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lunedì 11 giugno 2012

Tra un'alba e un tramonto


Vivere l’esperienza dei due opposti: l’oscurità della notte che cede il posto al  nuovo giorno. Il Sole che sorge sulla linea di orizzonte del cristallino Mar Jonio spingendo inesorabilmente una argentea luna piena che riflette i suoi purpurei raggi sul mar Tirreno e, contemplare in tal modo il sincrono movimento dei due astri ,l’uno al nascere,l’altro a spegnersi……





Alba ripresa dalla vetta di Serra del Prete Lunedì 4 Giugno dalle ore 5.20

lunedì 28 maggio 2012

La misteriosa Manfriana Orientale



Domenica 20 Maggio 2012. Metabolizzato l’inverno appena trascorso ho voglia di primavera,di sentire il profumo del Pollino fatto delle sue varie fragranze e poi,le orchidee selvatiche finalmente,gialle e viola. Con Gianni che scalpita da sette mesi pensiamo ad un percorso di cresta,uno dei più suggestivi di tutto il parco,il tratto della grandiosa “Cresta dell’Infinito” che parte dal Colle della Scala e raggiunge il misterioso Monte Manfriana.




Immagino l'emozione che provarono gli antichi greci una volta sbarcati a Sibari allorchè volsero lo sguardo verso Nord –Ovest, rapiti dal profilo di quella montagna molto somigliante al loro Monte Olimpo. Pensarono magari di edificare un tempio al dio Apollo sentendosi a casa loro. Probabilmente scelsero l’itinerario più facile dirigendosi verso il Raganello,risalendo la pendice che porta alla Timpa del Principe per raggiungere la cima bifida della Manfriana.Una volta lì avranno notato che le rocce calcaree del posto si prestavano ad essere facilmente squadrate e così ne lavorarono venticinque blocchi in loco ,uno eccezionale in cui si nota la forma dell’architrave. Terminato il lavoro di scultura avrebbero dovuto trasportarle in cima ed assemblarle,ma qualcosa andò storto. Difficile capire cosa,  probabilmente il luogo impervio e le intemperie fecero desistere quegli antichi costruttori dal completare l’opera? Tutt’ora rimane un mistero. Sta di fatto che quei massi sono una antica testimonianza della colonizzazione greca nella nostra terra.


Troviamo anche residuati industriali di quella che fu una pagina amara per il Pollino,l’indiscriminato e massiccio disboscamento del Pollino da parte della Rueping,società tedesca che operò negli anni trenta. Basti osservare lo spessore dei cavi d’acciaio delle teleferiche per capire cosa trasportassero a valle. Peccato che interi boschi di abeti bianchi tra i più belli d’Italia siano andati distrutti. Oggi ne rimangono aimè solo pochi esemplari che vegetano  in ristrette aree del massiccio. In compenso vegetano i pini loricati, contorti e tozzi quanto splendidi e unici,muti testimoni delle generazioni passate che qui regnano sovrani. Il panorama:mozzafiato in tutte le direzioni a dominare l'intera Piana di Sibari con lo Jonio sullo sfondo,l'immenso bosco della Fagosa con la Valle del Raganello e la poderosa Timpa di S.Lorenzo. Ad Ovest il profilo alpestre di Serra Dolcedorme,Serra delle Ciavole e Serra Crispo.Ed infine,noi piccoli uomini che osiamo solcare queste terre forse senza capire pienamente di tornare indietro nel tempo,un tempo in cui uomini possenti e forti,in nome di nobili ideali  furono disposti a compiere eroiche gesta.





lunedì 7 maggio 2012

Dolcedorme Rampetta Tranquilla



Lunedì 30 Aprile 2012. Chiudiamo una buona stagione invernale sulla vetta del Parco e del Meridione,la Serra Dolcedorme,versante Nord dove pensiamo di trovare una delle ultime vie invernali in “condizione”.In realtà di neve ce n’è ancora tanta a partire dai 1600 metri di quota,ma il gran caldo degli ultimi giorni l’ha “mollata”di colpo. Un inverno davvero strano quest’anno, caratterizzato da notevoli nevicate nel mese di Febbraio ma dove i forti venti successivi  hanno letteralmente spazzato la neve dalle zone culminali accumulandola nei pendii sottostanti soprattutto nei versanti nord-orientali. Ed’è stato curioso osservare come negli altipiani e nei pendii non era difficile imbattersi in neve alta,fino ad un metro e trovare poi la cima completamente scoperta.

La via,da affrontare insieme a Pasquale è la “Rampetta Tranquilla”,aperta da me,Max,Domenico,Franco e Gigi  nel Dicembre 2009. Si parte  chiaramente da Colle dell’Impiso sull’asciutto e attraversando i piani di Vaquarro tappezzati di crochi scendiamo al Torrente Frido caratterizzato da una portata molto maggiore del normale quasi ad assumere l’aspetto di un fiume,a testimonianza del fatto che la neve a monte si sta sciogliendo in maniera assai rapida. Qualche centinaio di metri al di sotto della radura di Rummo appare la neve,da subito abbondante e i rami dei faggi prostrati ad ingombrare la traccia.

