecore e capre al pascolo nonché muli che trasportano legna e bagagli per turisti, si passa alla macchia mediterranea di lecci, corbezzoli, erica e rosmarino.



















Il sentiero diventa più tortuoso, attraverso salite, discese e panorami da vertigine si passa il Vallone Grarelle fino ad arrivare al borgo di Nocelle, frazione di Positano.Lungo quest’ultimo tratto il panorama non ha eguali:percorrendolo nelle ore centrali una leggera afa che si innalza dal mare rende l’atmosfera magica,irreale. In un immenso abbraccio d’azzurro la Costiera e Capri  che si fondono in un tutt’uno mentre all’orizzonte occhieggiano i famosi Faraglioni. Fra piante di euforbia appare l’isola delle Sirene,che da questo punto e da Positano sembra assumere le sembianze di una donna sdraiata in mare. Fa parte di un piccolo arcipelago formato da tre isolotti Li Galli, o “Sirenuse” , famosi perché secondo la leggenda furono la dimora scelta da Omero per le Sirene.

Già,Positano! Uno spettacolo osservarlo dall’alto,un presepe sul mare con le sue case variopinte da sembrare un mosaico,la perla indiscussa della Costiera. Dopo tre ore circa di cammino raggiungiamo la frazione di Nocelle. Anticamente era accessibile solo a piedi percorrendo una ripida scalinata che saliva da Positano.Oggi si può decidere se scendere a Positano  con l'autobus prolungando dapprima verso Montepertuso oppure a piedi per i 1700(ho detto proprio millesettecento) gradini che porteranno fino alla località Arienzo. Naturalmente per rendere completa e perfetta l’escursione,decidiamo per i gradini,un interminabile andirivieni di rampe da spezzare le gambe;ad occhio e croce come scendere un palazzo di 100 piani per le scale. Finalmente raggiungiamo Positano.
L’idea è quella di rientrare ad Amalfi via traghetto e così ci avviamo verso il porticciolo approfittandone per visitare le caratteristiche strette viuzze stracolme di turisti. Ma,aimè lo perdiamo per una manciata di secondi. Ci tocca risalire in centro per prendere l’autobus della Sita che però non passa. Sembra proprio un’odissea. Ci informano che le piogge dei i giorni precedenti hanno causato una frana sbarrando la strada che collega Sorrento con Positano.Nessuno,compreso gli autisti dei bus che fanno altre tratte sa dirci niente (siamo sempre in provincia di Napoli)per cui,stanchi e sudati, prendiamo al volo un taxi che in 20 minuti (40 € la tariffa !!!)ci riporta ad Amalfi. Quì ci tocca aspettare le 21.00 per prendere l’ultimo autobus il quale,strapieno di gente e in piedi ci riporterà infine lungo i sopradescritti tornanti ad Agerola.


























Un percorso degno degli dei,in effetti,che ho voluto fare con la mia dea, stanca e distrutta a fine giornata ma immensamente soddisfatta,con gli occhi lucidi e brillanti che riflettevano ancora l’azzurro di quel mare indimenticabile,il tepore del caldo sole del sud e l’insieme di quei luoghi magici che elevano lo spirito a l’animo al di sopra di ogni materialità verso orizzonti sublimi ed eterei.

martedì 1 novembre 2011

Direttissima a S.Croce (M.Alpi)


Dopo un poderoso colpo di coda dell’estate che si è presa il mese di Settembre e buona parte di Ottobre,l’autunno comincia a reclamare il suo tempo imponendosi gradatamente ma senza strafare. Siamo a metà Ottobre  al cospetto del Monte Alpi che domina la Valle del fiume Sinni.I colori,forti e accesi tipici dell’autunno ancora non si vedono ma i profumi della macchia mediterranea mista alla frescura delle piogge precedenti saturano l’atmosfera circostante.

