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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

domenica 5 febbraio 2017

Monte Alpi Hansel&Gretel



Trascorsa l’ondata di freddo polare e le copiose nevicate del mese di Gennaio è finalmente tempo di tentare una salita alpinistica su ghiaccio. Purtroppo dopo la neve è arrivata anche tanta pioggia che l’ha un po’ “lavata”, specialmente nei versanti a sud. A nord invece i canali non hanno ancora svalangato e nell’ampio ventaglio di possibilità la scelta cade su Monte Alpi. Il suo culmine di 1900 m. non lo rende elevato come le cime maggiori del Pollino e questo vuol dire località di partenza raggiungibili e presenza di un manto nevoso contenuto. 



Delle numerose vie presenti sulla Nord tra Santa Croce e Timpa Corvo ci sta Titanic, elegante, lineare e impegnativa quanto basta, secondo la relazione. Alla fine però rivedendo la traccia gpx registrata mi rendo conto che quella realizzata non è Titanic ma una via più a sinistra, intrapresa per aver impegnato un attacco molto vicino ma diverso. Capita infatti che quando osservi la montagna da lontano, le creste, i canaloni e le vie sono più evidenti. Quando invece sei alla base della parete tra un dedalo di roccioni, anfratti e passaggi vari può essere facile sbagliarsi. Pensando forse di aver aperto una via nuova mi consulto con un alpinista pugliese, autore della guida “Sud Verticale” il quale mi dice che invece abbiamo fatto Hansel&Gretel e questo è l’antefatto.



Sabato 28 Gennaio. Insieme al mio compagno di cordata Pasquale partiamo alla volta di Castelsaraceno e deviando infine al bivio per Carbone all’altezza di un complesso di ripetitori telefonici raggiungiamo il rifugio Tellus Mater. Qualche chilometro prima troviamo strada ghiacciata e uno spalaneve in azione che ci facilita il raggiungimento della località di partenza. Il rifugio grava purtroppo in un pietoso stato di abbandono, ma da queste parti non è una novità. Subito dopo il rifugio dove si spiega la parete Nord di Monte Alpi parte una pista che in un’ora e mezza conduce alla Neviera. Si tratta del famoso fosso-canalone base di partenza di tutte le vie di ghiaccio-misto di quel versante. Di queste ne cito alcune fatte da me in passato quali “Coitus Interruptus”, due volte “Solco Dritto” e la “Via del Corvo”, oltre la Normale della Neviera sempre in discesa. Durante la marcia notiamo le tracce di una coppia di lupi tra cui un grosso maschio, impronte di capriolo e scoiattolo che si rincorrono.




































Giunti alla Neviera, scendiamo sul fondo e percorriamo in salita qualche centinaio di metri procedendo su accumuli di neve abbondante e superando alcuni salti, finchè sulla destra si apre un corridoio nel bosco. A questo punto bisogna deviare risalendo un pendio di neve fino a raggiungere la base della parete. Quì traversiamo nettamente a sinistra il nevaio a 45°che si stende sotto le rocce puntando a uno sperone dietro il quale parte una forretta ostruita da un albero. A destra d’essa invece si sviluppa un bel canalino che costeggiando lo spallone roccioso descrive una S. Questo sarà il nostro attacco.




































Facendo sosta a un albero sotto le rocce parto io affrontando la rampa a 50,55° piantando un fittone nella neve e più su un chiodo da roccia in parete. Purtroppo mi rendo conto da subito che la via è difficilmente proteggibile perché la neve non sufficientemente portante impedisce di attrezzare delle buone soste con le piccozze e di utilizzare fittoni che tengano bene. Comunque proseguo per circa una quarantina di metri e mi accorgo di non avere sufficiente corda ad arrivare all’albero in alto in corrispondenza di una fascia rocciosa per fare sicura.




































