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martedì 18 settembre 2007

La Forra del Galatro



Il Gàlatro nasce dalle pendici sud orientali del gruppo del Monte Caramolo (Massiccio dell’Orsomarso).Dapprima si presenta come un modesto torrente dal greto quasi completamente asciutto,invaso da una fitta vegetazione di fiume,rovi e sterpaglia varia.Ciò sottolinea la scarsa antropizzazione di molte aree del Pollino;penetrare foreste di macchia mediterranea quì ,vi assicuro,può essere una vera impresa.Varie volte ne sono uscito con brutti graffi sulle gambe e sulle braccia.






















Piuttosto fastidiosa e un po’ banale la prima parte della discesa.A metà percorso la gola si incassa divenendo una stretta e profonda forra fino all’uscita, passando sotto il Ponte dei Colombi presso l’abitato di Acquaformosa.Avevo in programma la discesa del Gàlatro da diverso tempo e l’occasione è giunta.La squadra è veramente forte;d’altronde certi itinerari vanno affrontati con gente esperta e preparata:l’immancabile Massimo,compagno di mille avventure,Salvatore,Fulvia ed ‘io.I Fantastici 4.




































I miei tre compagni quel giorno pensano di andare ad una gita scolastica,arrivano tardi all’appuntamento,ci si ferma al bar del paese per fare colazione,successivamente al supermercato per comprare i panini.Insomma si arriva alla "presunta"località di partenza alle 10.30 circa.Presunta perché non sappiamo se la Fontana dei Comunisti,da dove dovrebbe staccarsi il sentiero che si getta nella gola sia proprio quella che incontriamo salendo col fuoristrada lungo la strada montana che porta alla Madonna del Monte.Le notizie che abbiamo a disposizione sono piuttosto frammentarie e forse contraddittorie.La fontana dovrebbe trovarsi subito dopo una curva a gomito sulla sterrata.La curva c’è ma la fontana no..Per essere sicuri telefoniamo ad un conoscitore della zona il quale invece di darci informazioni sul luogo sembra preoccuparsi piuttosto della nostra dotazione alpinistica. Comunque al greto del fiume ci siamo,è quello alla nostra destra.Sebbene sia già tardi,cominciamo a scendere.Dalle informazioni so che occorrono 6 ore per la discesa.Passano 2 ore,2 ore e mezza e continuiamo a districarci fra i rovi.Dei salti previsti neanche l’ombra.Fa un caldo della malora e,come se non bastasse,zanzare e tafani quel giorno sembrano avercela con me.




































Già i tafani.Vi auguro di non fare mai la loro conoscenza.Il giorno dopo,dalle numerose punture avrò gambe e braccia gonfi come palloncini,e un dolore fastidiosissimo.Decidiamo di uscire dal fiume per salire più a monte e vedere meglio la situazione.Siamo in piena campagna con il sole che picchia sulle nostre teste.Ma che ci faranno mai quattro alpinisti atrrezzati di tutto punto in campagna?Fulvia rincara la dose:siamo come quattro canoisti nel deserto in cerca dell’ acqua.Raggiungiamo una radura con dei mezzi da lavoro per tagliare legna.Ci vedrà il proprietario da lontano e ci beccheremo anche qualche fucilata?Ormai ci aspettiamo di tutto.Ma come si sa,la fortuna aiuta gli audaci.Da li scendiamo lungo una traccia di sentiero che porta ancora nel greto del torrente.Dopo alcuni metri invasi della solita vegetazione apriti cielo!!Siamo al primo salto,5 o 6 metri circa.Siamo entrati nella gola.Sono le tre del pomeriggio.Mi chiedo se ce la faremo per le nove.In questo tipo di forre una volta dentro puoi soltanto andare avanti,non è possibile fare dietro front.L’entusiasmo si impossessa di noi.Finalmente ci siamo .Armati di corde e discensori cominciamo le manovre di calata.Una dietro l’altra.Una sequenza interminabile di bellissimi salti.Constatiamo che questa gola,non solo è splendida ma anche molto tecnica.




