Abbiamo appena superato la ridente cittadina di Latronico “svegliandola” all’alba e ci dirigiamo verso la località “Salicone” alle pendici sud orientali di M.Alpi,nei pressi di una cava,ennesimo sfregio al paesaggio.
Lasciamo l’auto di fronte una tranquilla masseria ancora “addormentata”puntando verso un primo gruppo di ripetitori posti alla testata del crinale. Per raggiungerli impegniamo un tortuoso percorso a mezza costa tra arbusti di leccio e rocce levigate e taglienti. Da qui in libera sulla cresta in una panoramica e faticosa “direttissima” verso la vetta di S.Croce che con i suoi 1893 m. di quota è la cima gemella di M.Alpi (1900 m.) posta di fronte. Da S.Croce risalta bene la sua forma di perfetta piramide,slanciata ed elegante. Durante la salita una serie di brutti ripetitori metallici,come un pugno nell’occhio ci sbarra la strada. Bisogna aggirarli e puntare verso l’anticima in dura erta.

Il paesaggio è maestoso. Guardando a Sud spicca Latronico posto su un poggio e all’orizzonte le vette più alte del Pollino,da Serra del Prete a Serra Crispo che dominano le vallate ovattate dalla foschia mattutina. I 1000 m. di dislivello da colmare ci impongono una camminata moderata ma cadenzata. Raggiungiamo l’anticima posta a 1742 m. Alla nostra sinistra gli aspri e inaccessibili dirupi di Pietra Longa,a destra i pendii più dolci ammantati dalle faggete di “Coste le Ghiaie”.
























Da questo punto di osservazione un bel colpo d’occhio su Santa Croce e Monte Alpi,ancora distanti. Si supera una affilata crestina che divide l’anticima dalla vetta di S.Croce aggirando i vari banchi rocciosi e si impegna l’ultima dura rampa prima di raggiungere la cima. Durante la faticosa marcia ci imbattiamo in strane rocce di alabastro stratificate e levigate dal tempo,altre ricoperte di estese macchie di licheni e finalmente,dopo un ultima piccola selletta siamo in cima. Una direttissima molto bella,faticosa ma immensamente appagante per gli ampi panorami che si aprono durante la marcia verso l’Alpi e il Sirino,verso il glabro Monte Raparo e le vette Cilentane a Nord – Ovest.




Per la discesa decidiamo di scendere sulla sella che separa S.Croce da M.Alpi “buttandoci” nella vallata. Sulla crestina abbiamo il privilegio di osservare lo “Spettro di Brocken” che appare quando il sole splende da un punto più basso dietro ad uno scalatore che guarda da una cresta o da un picco, nella foschia. La luce proietta l'ombra dello scalatore sulla foschia, spesso con una strana forma triangolare dovuta alla prospettiva.  Quì rinveniamo un sentiero che si addentra nel bosco e che conduce in breve alla pittoresca sorgente “Gavitone”dalle acque freschissime. Attraversiamo il bosco incontrando strane e contorte radici di faggio che stimolano la fantasia interpretativa dell’osservatore dirigendoci verso la sorgente Fontanelle,posta all’interno di un rudere con il simbolo del Fascio sull’architrave. Ancora un ultimo sforzo e siamo al punto di partenza completando e chiudendo un fantastico anello alla propaggine più settentrionale del Pollino.

























giovedì 13 ottobre 2011

Timpa di S.Lorenzo via "Lamia"