Giunti ai Piani lo scenario è maestoso. Accolti da un ovattato cielo blu intenso ci appaiono disposti a corona il Monte Pollino,Serra Dolcedorme,Serra delle Ciavole e Serra Crispo,quattro vette che superano i 2000 m. Per raggiungere l’attacco è necessario attraversare completamente il letto di questo antico lago pleistocenico fino a portarsi a ridosso del contrafforte settentrionale del Dolcedorme risalendo e superando un piccolo culmine posto a destra della “Fossa del Lupo”.Molto pittoreschi i laghetti che si formano dopo lo scioglimento della neve nei quali si specchia Serra delle Ciavole quasi completamente spoglia.

Però dopo un avvicinamento di tre ore risulta davvero breve l’ascensione per la rampetta,dapprima colma di neve e di botto finito,niente,a “raccogliere margherite”come direbbe l’amico Mimmo. Ormai non ci resta che raggiungere la vetta lungo la dorsale Nord-Ovest e imprimere i nostri pensieri nel libro di vetta,protetto da un contenitore metallico e avvolto da un bustone nero. Ultimi a salire la vetta un gruppo del Cai di Isola del Gran Sasso,il giorno precedente.

La stanchezza è insolitamente tanta,complice il gran caldo che soffro parecchio e ne approfitto,dopo aver consumato il panino per schiacciare un pisolino al Sole. Ci sarei rimasto fino alla sera,ma Pasquale mi chiama,è ora di tornare. Ridiscendiamo ai Piani,che a differenza dell’andata,vista l’ora,diventano una sorte di “lente di Archimede”,una fornace solare che ad attraversarli è quasi un incubo. Dopo otto ore di duro cammino siamo al punto di partenza. Ripartiamo e a Piano Ruggio è d’obbligo fermarsi al rifugio De Gasperi per una bella bibita fresca. Ora ricomincia la stagione estiva e speriamo di aprirla alla grande,sempre a caccia di nuove emozioni,nuove avventure e,magari nuovi amici.


lunedì 23 aprile 2012

Cilento Canalone del Cervati (Uscita mancata)


























10 Aprile 2012. Nonostante i capricci del meteo, continua l’avventura alpinistica su ghiaccio-misto e questa volta i miei passi mi conducono a nord del Pollino dove sorge un altro gigante:il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Con una superficie di 181.048 ettari è il secondo d’Italia per  estensione. 


“L'area protetta corrisponde oggi alla parte meridionale della provincia di Salerno, compresa tra la piana del Sele a Nord, la Basilicata a Est e a Sud, e il mar Tirreno ad Ovest. Comprende, in tutto o in parte, i territori di 8 Comunità Montane e 80 Comuni. Dal 1998 è Patrimonio dell'umanità dell'Unesco (con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), dal 1997 è Riserva della biosfera e dal 2010 è il primo parco nazionale italiano a diventare Geoparco.” (Wikipedia)


 Destinazione Monte Cervati che con i suoi 1898 m è la vetta più elevata del Parco. Via di salita il fantastico canalone N,N-E. Si parte da Sala Consilina con Mimmo (che qui gioca in casa) e Rocco,pregiato scalatore di Potenza conosciuto l’anno scorso in occasione della salita al canalone N-O di Montea.Lungo la strada montana tocchiamo i territori di Sassano e Monte S.Giacomo giungendo così alla nostra località di partenza,Valle Scura. Una bella impennata iniziale per rompere gli indugi lungo il sentiero che costeggia un pittoresco torrente e raggiungiamo un ampio pianoro dove facciamo una breve sosta. Riprendiamo nella faggeta fino ad una successiva radura dove ci appare la mole dolomitica del colosso campano e la nostra via di salita (e di discesa).


 
“È un monte singolare e caratteristico. Già dall'autunno appare ricoperto dalla neve, che permane a lungo fin nella tarda primavera, giacendo nelle conche sommitali e nei canaloni: in una zona chiamata la "Nevera" (mt. 1785), un profondo inghiottitoio carsico, la neve permane perenne, schermata dalle oscure ombre delle bianche rocce.”(digilander.libero.it/allegracore)

























Arriviamo alla base dei due canali che appaiono maestosi e alquanto intriganti,incassati fra alte e strette pareti calcaree. Una di esse è ancora ricoperta dalle stalattiti di ghiaccio nonostante siamo quasi a metà Aprile. Ci leghiamo in “conserva” e ci avviamo verso il canale di sinistra. Mimmo guida la cordata. Superato il tratto di slavina ci incuneiamo opponendo le punte dei nostri ramponi a lastre di ghiaccio vivo alternate a strati meno compatti dovuti all’ultima nevicata e che fanno da coperta al ghiaccio sottostante.

























La pendenza aumenta durante la progressione,35 gradi alla base fino ai 55 e ai 60 dell’uscita. Spettacolare ed elegante è uno dei più bei canali che abbia mai risalito. Alla fatica della risalita in se si aggiunga quella di riuscire a realizzare foto e riprese con la mia digitale,operazione che,in quelle condizioni può essere anche rischiosa in quanto  è necessario usare due mani che inevitabilmente devono abbandonare le sicurezze delle piccozze piantate nel ghiaccio. Dunque è necessario collegare una “longe” alla piccozza bloccata nel ghiaccio,mentre si fanno le riprese. Dopo un’esaltante uscita siamo fuori,al bordo della parte sommitale.






