Allora faccio sosta alla meno peggio su un rametto che spunta dalla neve e che mi sembra abbastanza robusto. Recupero Pasquale fino a raggiungere il chiodo, per la lunghezza sufficiente che occorre a me per arrivare con il tiro successivo all’albero in alto. Qui mi scivola anche un guanto che mi ero tolto per scattare qualche foto, ripreso per fortuna dal mio compagno. Che sofferenza però fare il tiro successivo a mano nuda nella neve. L’albero in alto sorge su una paretina di roccia e ghiaccio che bisogna vincere superando con le piccozze il risalto a 75°. La neve risulta però crostosa e questo mi costringe ad aiutarmi anche a forza di braccia sui rami dell’albero per superare l’intrico ma alla fine gli vado sopra. Per attrezzare la sosta sul tronco con una fettuccia devo scendere di qualche passo lavorando in una posizione quasi impossibile.




Tocca poi a Pasquale che nella sua progressione trova grossi problemi a superare l’ostacolo per via del passaggio “rovinato” da me. Di conseguenza si va a ingarbugliare fra i rami dell’albero ma alla fine ne esce fuori continuando in alto e fermandosi in un punto più comodo. Questa volta parto io da secondo e per raggiungerlo evito volutamente il passaggio più facile (si fa per dire), un breve pendio a 70°. Leggermente a destra affronto invece un risalto di misto a 90° bello tosto. Gesto più che altro gratuito che si poteva anche evitare.





 

































A questo punto sembra che le difficoltà maggiori siano terminate perché davanti a noi si para una rampa a 55,60° senza problemi apparenti sormontata da una successiva fascia rocciosa ghiacciata. Invece questo sarà il passaggio più delicato. Infatti vado io da primo in  progressione abbastanza tranquilla cercando un punto per attrezzare una sosta. Ho quasi esaurito tutta la lunghezza della corda ma gli esigui affioramenti rocciosi che incontro non sono adatti a piantare chiodi. Inoltre la neve in questo punto è poco compatta per infilare qualche fittone sicuro e le picche non tengono bene.



































Non mi resta che scavare una buca nella neve per stare comodo e ben piantato con i ramponi lasciando lo spazio anche per raccogliere la corda. Posiziono le piccozze a monte della buca e vi faccio passare un cordino. Da qui recupero il compagno che mi raggiunge e successivamente prosegue sopra di me apprestandosi ad affrontare la fascia ghiacciata di rocce, ma il superamento del salto risulta molto complicato e rischioso.



Nel frattempo io sto in ansia perché la sosta dove sono posizionato è alquanto precaria e Pasquale non trova il bandolo della matassa. Allora decide di fare un traverso delicato verso destra puntando un altro gruppo di rocce dietro le quali pare ci sia un corridoio più tranquillo. Alla fine trova il passaggio, ma tanto per cambiare non riesce a mettere un fittone sempre per colpa della neve crostosa.




Un pò spazientito dalla situazione troppo statica smonto tutto e lo raggiungo dopo aver recuperato la corda e faccio un altro tiro fino a trovare un punto in cui la neve più compatta, sembra dare garanzie maggiori. Prendo le mie piccozze e questa volta le pianto bene attrezzando una sosta veramente sicura. Recupero il compagno e proseguiamo tranquillamente in conserva dirigendoci verso la spettacolare cresta ghiacciata della Via del Corvo dove le pendenze si abbattono a 35° circa e le difficoltà sostenute sono finalmente e definitivamente terminate.




Mentre facciamo un po’di foto alla cresta ricoperta di spettacolari cornici che danno alle rocce delle sembianze antropomorfe, una coppia sopraggiunge dalla Neviera guadagnando prima la cima di Timpa Corvo e poi Santa Croce. Il panorama da questa vetta è mozzafiato sul lontano massiccio del Pollino verso sud-est mentre più ravvicinate sorgono Monte La Spina e Zaccana con il lago Cogliandrino che occhieggia adagiato nella valle del fiume Sinni. A Ovest troneggia il mastodontico Monte Sirino, un altro gigante di 2000 metri e a nord spicca Monte Raparo.




Ora in attesa che le condizioni migliorino ulteriormente sperando di trovare neve compatta e portante incameriamo questa bella e delicata uscita su una delle montagne del Appennino Meridionale che sa regalare sempre grandi emozioni ed enormi soddisfazioni.
 