Emblematica l’osservazione del “massaro” ,una volta sbucati attraverso non poche difficoltà alla sua fattoria dopo la discesa dalla Timpa di S.Anna districandoci nella  fitta macchia della valle del Raganello.  Descrivendo per sommi capi l’itinerario appena compiuto avrebbe domandato: “ma vuj siti just’i capa?”Traduzione: “ma voi,siete a posto con la testa?”La risposta scontata la lascio a voi. Un percorso estremamente difficile in un ambiente severo,primordiale,selvaggio come solo la zona del Raganello – Timpa di S.Lorenzo sa offrire. L’idea era quella di ripetere un itinerario per la Timpa di S.Lorenzo fatto molti anni fa con Francesco di Morano.Questa volta a seguirmi con il suo inesauribile entusiasmo è Gianni che non si tira mai indietro ad’ogni chiamata.
Poco dopo l’alba,in auto raggiungiamo e superiamo Colle Marcione fino alla masseria Francomano dove termina l’asfalto ( più “sfatto” che asfalto. Chissà quando e chi rinnoverà il manto stradale di questa bellissima e panoramica stradina).Qualche decina di metri oltre si stacca una sterrata che dai 1050 m. di quota porta in basso verso un’altra masseria e poi,ricercando la labile traccia di un sentiero giunge agli 800 m. del greto del Raganello,alla base della straordinaria parete Ovest della Timpa di S.Lorenzo,impressionante monoclinale calcarea,fra le più imponenti di tutti gli Appennini.In questo punto la parete a strapiombo si innalza per 800 m. Siamo alla “Lamia”,una ripidissima conoide detritica parzialmente cementata dal calcare posta proprio sulla verticale della vetta della Timpa. Almeno così la ricordavo diversi anni fa. Ora quasi completamente ricoperta di fitta macchia impenetrabile , molto erosa e franata nelle parti scoperte. Difficile la scalata fino all’attacco del “cengione” per via del pietrisco scivoloso che rende il terreno estremamente instabile e pericoloso. Spettacolare poi il “liscione” che fiancheggia la Lamia.Ne percorriamo un tratto con estrema cautela,da farsi tutto in “aderenza” e guai scivolare.

Ritroviamo i segni rossi e bianco-rossi del sentiero che si sviluppa verso sinistra “in concordanza con l’inclinazione degli strati rocciosi lungo la linea di contatto tra il lastrone su cui poggia S.Anna,e il resto della sovrastante immensa parete rocciosa”(G.Braschi). Anche la cengia appena descritta la ricordavo piuttosto spoglia,ora ricoperta di rigogliosa vegetazione. Quasi alla fine d’essa rinveniamo dapprima la grotta di “Tozze” e subito dopo il caratteristico arco naturale detto “Occhio di S.Anna”.Spettacolare colpo d’occhio(scusate il gioco di parole)affacciandovisi per ammirare gli strapiombi di S.Anna. Da qui  il sentiero risale verso il Fosso di S.Anna nei pressi del quale vi è la Masseria Armentano.

Una bella fatica,ma siamo solo a metà. Guardando di fronte vi è una evidente spaccatura nel crinale N. della Timpa.E’ li in mezzo che bisogna passare senza percorso obbligato risalendo dapprima un ripido canalone che termina nei pressi di un “Sassone”. Qui incrociamo il sentiero della normale proveniente da Colle di Conca dove nel frattempo sopraggiunge un gruppetto di escursionisti pugliesi. Questo è l’itinerario più frequentato e facile per la Timpa perché  il Colle di Conca è facilmente raggiungibile in fuoristrada da S.Lorenzo Bellizzi o da Terranova del Pollino. Il sentiero,molto bello e ben sistemato pazientemente con pietre ai lati porta ad un belvedere che permette di ammirare in tutta la sua bellezza la lussureggiante Valle del Raganello,l’immenso bosco della Fagosa con il Dolcedorme che si staglia su tutto.

Da questo punto,il sentiero,accidentato ma divertente zigzaga tra le rocce fino alla crestina finale di vetta. Panorama indimenticabile dalla cima della Timpa,sull’anfiteatro di vetta e su tutte le cime che compongono la mitica “Attraversata dell’Infinito”.Puntando lo sguardo di fronte rinveniamo quel minuscolo puntolino che è la mia auto. Servirebbe adesso un bel parapendio per raggiungerla in qualche minuto,ma aimè dobbiamo rifare tutto a piedi puntando il Fosso di Anna verso la chiesetta. Da questa rustica ed isolata cappella edificata a 1268 m.,la domenica successiva al 26 Luglio muove una processione sul Piano di S.Anna,”relitto folklorico di rara autenticità”(L.Troccoli).Discendiamo così il fianco sinistro della Timpa di S.Anna rintracciando una stradaccia realizzata forse con una pala meccanica che penetra letteralmente nella macchia di ginestre fino al fosso paludoso in cui confluiscono diversi rigagnoli che danno vita al Raganello.Nei pressi sorge un rudere quasi completamente avvolto dalla vegetazione. E’ davvero straordinario vedere in questi luoghi così isolati mandrie di mucche pascolare placidamente con i pastori a distanza.