Giungiamo ai salti più importanti,10,15 metri di verticale su roccia calcarea liscia.Notiamo gli spit con anelli e cordini già piazzati.Di questi ultimi però non ci fidiamo troppo,si tratta di corde statiche piuttosto vecchiotte.Quando è possibile sacrifichiamo qualcuno dei nostri cordini da lasciare in loco.Sulla sicurezza non si può scherzare.Le piastrine invece sono a posto.Dove è possibile e non ci sono soste attrezzate sfruttiamo robusti alberi per fare sicura con la corda doppia.Prima di un modesto salto ci prendiamo anche il lusso di piazzare uno spit con il perforatore (ca. mezz’ora per l’operazione).Il ponte dei Colombi sembra essere vicino,si sente anche il rumore delle auto che vi transitano.Pura illusione.Siamo all’inizio della sequenza degli ultimi salti,i più spettacolari,con una verticale max. di 20 m.Uno dietro l’altro intervallati da salti minori.Per guadagnare tempo (è molto tardi), mentre due componenti si fermano a raccogliere le corde lunghe altri due si portano avanti con quelle corte sperando che non ci sia più da calare,ma questo canyon sembra non finire mai.Proverbiale imprecazione di Salvatore ad un certo punto allorchè si trova davanti l’ennesimo salto,più alto dei precedenti:”ma qui giochiamo al rialzo!!”


































Purtroppo sotto il ponte dei Colombi constatiamo che la gola è una maleodorante discarica ;si trova di tutto;camminiamo praticamente sopra uno strato compresso di spazzatura e rifiuti di ogni genere:reti da letto,mobili,una lavatrice sospesa a 40 metri sopra le nostre teste e un auto incastrata tra le vertiginose pareti .Nell’incidente due giovani tempo addietro qui persero la vita.Dimenticavo,civili abitanti del paese gettano qui non solo rifiuti ma anche,purtroppo cucciolate di cagnolini non voluti dai padroni.Ne troviamo 3 o 4 morti dopo un volo di 50 metri.Scena rivoltante,indescrivibile.Ne sono uscito nauseato.Mi sono ripromesso di non tornarci più a meno che le autorità competenti non prendano provvedimenti atti a restituire a questo splendido luogo la bellezza che merita.





Al crepuscolo ,attirato dalle carogne un gufo reale con il suo verso stridulo che riecheggia fra le pareti vola verso di noi con aria minacciosa.Si ferma sospeso in volo a pochi metri da me e Salvatore con occhi profondi ed espressione guardinga.Sembriamo prede troppo grosse per lui e così torna indietro.Splendida creatura che incute rispetto e anche un po’di timore.La sua apertura alare è davvero consona a questo re della notte.E’ già buio.Tra di noi aleggia un c certo nervosismo.La preoccupazione sarà quella di trovare l’uscita in quanto dopo le gole il letto del torrente è praticamente ostruito dai rovi.Infatti i nostri timori si concretizzano...Una coltre spessa e fitta di vegetazione ci sbarra ogni possibilità di uscita...Siamo obbligati a montare le lampade frontali.Faccio un tentativo;risalgo per qualche metro in sinistra idrografica il greto pietroso di un piccolo affluente,mi sposto verso destra e cerco di sfondare uno strato di rovi di un metro e mezzo,due, ed ecco l’uscita,finalmente!Sono le 20.00.Con un pesante bastone allargo il foro prodotto col mio corpo e segnalo agli altri la posizione con la frontale.L’incubo è finito.
Forse,come mi suggerisce Massimo,mai come ora le parole del sommo poeta tornano alla nostra memoria:“E quindi uscimmo a riveder le stelle”! Sig!!

 
Dati tecnici della gola,da: (www.micheleangileri.com/):
Nome Gola del Gàlatro
Regione Calabria, monti di Orsomarso
Centro urbano più vicino Acquaformosa
Quota ingresso alveo 940 m
Quota uscita alveo 580 m
Sviluppo 1700 m
Verticale massima 20 m
Numero totale di salti una ventina ca.
Roccia calcare
Tutti i salti importanti sono protetti con spit ,piastrine e cordini.Due di essi,sono stati sostituiti con cordini nuovi in kevlar.

