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domenica 1 febbraio 2026

Monte Alpi "Solco Dritto" e vetta del Santa Croce

 

In attesa della grande nevicata, quella che ancora manca, quella importante e solenne, che ricopre copiosamente i monti regalando puro piacere agli occhi, approfittiamo della momentanea finestra di bel tempo di mercoledì 14 gennaio per organizzare un'uscita con l'amico Pasquale.




















Accontentandoci della situazione attuale, tentiamo finalmente qualcosa di tecnico sulla parete nord del Santa Croce (Monte Alpi), obiettivo rimasto irrealizzato lo scorso anno a causa della carenza di condizioni e di innevamento su questa splendida montagna.



Dalla webcam appare evidente che la parete nord è piuttosto magra e qualche dubbio si fa strada. Decidiamo comunque di partire, considerando che tra le due possibili località di accesso almeno una è sicuramente raggiungibile, ovvero quella di "Vena Nera", lungo la strada principale che conduce a Castelsaraceno, a quota 1000 metri. Per la seconda opzione, il rifugio Tellus Mater, a una quota maggiore, circa 1300 m, mi riferiscono che sulla strada, esposta a nord e quindi in ombra "c’è ghiaccio, ma si passa". Ci affidiamo così alle mie termiche Dunlop, confidando che facciano il loro dovere.



Nelle curve che precedono il bivio dell'Armizzone possiamo finalmente osservare il versante nord del Monte Alpi, che conferma quanto avevamo intuito dalle immagini un po’ sgranate viste il giorno prima su uno schermo. Superato senza particolari difficoltà il tratto di strada ghiacciata, raggiungiamo il rifugio in perfetta solitudine. Decidiamo di tentare la via "Solco Dritto" fatta già varie volte. Si tratta di un canale elegante che sale diritto, inizialmente nel bosco, che poi sbuca in un ampio anfiteatro, a mio avviso il luogo più suggestivo dell’intera parete nord del Santa Croce.



Dopo aver raggiunto in circa un’ora la “Neviera”, scendiamo sulla destra nell’omonimo Fosso e quindi traversiamo fino a intercettare la linea del nostro canale, che ci accoglie con un bel salto iniziale di circa 25 metri a 65°, su neve non eccellente ma comunque abbordabile. Superato questo primo ostacolo, si prosegue diritti fino a uscire dal bosco, all’altezza di una crestina che aggiriamo da sinistra, risalendo poi fino a una selletta panoramica. Da questo punto di osservazione si apre davanti a noi l’anfiteatro, che si svela in tutta la sua magnificenza.



Qui ci leghiamo e iniziamo a risalire il ripido pendio innevato in conserva assicurata. Purtroppo, a causa della scarsa qualità della neve, riesco a individuare con difficoltà punti affidabili per fare sicura riuscendo ad utilizzare solo alcune grappette da ghiaccio "bulldog", qualche friend e un nut. Solo ora mi pento di non aver portato con me i fittoni da neve, sempre validi e utilissimi in situazioni come questa.



Costeggiando le rocce sulla sinistra tentiamo l’approccio a "Surprise", la bellissima e ardita variante aperta da me e Pasquale nel 2017, che purtroppo si rivela estremamente magra, almeno nel primo salto, il più difficile. Decidiamo quindi di rinunciare e di proseguire lungo la nostra via originale.



Con inclinazioni che aumentano progressivamente fino a 60°, raggiungiamo il restringimento a imbuto dell’anfiteatro chiuso dal muro di circa 30 metri che rappresenta il passaggio chiave dell’itinerario. La parete è chiaramente magra, con neve molle e cedevole che ne accentua ulteriormente le difficoltà. Dopo aver allestito una sosta infilando un friend in una fessura ben profonda parto da primo mentre il compagno mi fa sicura.



Alla meno peggio, a colpi di piccozze tra neve sfatta, ciuffi d’erba e fessure nella roccia, affronto nella prima parte pendenze fino a 75°, senza alcuna possibilità di protezione. Dopo una decina di metri mi sposto lungo uno scivolo laterale sulla sinistra, molto delicato ed esposto, che mi immette in una rampa meno inclinata ma altrettanto ostica, intorno ai 65°. Concludo l’ultimo tratto su pendenze di circa 60°, sfruttando l’intera lunghezza della corda e piazzando infine la sosta su un masso, utilizzando un anello di fettuccia da un metro e mezzo.



Recupero il compagno e, dopo aver finalmente ripreso fiato, proseguiamo in conserva lungo l’ultima parte della parete, circa 150 metri su pendenze costanti attorno ai 50°, con un breve tratto finale che tocca i 55°. In uscita rivediamo il sole e, purtroppo, anche il forte vento da sudovest, con temperature stimate non inferiori ai 2 °C.



