Video in Evidenza

IN PRIMO PIANO: Gli ultimi post

Pollino - "Ferrata del Caldanello" vedi

Pollino - "Canyoning nel Castiglione" vedi

Pollino - "Serra Crispo Serretta Porticella alba e notturna" vedi

Pollino - "Rafting Lao tratto basso" vedi



CONTATTO dgiusep@tiscali.it
Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

lunedì 20 giugno 2011

L'anello della Falconara







“Colossale dente roccioso che emerge da una molle gengiva d’argilla,la Falconara si presenta da sud con una caratteristica forma a piramide.”Così Giorgio Braschi definisce la Timpa della Falconara nella sua guida “Sui sentieri del Pollino”.




Dopo 15 anni di Pollino è la prima volta che riesco a mettere piede sulle sue rocce,anche se anni addietro sono passato con l’auto percorrendone la sterrata che lambisce la base della poderosa parete sud durante una avventurosa attraversata da Terranova del Pollino a S.Lorenzo Bellizzi con una Lancia Delta. Da allora la sterrata è sempre la stessa. Quindi per accedervi è necessario il fuoristrada pena un lunghissimo avvicinamento a piedi come è capitato a me.







 






















Per evitare il lungo aggiramento che parte dalla strada per Colle Marcione dove termina l’asfalto ho attraversato tutta l’instabile colata argillosa della Frana Bellizzi in un percorso vario tra pantani, pittoreschi laghetti contornati da bellissime ginestre, lecci,cerri e roverelle,un paesaggio brullo e umido che ricorda le savane africane. E’ qui che numerosi canali e torrenti convergono generando il Raganello che va ad incassarsi tra le immani pareti della Timpa S.Lorenzo e Cassano.

























 La Falconara riveste una notevole importanza dal punto di vista geologico. La parete Sud alta 250 metri sembra un colossale pacco di strati rocciosi inclinati e tagliati dalle faglie evidenziate in foto dalle linee rosse. Lungo le faglie i blocchi di roccia sono scivolati di qualche metro nello strato morbido d’argilla sottostante per effetto della tettonica “distensiva” tutt’ora in atto.

Inoltre è meta di audaci alpinisti che praticano l’arrampicata lungo le numerosissime vie aperte sulle sue pareti,un vero paradiso di roccia. Per i dettagli consultare il sito “Roccia&Resina". Da parte mia con l’amico Gianni ho voluto percorrere il classico “Anello della Falconara”partendo dalla base della parete seguendo l’impervia ma facile cengia inclinata che sale verso sinistra fino al grande scalino lungo la cresta ovest. Da qui,attraversando il bosco ci siamo diretti verso la cresta che porta in breve sulla Cima Nord impegnandoci in qualche facile arrampicata su roccia. Dalla vetta il percorso vario e divertente sulla cresta rocciosa aggirando salti e spaccature fino a raggiungere i 1656 della Vetta Sud e conseguente discesa per la cresta Est e ritorno al punto di partenza.
 

Inutile sottolineare che dalla vetta si aprono sconfinati paesaggi in tutte le direzioni: la “Cresta
dell’infinito”che da Timpa del Principe giunge al Dolcedorme passando per la Manfriana e più a destra la Serra delle Ciavole e Serra Crispo intervallate dalla Grande Porta del Pollino. Guardando poi verso Terranova del Pollino,un’altra area di notevole interesse geologico quale Timpa delle Murge con la solitaria Timpa di Pietrasasso, roccia ofiolitica , emblematico esempio fossile di lava a cuscini (Pillow lava) e la Valle del Sarmento. Infine,l’imponente versante settentrionale di Timpa di S.Lorenzo che domina sulla brulla savana del Colle di Conca.
E’ incredibile come il Pollino presenti aspetti così diversi a distanza di pochi chilometri. Questo a mio avviso ne fa una delle aree più affascinanti e varie di tutta la penisola,un cocktail infinito di emozioni,tutte da vivere intensamente in ogni stagione dell’anno.