lunedì 10 settembre 2007

Ritorno al Pollino tra gole e forre.2° parte:Il Canyon del Raganello

Ormai la considero una tradizione,una classica dell’estate nel Parco del Pollino.Parlo delle gole del Raganello:almeno una volta l’anno risalire le gole del Barile (il ramo alto del Raganello) o discendere il ramo basso da Pietraponte( S.Lorenzo Bellizzi)fino al Ponte del Diavolo a Civita.Sei ore di intense emozioni,sempre a contatto con l’acqua che ci accompagna col suo brusio sommesso.Quest’anno un gruppo nutrito e ben affiatato:Massimo,Fulvia e Salvatore del Soccorso alpino,Domenico del CAI Cosenza,Vincenzo ed io,CAI Castrovillari.

giovedì 30 agosto 2007

Ritorno al Pollino tra gole e forre. 1° parte:La ferrata della Gravina




Il gran caldo di questa lunghissima estate ha dirottato i miei passi ad andare non tanto per monti quanto per gole e canyon,numerosi e spettacolari qui nel Pollino.Il contatto con l’acqua al riparo dal sole cocente spinge infatti molti turisti ed escursionisti a praticare dalle mie parti il torrentismo.

Inizio Agosto,dopo la sortita sulle Dolomiti mi sento con Carlo,con il quale eravamo d’accordo per la ferrata del Caldanello a Cerchiara di Calabria.
Cerchiara è uno splendido paesino arroccato a 650 m. sul livello del mare alle pendici del Monte Sellaro.E’ lambito da questa splendida gola,il Caldanello , considerata una delle più belle d’Italia(simile se vogliamo al suo fratello maggiore,il Raganello).




Partendo dalla briglia, si sviluppa una interessante e divertente via ferrata, divisa in due tratti che si snodano sulle opposte pareti della forra. Quest’ultima è costituita da segmenti orizzontali e verticali e giunge fin sopra le rovine diroccate del castello del paese.L’altro tratto è molto interessante se consideriamo la parte iniziale,da brivido:si scende su uno spezzone di cavo d’acciaio posto a strapiombo sulla gola.

Dopo un breve tratto orizzontale suggestivo su vertiginose cengie si interrompe improvvisamente presso un boschetto. Il percorso parte dal basso,presso il depuratore del paese. Ci avventuriamo nelle cengie attrezzate.
  A parte il gran caldo procede tutto bene,cadenza regolare;Carlo ha già percorso diverse vie ferrate nel massiccio del Gran Sasso.Un po’ di attenzione in un tratto verticale privo di frazionamenti.
                Al ritorno,per evitare rogne calo il mio compagno assicurandolo col “mezzo barcaiolo”,nodo di sicurezza usato spesso in alpinismo. Una caduta in tali punti provocherebbe sicuramente dei danni anche se  provvisti di longe.Segue un altro tratto ripido e subito dopo altri 6/7 metri quasi verticali ed esposti sul filo di una crestina.
               Giunti alla briglia ci spostiamo subito in destra idrografica dove  bisogna calarsi verticalmente per alcuni metri su una liscia parete che scende a picco nel fondo della gola.Percorriamo una cengia che sale diagonalmente sugli strapiombi di 50 metri e più perfettamente verticali.
               Paesaggio aspro e severo il Caldanello, si staglia su di noi innalzando le sue maestose pareti calcaree lavorate e levigate dal millenario lavorio degli agenti atmosferici.Nel nostro procedere siamo accompagnati dal timido brusio delle acque che scorrono nel fondo delle gole.
              
Il cavo si interrompe bruscamente presso un boschetto laddove si innalza una parete di una trentina di metri.Da qui si potrebbero attrezzare due vie interessanti,una dritta (almeno di 5°,5+),l’altra sale per alcuni metri in verticale e poi si sposta verso destra per terminare presso alcuni alberi (4°).
Percorriamo entrambi i tratti di ferrata in andata e ritorno (ca. 4 ore).
E poi ritorno alle auto in piazza.Dopo una birra al bar ci diamo appuntamento questa volta a “casa sua” nel Gran Sasso.
 

