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martedì 9 marzo 2010

Prima solitaria invernale alpinistica su Monte Sellaro


Febbraio mese da dimenticare,che ha disilluso tante aspettative e dato un calcio a tanti progetti alpinistici invernali. Marzo sembra invece ridarci ciò che ci ha tolto Febbraio e si impone con un clima da metà Gennaio. Finalmente si va,dopo un mese e mezzo riesco a combinare qualcosa. Il mio compagno d’avventura però a causa di sopraggiunti motivi di lavoro mi dà forfait la sera prima e così decido di partire da solo. E’ l’occasione di compiere la prima solitaria invernale dell’anno. A casa mi affaccio dalla finestra e vedo con stupore che la neve si è fatta rivedere a quote basse (800,900 m) anche se si tratta perlopiù di una spruzzata,pochi centimetri(lo saprò dopo). Non disponendo di un mezzo fuoristrada decido di andare sul sicuro dirigendomi verso Cerchiara di Calabria per fare una sortita su Monte Sellaro,una splendida piramide dal profilo decisamente alpino,spettacolare balconata sullo Jonio.Ai suoi piedi sorge il santuario della Madonna delle Armi,meta ogni anno di migliaia di pellegrini. 

La via normale al Sellaro che si stacca proprio alle spalle del santuario è cosa facile anche se molto panoramica e allora decido di inventarmi qualcosa di diverso. Ormai è già da un po’di tempo che mi lascio guidare più dall’istinto che dalle cartine con i sentieri segnalati.Lascio l’auto al Passo del Bifurto,al bivio per la Madonna delle Armi. Appena sotto la strada vi è l’ingresso a una delle grotte più profonde d’Italia,l’Abisso del Bifurto che scende in verticale nelle viscere del Sellaro per ben 680 m. Decido di attaccare la cresta N,aerea e rocciosa senza seguire una direzione precisa, non conoscendo bene la morfologia di questo versante. Comunque il panorama verso Ovest è mozzafiato:si domina l’intera Valle del Raganello con le maestose timpe di S.Lorenzo e della Falconara che svettano facendo da contraltare ai versanti E del Dolcedorme,della Serra delle Ciavole e di Serra Crispo,spettacolo unico.

































La cresta ad un certo punto piega decisamente verso sinistra affacciandosi verso la parete Ovest del Sellaro. Mi ritrovo sugli impressionanti strapiombi che precipitano a valle. Mi fermo ad osservare bene e a riflettere sul da farsi e con lo sguardo cerco di tracciare una via lungo le cenge e i canali che costellano la parete. Unico problema è che non avendo portato alcuna attrezzatura per fare auto sicura, nella progressione devo valutare attentamente il percorso e la possibilità di tornare sui miei passi nel caso che una parete invalicabile mi sbarrasse la strada. Altra considerazione è il terreno sul quale mi muovo,un misto reso insidioso dal fresco manto nevoso,non ghiacciato , le forti pendenze dei canalini e l’esposizione dei passaggi.Tutto procede bene tra arrampicate su roccia e progressione nei canali,uno di questi molto bello stretto tra due strapiombanti pareti. Raggiungo la cresta Ovest che domina il Canale centrale. 


































Da qui in breve sono in vetta dove un forte vento da N,N-O spazza la neve presente sulla calotta sommitale della montagna. Il tutto è reso ancor più suggestivo alla vista del Mar Jonio e del Golfo di Sibari a sottolineare il felice connubio che c’è tra mare e montagna in Calabria.Il tempo di immortalare il paesaggio e mandar giù qualche barretta energetica e via verso il ritorno.Rifletto su questa piccola grande avventura e di come vada spesso a cercare il difficile nel facile. Forse è l’inevitabile caratteristica di noi alpinisti,forse è l’istinto,chissà…. 


lunedì 22 febbraio 2010

Civita e il Ponte del Diavolo

civita 1


civita 2



Civita sorge sul sito di un antico borgo latino,

mercoledì 10 febbraio 2010

Dolcedorme "direttissima sud - ovest"

mercoledì 20 gennaio 2010

Con il cuore e con lo spirito



Raggiunto “Campo Base” ci attende l’enorme tronco secco riverso in terra. Sono trascorse 4 ore da quando abbiamo lasciato il fuoristrada a Valle Piana (900 m.)e siamo notevolmente stanchi e provati. La via è stata resa proibitiva dalle abbondanti nevicate dei giorni precedenti,30,40 centimetri di neve farinosa e ogni passo una via crucis. Ingannati dalle basse temperature registrate nella notte abbiamo deciso ugualmente di muoverci sperando di trovare ghiaccio a sud. 


Abbiamo cavalcato lo spettacolare crestone dei loricati attraverso passaggi aerei e tecnici nel superare roccioni e labili creste innevate tra i pini neri prima e i pini loricati più in alto. La “Direttissima” al Dolcedorme è di per se una via estremamente dura che richiede impegno e forza di volontà non indifferenti per colmare i 1367 m. di dislivello ma non immaginavamo di dover strappare dal profondo del nostro animo tutto lo spirito e l’ardore necessario a vincere oggi questo avversario formidabile in condizioni estreme. 

Proviamo a ripartire ma lo spessore di questa maledetta neve aumenta toccando i 50 centimetri,tanti da scoraggiare e sfiancare anche il più impavido e il più motivato a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Ma il Dolcedorme si erge dinanzi a noi come una immensa scultura di cristallo e ci invita .Il suo richiamo è ipnotico come quello delle sirene di Ulisse e non sappiamo resistere. Pensiamo di raggiungere il canalone centrale dopo il lungo traverso nel bosco per ridiscendere. La rinuncia oggi sembra inevitabile. Troppi i 300 metri da colmare da lì in avanti per il ripidissimo canale con quella neve alta. 

Il mio compagno raggiunge per primo il grande pino loricato che segna l’attacco al canalone e lancia un urlo che squarcia il silenzio e la pace di quel luogo magico,una perfetta fusione di rocce e ghiaccio con i grandi pini che adornano il paesaggio. E’ un grido di guerra,l’estrema volontà a proseguire,a dare tutto se stessi. Non può finire così,con la coda tra le gambe. Ho più volte ricordato durante la salita come in passato raramente sia stato costretto a rinunciare. Oggi invece è quasi una certezza. 

Ma ecco realizzarsi un piccolo miracolo,nel canale la neve diventa più compatta dandoci la possibilità di salire più agevolmente e soffrire di meno. In alcuni tratti gradinando entrano solo le punte degli scarponi. E’ l’esiguo vantaggio che ci concede la montagna. Cerchiamo allora di giocarci questo importante jolly ma la “benzina” è finita;solo la forza di volontà e qualche zolletta di zucchero ci forniscono quel pò di carburante quanto basta per arrivare in vetta. Si!Proprio l’agognata vetta oggi quasi impossibile,invincibile. 

Raggiunta la cresta dirò al mio compagno di fermarci ad una ventina di metri dall’omino di pietra che segna la cima,che per me è comunque fatta ,per non profanare quel fazzoletto di roccia che oggi doveva a tutti i costi restare inviolato.