L’ultima irta salita attraverso i campi fino alla masseria e alla strada che incrociamo subito dopo,e gli ultimi 6 chilometri prima di tornare all’auto molto provati ma immensamente soddisfatti. Dunque,”simu just’i capa?”

lunedì 26 settembre 2011

Al Patriarca del Pollino con il gruppo scout Melfi



Un bel connubio,quello creatosi la scorsa primavera con il gruppo Scout Agesci Melfi 3,dopo essere stato contattato dall’intraprendente Capo Gruppo Antonio Stabile. Obiettivo,quello di venire nel Parco del Pollino per allestire un campo estivo nel periodo di agosto. Il reparto è formato da ragazzi che vanno dai 12 ai 16 anni. Ci siamo ritrovati a Piano Ruggio nel mese di Maggio per un sopralluogo alla ricerca di aree attrezzate o spazi dove montare tende,avere acqua potabile e possibilità di accendere fuochi.
Ci siamo concentrati in particolare su tre pianori vicini:Piano Visitone,Ruggio e Pedarreto.Il primo scartato perché eccessivamente frequentato e “turistico”.A piano Ruggio ne abbiamo visionato un porzione ai piedi del versante Nord di Timpone Capanna a centocinquanta metri da una sorgente,valutato scomodo perché in pendenza su terreno un po’ sconnesso,distante dalla sorgente. Infine la scelta è caduta su una zona di fronte Piano Pedarreto adibita proprio  al montaggio di accampamenti scout. Si tratta della Zona 2 detta anche "Acqua Sciartaglie " dove a cinquanta metri sorge un fontanone.Dal 17 al 27 Agosto hanno così realizzato il campo  costruendo tavoli e cucine da campo, alzabandiera e portale di ingresso campo,cambusa e tende brownsea estended da 8 posti.
Li ho incoraggiati ad organizzare due escursioni. La prima, facile ed istruttiva lungo il percorso natura che parte proprio da Piano Ruggio e porta al Belvedere del Malvento,spettacolare balcone sulla Valle del Coscile e la Dirupata di Morano dove si possono al contempo ammirare alcuni pini loricati abbarbicati sulla spalla Sud di Serra del Prete e Timpone Capanna. La seconda,molto più impegnativa per raggiungere il millenario Patriarca del Pollino,che con i suoi 962 anni è l’albero più longevo d’Italia.
Tenendo conto della loro età,non abituati ad escursioni impegnative ho pensato di “diluire”il dislivello partendo da Colle dell’Impiso per raggiungere il Pollinello.Anche così però ho notato un po’ di sofferenza nelle loro giovani gambe ma con l’entusiasmo alle stelle. La sfida più grande è stata la rampa da affrontare interamente nel bosco che dal Pollinello porta alla Serra del Pollinello dove sorgono splendidi esemplari di pini loricati vetusti quali il “Candelabro” e il “Patriarca” più in basso. Dentro la fitta boscaglia sembravano tanti giovani Indiana Jones all’avventura. All’uscita dal bosco erano ormai stremati,ma quando c’è la gioventù!!!! Dopo le foto di rito al cospetto del Grande Vecchio, l’ultimo sforzo in salita per raggiungere il valico da cui parte il sentiero in discesa della normale al Pollino e che conduce a Gaudolino chiudendo così un fantastico anello.
Non credevano ai loro occhi sapendo di aver toccato proprio al valico quota 2000 metri. Pian piano e un po’ per inerzia,tutto il gruppo formato da 17 intrepidi,compatto ed unito ha finalmente raggiunto le auto a Colle dell’Impiso.Ho detto loro che oggi mi avrebbero “odiato a morte” vista la stanchezza e lo sforzo profuso in un’escursione non certamente indifferente e facile. Grande soddisfazione per me aver condotto dei giovanissimi in montagna, e per loro estremamente contenti ed entusiasti per “l’impresa” compiuta. Molto soddisfatti inoltre i tre capi scout ed in particolare Antonio il quale si è proposto di mantenere i contatti aperti e magari rivederci per un’altra bella avventura sul Pollino o sulla loro montagna,il Vulture.