venerdì 3 agosto 2007

Sulla Marmolada,regina delle Dolomiti

Base di partenza per l’ascensione alla Marmolada è la pittoresca cittadina di Alleghe posta nella stretta vallata agordina, pochi chilometri a Sud della Marmolada, e chiusa ad oriente dal sovrastante massiccio del Civetta. Il nome di Alleghe sembra derivi le sue origini da un probabile latino "alica", termine collegato con "alicarius" equivalente a granaio o "parte superiore della casa", in cui si riponevano il grano o la paglia. Già nel XII secolo esisteva una numerosa comunità montana, tanto da essere necessaria una cappella per le fuzioni religiose di tutta la zona. Il centro abitato di Alleghe, prima della formazione del lago, era composto da un gruppo di villaggi posti sul fondovalle e sulle pendici laterali del torrente Cordevole. "L’11 gennaio 1771 un’enorme frana precipitò dal Monte Spitz seppellendo tutto il fondovalle,generando così il lago.

sabato 16 giugno 2007

Dolcedorme 2267


Non si tratta di un nome in codice o una oscura sigla.E’ semplicemente il nome della vetta più alta del Parco del Pollino e la sua quota.Se vogliamo è la cima più alta del Meridione,dalla Maiella in giù,escludendo naturalmente l’Etna che costituisce un caso a se.Chi frequenta il mio blog ormai dovrebbe conoscerla abbastanza bene.E’ anche la montagna da me più scalata,da tutti i versanti e per numerose vie ,in tutte le stagioni e in tutte le condizioni climatiche. FOTO 1