Smontiamo rapidamente il materiale sotto le sferzate del vento e percorriamo la cresta, aerea e affilata, quasi priva di neve, fino a raggiungere i 1893 m della croce di vetta. Il panorama è mozzafiato in tutte le direzioni e mette particolarmente in risalto il versante nord del massiccio del Pollino e quello orientale del Sirino, grande accumulatore di neve. Dopo le immancabili foto di vetta, scendiamo lungo la ripida cresta nord del Santa Croce, dalla quale si gode di un magnifico colpo d’occhio sull’anfiteatro della Neviera, che storicamente accumula metri di neve, ma non oggi, purtroppo.



Infine, dopo il meritato panino, rientriamo per lo stesso sentiero, baciati da un sole ormai caldo e accompagnati dalla quiete solenne del bosco di faggi e pini, fino a raggiungere il rifugio, abbandonato e in stato di degrado da oltre venticinque anni. E così anche la quarta uscita invernale di stagione e la prima dell'anno è andata.



Scarica la traccia gpx





 





domenica 31 marzo 2024

Monte Alpi Via del Corvo

Quest'anno pare che l'inverno si sia dimenticato di Monte Alpi, tuttavia per me non è inverno senza andare almeno una volta sulla parete nord del Santa Croce. Sapevamo che si trattava di un mezzo azzardo, ma trovare i canali completamente vuoti al 18 marzo, compreso il Fosso Neviera che storicamente conserva notevoli accumuli anche a primavera inoltrata è stato scioccante. Quest'anno è andata così, accettiamo la realtà e mettiamoci una pietra sopra.




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con Gianmarco arriviamo in zona molto presto dato che entrambi abbiamo a disposizione una mezza giornata, io per esigenze di lavoro, lui perché deve partire per Milano. Tuttavia, ai tornanti vicino all'Armizzone, non riusciamo a valutare le condizioni della parete a causa di una fastidiosa nuvolaglia che la avvolge.




Partiti dal rifugio Tellus Mater, ormai fatiscente e completamente abbandonato da tempo, incontriamo le prime tracce di neve solo in prossimità del Fosso Neviera. La parete nord, che a questo punto si svela, ha un aspetto veramente desolante, spingendoci a optare direttamente per la Via del Corvo, l'unica oggi in grado di garantire condizioni minime di innevamento.




La via del Corvo è stato il primo itinerario alpinistico del versante nord di Santa Croce, aperto dai tarantini Francesco D'Ippolito e Mario Lotta nel febbraio 1997. Da allora, sono state tracciate altre 17 vie su questo versante, culminando con l'incantevole "Surprise", aperta da me e Pasquale Buono il 18 aprile 2017. Invece, la mia prima salita fatta in solitaria su questa via risale al febbraio 2014. In definitiva, posso affermare che la parete nord del Santa Croce rappresenta senza dubbio un palcoscenico di notevole bellezza per chi ama le ascensioni in verticale.




Dato che il Fosso Neviera è privo di neve,lo risaliamo fino al punto in cui esso si allarga evitando di conseguenza il sentiero laterale.Tuttavia non risulta la scelta ottimale in quanto troviamo i salti coperti di fango, erba e arbusti fastidiosi che rendono ostica la progressione. Appena possibile, ci spostiamo sulla sponda destra del canale, dove troviamo una neve abbastanza compatta, ancor di più mentre guadagniamo quota fino all'attacco della via. Siamo agevolati anche dalla presenza di tracce lasciate da qualcuno che probabilmente ci ha preceduto il giorno prima, dirette verso la via del Corvo.




All'attacco indossiamo i ramponi ma decidiamo di non legarci perché onestamente, considerando le condizioni non lo riteniamo necessario. Seguendo le lingue di neve continue cerchiamo di evitare le roccette scoperte e l'erba affiorante. Al sole, la neve risulta molliccia, mentre all'ombra è compatta e portante, ben trasformata anche dal vento che soffia da ovest. Nonostante le pendenze importanti, la salita è agile e divertente, mai difficile ma nemmeno banale fino a raggiungere la cresta in prossimità della Timpa Corvo dove termina la neve.





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Percorrendo la cresta, raggiungiamo rapidamente la cima del Santa Croce, posta a 1893 metri di altitudine, dalla quale si apre un panorama mozzafiato a 360 gradi. Da qui possiamo ammirare la cima gemella del Pizzo Falcone, il maestoso massiccio del Pollino, il Raparo a nord e il Sirino a ovest. Mentre la "lupa di mare" si insinua nella valle dell'Armizzone, uno spettacolare mare di nubi ricopre le vallate circostanti, lasciando emergere le cime più elevate.




Per la discesa, seguiamo la solita cresta nord del Santa Croce fino a incontrare il sentiero dell'andata presso il Fosso Neviera, proseguendo poi fino al parcheggio del rifugio. Alla soddisfazione della bella salita di oggi si aggiunge anche il piacere di aver accompagnato Gianmarco a scoprire per la prima volta questa splendida montagna, auspicando di ritornarci l'anno prossimo, sperando in condizioni decisamente migliori.




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