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sabato 25 luglio 2026

Rafting fiume Lao tratto ponte Gioia Papasidero

Domenica 27 giugno inauguro la stagione "acquatica" con un'adrenalinica discesa in rafting sul fiume Lao, considerato uno dei corsi d'acqua più spettacolari e importanti della Calabria settentrionale, nonché uno dei simboli naturalistici del Parco Nazionale del Pollino. Meta rinomata per rafting, kayak e trekking fluviale, il Lao è lungo circa 50 chilometri e nasce dalla confluenza di diversi torrenti provenienti dai rilievi tra Calabria e Basilicata. Dopo aver attraversato i territori di Laino Borgo, Papasidero e Orsomarso, scorre tra imponenti gole e suggestivi canyon, per poi sfociare nel Mar Tirreno nei pressi di Scalea.



Sul Lao operano diverse associazioni sportive, accomunate dall'obiettivo di valorizzare il fiume. Ognuna gestisce il tratto più vicino alla propria base logistica, offrendo percorsi adatti a diversi livelli di esperienza. Accanto a due segmenti dalle acque tranquille, ideali per principianti e famiglie, spicca il celebre "Gran Canyon del Lao", il tratto simbolo del rafting che ho già percorso un paio di volte. L'itinerario parte dal centro rafting di Laino Borgo e termina nei pressi della Grotta del Romito, attraversando un ambiente spettacolare caratterizzato da imponenti pareti rocciose alte anche alcune centinaia di metri, rapide e stretti passaggi tra le gole.



Quello che mi mancava invece era il tratto successivo, lungo circa 11 chilometri, che dal Ponte Gioia conduce a Papasidero, terminando sotto il suggestivo ponte a doppia arcata della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Gestito dall'associazione Rafting Lao Papasidero, alterna rapide emozionanti a tratti più tranquilli concludendo la maggior parte delle discese.



Dopo la vestizione presso il centro rafting, ci spostiamo in minibus verso la Grotta del Romito, una tappa che consiglio vivamente per il suo eccezionale valore storico, artistico e archeologico. Questo importante sito del Paleolitico superiore ha restituito nove sepolture e numerosi reperti di grande interesse. Tra questi spicca il celebre "Bos primigenius" (o uro), una straordinaria incisione rupestre risalente a oltre 12.000 anni fa, considerata uno dei massimi capolavori dell'arte paleolitica europea e una delle più importanti testimonianze preistoriche d'Italia, celebre per l'eccezionale qualità e il realismo della sua incisione.



Dopo l'immancabile briefing dove la guida per legge deve illustrare le norme di sicurezza, i principali comandi di pagaiata e le manovre da eseguire, alle 16.00 prendiamo il via dal punto in cui sorgeva il ponte che collegava i territori di Papasidero e Laino Borgo, realizzato nel 2000 dal consorzio di bonifica. Dedicato a Stefano Gioia, guida turistica e accompagnatore di rafting di Laino Borgo, scomparso prematuramente in Cile all'età di soli 32 anni, crollò il 7 dicembre 2017.














Poco dopo l'imbarco il fiume si incassa tra alte pareti rocciose, formando un canyon profondo con scorci di grande suggestione. Si affrontano numerose rapide di media difficoltà, generalmente di II e III grado (che possono aumentare con livelli idrici elevati), intervallate da pozze calme dove è possibile ammirare il paesaggio. Dopo un po' sbarchiamo per esibirci in alcuni spettacolari tuffi da una rupe laterale. A circa metà percorso raggiungiamo una caratteristica cascata in destra idrografica, angolo ideale per una sosta e per farsi fotografare sotto il getto d'acqua della cascata.



Circondati da boschi di lecci, ontani e salici, si prosegue navigando in acque limpide e cristalline che, nei tratti più profondi, assumono splendide tonalità verde smeraldo. Poco alla volta il canyon si apre, offrendo anche l'occasione per una piacevole nuotata fino al punto in cui il fondale si abbassa. Subito oltre, il canyon si restringe e possiamo ammirare interessanti concrezioni carsiche di natura erosiva sulle alte pareti laterali.



Dopo circa 11 chilometri la discesa termina nei pressi di Papasidero, passando sotto il caratteristico ponte a doppia arcata accanto alla chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. La sua campata originaria risale a un periodo compreso tra il XII e il XIV secolo, mentre quella ricostruita è del 1904. Uno scorcio di grande impatto scenografico, impreziosito da un notevole valore storico.



È una discesa che racchiude in sé sport, geologia, natura e storia, offrendo un'esperienza completa e autentica nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, ideale per chi desidera vivere il volto più rappresentativo e suggestivo del rafting calabrese.















 

domenica 24 agosto 2014

Rafting alla cascata delle Marmore



































“Il pastorello Velino si innamorò della bella ninfa Nera che si bagnava nelle acque sottostanti. Rifiutato da lei,si gettò dall’alto della rupe per unirsi alla sua amata eternamente…”Questa è la leggenda che racconta dell’origine della cascata,ma la storia è diversa.



















Con i suoi 165 m. divisi in tre salti,è la più alta d’Europa,ed è inserita nel territorio della Valnerina ternana e nel Parco fluviale del Nera,area protetta che trova nella cascata il suo punto d’eccellenza.Si tratta comunque di una cascata artificiale,realizzata all’inizio del III sec. a.C. dal console romano M.Curio Dentato facendo defluire le acque del Velino nel sottostante fiume Nera,mediante un canale detto Cava Curiana in modo da liberare la piana sovrastante dalle paludi che la rendevano malsana.A partire dal XV sec. furono effettuati diversi interventi dai più famosi architetti dell’epoca tra cui Antonio Sangallo per rendere migliore il deflusso delle acque,spesso impedito dai depositi calcarei che si accumulavano negli anni.



































Dalla seconda metà dell’800 le sue acque sono sfruttate per la produzione di quell’energia elettrica che darà vita alla grande industrializzazione di Terni. Nonostante la sua natura artificiale,è stata cantata da poeti e scrittori,riprodotta da artisti di ogni epoca,ammirata da principi,intellettuali e scienziati. 



































Può essere visitata ed ammirata grazie ad una rete di sentieri che la costeggiano o permettono una visione frontale come quello fatto da me,il numero 4 detto”La maestosità”,che ha un dislivello di 75 m.E’ un percorso a scalini che sale sul monte Pennarossa raggiungendo due punti panoramici con suggestiva veduta frontale della cascata.


















A tre chilometri opera il centro rafting di Papigno che permette agli amanti del brivido di discendere in gommone le acque impetuose del Nera fino ad un certo punto.

“Orribilmente bella” – Lord Byron