“E’ una sorta di vasto altopiano formato da due catene quasi parallele e leggermente arcuate, un continuo susseguirsi di cime tondeggianti separate da enormi crateri allungati di natura carsica. Quella che guarda verso il Tirreno ha le cime arrotondate e più alte; l'altra, che è rivolta verso l'interno, è più accidentata, con torri, denti, guglie strapiombanti sul sottostante bosco con salti vertiginosi.” (digilander.libero.it/allegracore)
La giornata è splendida e permette di spaziare con lo sguardo a 360 gradi fino alle lontane cime del Sirino e del Monte Alpi verso S-E. Dopo una foto su un vertiginoso salto roccioso ci apprestiamo a scendere lungo l’altro canale,più aperto e meno pendente;comunque la marcia viene effettuata in “retromarcia” fino a raggiungere pendenze più dolci in basso. Niente di meglio dopo l’ennesima fatica che consumare la nostra colazione nei pressi di una copiosa sorgente di fronte alla massiccia mole della Motola facendosi cullare da una dolce brezza proveniente da Ovest. Anche oggi è andata bene,bella salita,tempo splendido,ottimi compagni d’avventura.
Ed'ecco in esclusiva il video più completo dell'ascensione al Canalone N-E del Cervati

giovedì 12 aprile 2012

Lupi nella notte




Notte tra il 31 Marzo e il 1 Aprile. Le notturne in montagna mi hanno sempre ispirato,ancor più se in ambiente innevato. Due lupi nella notte verso il Monte di Apollo protesi in avanti con l’imperativo di cogliere la nascita del nuovo giorno,una splendida alba con il sole che sorge dal fianco meridionale di Serra delle Ciavole .Ancor prima,il fascino di avanzare in perfetta solitudine nella neve candida,nell’oscurità più totale;neanche il biancore della luna ad accompagnarci,com’era sempre accaduto in precedenza. Da sogno spegnere le frontali giunti ai piani di Vaquarro e più su ai Piani di Pollino e farsi rapire dalla magia di un cielo stellato come non esiste altrove. Illuminati soltanto dalle miriadi di stelle e dalla scia della Via Lattea che impera su tutto il firmamento. Si giunge così all’attacco della Via dei Lupi prima dell’alba che catturiamo ed immortaliamo a metà canale,sempre ripido ed elegante fino alla spalla, prima di affrontare la seconda rampa ghiacciata e baciata dai primi raggi del Sole.







































































Sul crinale e sulla cima quasi assenza di neve, spazzata dal vento,strano fenomeno questo che ha caratterizzato le vette del Pollino durante questo rigido inverno appena trascorso. Ed infatti ci accoglie un maestrale fortissimo che ci costringe ad indossare le giacche e ad accovacciarci per consumare una colazione frugale prima di impegnare la cresta Nord e poi il canalone Sud-Ovest,che ormai utilizziamo come via di discesa,rapida e diretta. A Gaudolino uno sciatore solitario si avvia verso la Normale cercando di valutare ad occhio la consistenza del manto nevoso. Ormai il sole è alto,la neve molle rende quasi indispensabile l’uso delle ciaspole fino all’auto che ci aspetta al Colle dell’Impiso. Il Sole è alto e caldo oggi sul Pollino ma nella mente e nel cuore rimane indelebile la magia di questa notte buia e profonda sospesa nel silenzio irreale tra neve e stelle. 





sabato 7 aprile 2012

" I Diavoli ballano sul Pollino" (Pollinya) video

Con il video relativo al post precedente vorrei rendere un po giustizia ai compagni d'avventura Franco e Massimo che rivendicano l'apertura di questa via.Sintetizzo il tutto nell'ultimo commento del post precedente da parte di Max:

" Il canalino iniziale era considerato una "possibile" variante di Pollynya quando non era ancora stato percorso. L'anno scorso, quando è stato aperto, si è continuato verso l'alto, ignorando Pollynya, facendolo parte iniziale di una via totalmente nuova, appunto: "I Diavoli Ballano Sul Monte Pollino" della quale avete fatto la prima ripetizione. Quindi, allo stato attuale delle cose, facendo il colatoio iniziale, e poi deviando sulla parte finale di "Pollynya", sarebbe più corretto parlare di un concatenamento tra i tiri iniziali di "I Diavoli..." e i tiri finali di "Pollynya"...

Comunque il mio parere è che la via era stata aperta tempo fa da Guido Gravame di Roccia&Resina,con un attacco diverso da quest'ultima.La seconda ascensione doveva servire esclusivamente a "raddrizzare"l'originale Pollinya e rimanere come tale,anche perchè il contrafforte Ovest dove si sviluppano Squirrel,Dyrekta,Pollinya ecc.è un dedalo di canali,pareti,cenge dove è facile modificare ognuna di queste vie.