domenica 20 maggio 2007

LE CINQUE CIME DEL POLLINO


Vi racconto di una bella escursione fatta qualche anno fa.Anche le foto sono sono un po’ datate.La considero come una sorta di rito iniziatorio alla montagna,simile al famoso “Centenario”del Gran Sasso.Mi sono ispirato ad un racconto apparso tempo prima su Apollinea (il periodico del Parco del Pollino) dove tre escursionisti vollero “circumnavigare” le 5 cime del Pollino che superano i 2000 m. di altezza in un solo giorno. Le cinque cime costituiscono l’Acrocoro centrale del Massiccio del Pollino e formano una V con vertice la cima del Dolcedorme.Circondano a corona i Piani del Pollino suddivisi nel Piano Toscano,alla base del M.Pollino e la Piana di Pollino verso Serra delle Ciavole.Essi sono splendidi pianori carsici che in tempi remoti costituivano un grande lago pleistocenico prosciugatosi a seguito dell’apertura dei suoi inghiottitoi.Sono ricoperti di “flisch”(l’insieme di argille,marne e arenarie che caratterizza l’area settentrionale del massiccio).Il toponimo deriva dal nome datogli dai geologi dopo aver studiato questo tipo di rocce sulle prealpi svizzere.Letteralmente “terreno che scivola”. FOTO 1 Le 5 vette più alte del Pollino sono “Serra Dolcedorme” che con i suoi 2267 m.è il tetto del meridione,la montagna più alta dalla Maiella in giù;Monte Pollino 2248 m;Serra del Prete 2281 m.;Serra delle Ciavole 2130 m. e Serra Crispo 2053 m. Il percorso inizia logicamente a Colle Impiso (1573 m.) dove si lascia l’auto.Attacchiamo alle 5 del mattino;è ancora buio e occorrono le lampade frontali. FOTO 2 mappa La prima cima da conquistare è Serra del Prete che aggrediamo dalla cresta nord.Questo è anche il dislivello maggiore di tutto il percorso che dobbiamo affrontare,ben 610 m.in salita giusto per scaldare i muscoli.Quasi in cima riusciamo a cogliere la magia di un’alba spettacolare,il sole che sorge da dietro le rocce e i pini loricati di Serra delle Ciavole,proprio di fronte a noi.Siamo in vetta alle 6.45. FOTO 3 Colazione e discesa verso Colle Gaudolino ,506 m. in discesa fino alla baracca dei pastori.Di fronte si staglia minacciosa la mole di M.Pollino.Per guadagnare tempo tralasciamo la via normale e ci immettiamo nel canalone che in direttissima e in dura erta ci porterà in vetta in minor tempo ma con maggiore fatica. Aggiungiamo così altri 574 m. in salita e alle 10.30 siamo sulla cima del Monte di Apollo. FOTO 4 Abbiamo 1174 m. di dislivello e 5 ore e 30 di marcia nelle gambe,la fatica è già notevole.Aleggia tra di noi il dubbio di non farcela e di dare forfait alla prossima tappa,la Serra Dolcedorme. Il saliscendi da una cima all’altra ci “spacca le gambe” ma continuiamo senza forzare troppo il passo,il nostro obiettivo infatti non è quello di stabilire record di velocità ma di completare l’anello.Ci rincuora il fatto che dopo la discesa dal Pollino alla Sella del Dolcedorme dovremmo affrontare un dislivello di soli 297m. in salita.Seguendo così il bordo della fantastica cresta delle “Murge di Celsa Bianca” alle 13.00 siamo sul Dolcedorme.Ci fermiamo per un pranzo frugale.Subito dopo impegnamo il sentiero che in discesa ci condurrà al Passo delle Ciavole.L’imbocco è segnalato dalla presenza di un pino loricato scheletrico,il sentiero serpeggia immerso nella fitta faggeta. FOTO 5 A questo punto anche la discesa (395 m. di dislivello) pesa come un macigno sulle ginocchia e sulle caviglie e,purtroppo al passo un componente del gruppo ci abbandona stremato dalla fatica;se ne ritornerà per i Piani di Pollino dove seguirà con lo sguardo il nostro proseguire.Da parte nostra abbiamo da superare la ripida salita per la cresta sud di Serra delle Ciavole;senza più acqua e le forze che ci abbandonano progressivamente zigzaghiamo tra rocce e colossali pini loricati che sembrano non curarsi della nostra performance.I 258 m. in forte pendenza sono infine superati e alle 15.15 tocchiamo la cima. FOTO 6 A questo punto tiriamo il fiato allorché proseguiamo lungo la cresta rocciosa di Serra delle Ciavole,orizzontale e abbastanza agevole.Dobbiamo assolutamente rifornirci d’acqua e così scendiamo dalla spalla centrale di Serra delle Ciavole verso la Sorgente del Frido,la più alta sorgente del Parco,un misero rigagnolo d’acqua che nonostante tutto si rivela provvidenziale a placare la nostra sete.Con rinnovate energie ci dirigiamo verso la Grande Porta del Pollino approfittando in tal modo per visitare “zi Peppe”,il grande pino loricato,simbolo del Parco ,bruciato dai vandali fra il 19 e il 20 ottobre 93. Ragazzi,quasi ci siamo;dobbiamo affrontare l’ultima fatica,la “non impossibile”Serra di Crispo,gli ultimi 106 m. di dislivello in salita. Il “giardino degli Dei”,così chiamato per la presenza di bellissimi pini loricati molto longevi simili a giganteschi bonsai che costituiscono uno degli ambienti più affascinanti e fiabeschi dell’intero Parco Nazionale ,ci accoglie tra le sue braccia alle 16.15. FOTO 7 Non ci resta che gioire e stappare una bottiglia di spumante che ci siamo portati in zaino per l'occasione lungo tutto il tragitto.L’impresa è compiuta.Scendendo per gli ondulati prati dei Piani di Pollino e poi imboccando il sentiero rientriamo a Colle dell’Impiso alle 18.40.Di seguito lo schema dei dislivelli colmati in salita e in discesa. FOTO 8 Ripensando alla bella impresa compiuta, sinceramente non so se la ripeterei.Forse dovrò averne un buon motivo.L’invito però lo giro a coloro i quali,venendo a visitare il mio Pollino Fantastico, vogliano misurarsi con se stessi,tenendo conto che si tratta di una escursione di tutto rispetto riservata a persone esperte , allenate e dalla notevole tenuta atletica.I quasi 2000 m. di dislivello da colmare in un giorno solo non sono uno scherzo.Il tentativo comunque può essere abbandonato in qualsiasi momento del percorso. Ecco la scheda tecnica riassuntiva dell'anello: Km percorsi: 19 ca Dislivello in salita: 1897 m. Dislivello in discesa: 1523 m. Durata percorso :13h 40 m. Cime toccate: Serra del Prete,Monte Pollino,Timpa di Valle Piana,Serra Dolcedorme,Serra delle Ciavole, Serretta della Porticella,Serra di Crispo. In foto: tramonto sul Dolcedorme