mercoledì 8 giugno 2011

Dolcedorme un anno dopo



E’ passato quasi un anno dall'ultima volta sul Dolcedorme,il tetto del meridione,da quella mitica notturna fatta insieme all’instancabile Dino per andare ad ammirare l’alba dopo una notte di luna piena. Sono con Max,ed’è come ritornare alle origini quando ci siamo conosciuti nell’occasione della mia prima escursione  con il Cai Castrovillari nel lontano 2001. Da lì iniziammo e portammo avanti insieme un percorso interessante volto a scoprire e a far conoscere un Pollino diverso rispetto i soliti canoni,aprendo e percorrendo vie alpinistiche ed escursionistiche di pregiata bellezza e difficoltà. Poi la cerchia di compagni si è allargata da una parte e dall’altra anche grazie ad internet che ci ha portato su binari paralleli se vogliamo, ma seguendo una meta comune. E dopo sei mesi dall’ultima volta insieme ci ritroviamo a scalare la vetta più alta per tonificare le gambe e i polmoni in vista di un grande sogno che forse realizzeremo questa estate,sfuggito una volta a me e due volte a Max.


Le nostre originali intenzioni erano di fare una bella scalata da sud rimontando la cresta delle Murge di Celsa Bianca ma pensiamo (a torto) che il caldo afoso ci avrebbe tagliato le gambe;e allora partiamo dal Colle dell’Impiso puntando i “Piani” e da li,poi si sarebbe visto. Il tempo non è bello,nuvoloni neri si addensano soprattutto su Serra Ciavole e Serra Crispo ma pare più un movimento vorticoso che porta a tratti un po’ di pioggia,ma niente di serio. Io non ho portato la giacca in gore-tex;cosa molto grave perché insieme al telo termico è il capo di abbigliamento indispensabile dell’escursionista anche in estate.
Dando un’occhiata osserviamo con sorpresa che persiste ancora la neve nella zona della “Rampetta Tranquilla” e realizziamo che a dispetto della “Via dei Lupi” al Pollino è proprio l’ultimissima via di ghiaccio a restare in condizione.Ne approfitto per fare una piccola delucidazione sulla “Via dei Lupi”.Quella descritta nel mio ultimo post in realtà è la “Variante B” della via,più stretta e aderta rispetto alla classica posta subito a destra a fianco della Grande Frana.


Ritorniamo alla nostra escursione. Con rammarico pensiamo alla bella Rampetta tranquilla che avremmo potuto ripetere se avessimo avuto con noi ramponi e piccozze, e quindi dirottiamo i nostri passi leggermente a sinistra esplorando un bel canale con andamento sinuoso che si inerpica fra le pareti. Dobbiamo prestare la massima attenzione in un traverso di neve dura e fare affidamento soltanto dei bastoncini e a colpi di punta di scarponi. Il canale risulta essere molto interessante fino a metà percorso dove ci si imbatte in un passaggio molto ostico:una piccola cengetta larga una ventina di centimetri a strapiombo e un tratto di canale a 80,85° molto esposto da proteggere bene.
Il prossimo inverno vedremo. Va da se che ritorniamo sui nostri passi e risaliamo per pendii più sicuri fino a raggiungere il Passo di Valle Piana fra la Timpa omonima e la Serra Dolcedorme.



Ultimo sforzo e siamo in vetta. Nel libro di vetta scopro con piacere l’autografo di “Tre Chiodi”,che seguo su Youtube da un po’ di tempo che il 28 Maggio ha percorso le cosiddette “5 Cime dei 2000”,anche se lui nel video ne menziona dieci includendo le vette intermedie.
Banchi di nebbia avvolgono le creste e i loricati rendendo il paesaggio surreale dove tutto si amalgama in un perfetto gioco di chiaro-scuri,di ombre e sprazzi d’azzurro.
Il ritorno è per la via del Passo delle Ciavole e in compagnia di variopinte orchidee e al boato di qualche tuono in lontananza ritorniamo al punto di partenza.