Scarica la traccia GPX

domenica 15 gennaio 2017

Al Varco del Pollinello da Valle Piana

Aspettavamo con ansia l’inverno visto quello che è successo l’anno scorso ed’ecco arrivare questa ondata di gelo pervenutaci “dalla Russia con amore” che ha portato freddo, ghiaccio, neve e temperature di molto sottozero anche al sud. In diversi ci siamo mossi proprio il giorno più freddo fino a questo momento, Sabato 7 Gennaio, forse per la voglia di affrontare la montagna nella sua veste più estrema o per quello strano richiamo irrazionale che anima noi montanari, scalatori ed alpinisti.

E allora un gruppo è partito direzione Colle dell’Impiso (versante Nord) con un piccolo fuoristrada al completo. In effetti dovevo aggregarmi ma il fatto di andare da quella parte il giorno dopo un’abbondante nevicata con l’incognita neve spalata o neve non spalata mi ha dirottato per il versante sud dove i dislivelli sono molto maggiori ma almeno non hai il problema di trovare strade innevate.
Parto da casa con un freddo micidiale,-6 e mi avvio direzione Castrovillari verso la località di partenza Valle Piana. Si riesce ad arrivare fino al sottopasso dell’autostrada dove compaiono lunghe stalattiti di ghiaccio appese sotto la trave. Quì a 704 m il termometro stranamente segna soltanto -1 ma c’è da dire che siamo alle 8.30 e c’è il sole. Purtroppo però su tutta la dorsale del Dolcedorme soffia un tremendo Blizzard alimentato dalla tramontana proveniente da nord rendendo le cime invisibili. Lassù penso, saranno dolori ma mi muovo, valutando strada facendo la situazione anche se in queste condizioni la montagna incute timore.
Le mete possibili potrebbero essere una direttissima al Dolcedorme, la Cresta Ovest di Celsa Bianca o il Pollinello intraprendendo il sentiero per il Varco del Pollinello o “sentiero dell’Aeroplano” perché proprio al Varco durante la seconda guerra mondiale un aereo con a bordo quattro giovani tedeschi si è schiantato contro la parete della montagna. Nel decidere devo prendere in considerazione oltre le condizioni poco rassicuranti anche il fatto che vado in solitaria.
Di fianco è parcheggiata un’auto che ad intuito dovrebbe essere di Franco, un vecchio compagno di tante battaglie (tradito dal serpentone di peluche a strisce nerazzurre dietro il lunotto) e dalle impronte sulla poca neve alla partenza direi che sono in due e molto probabilmente staranno tentando la Direttissima. Le seguo fino al bivio per il Varco del Pollinello e lì decido per questa meta. Il tragitto è tutto su sentiero, sono esposto a sud, quindi protetto dalla bufera che imperversa in alto. Poi al Varco vedrò in base alle condizioni se fare il Pollinello o risalire la Cresta di Celsa Bianca ma più vado avanti più mi rendo conto che la prima soluzione è quella più ragionevole dal punto di vista delle condizioni che stanno peggiorando e della sicurezza.
Il sentiero risale a tornanti dentro il bosco di pino nero e poi di faggio e progressivamente aumenta anche lo spessore della neve fresca e farinosa che mi costringe a calzare le ghette. Il freddo è davvero pungente e il fatto di aver rinunciato alla calzamaglia da mettere sotto i pantaloni mi sta pesando non poco perche non ho quasi più sensibilità alle cosce per il freddo.
Finalmente raggiungo il Varco del Pollinello a quota 1704 m, dopo ben mille metri di dislivello. L’ultimo tratto è piuttosto delicato perché si tratta di un sentiero scavato nella roccia, una specie di cengia che trovo completamente ricoperta di neve molle con la parete sottostante. Provo ad inoltrarmi ma affondo fino alle anche. Si potrebbe anche aggirare da sopra con cautela usando le picche, però guardando al di la del Varco la situazione è più grave di quanto immaginassi, anzi direi che c’è l’inferno. Siamo già a -15, la burrasca solleva la neve polverizzandola e la visibilità è quasi zero.
































La decisione aimè è quella di rinunciare e tornare. Mi consolo facendo qualche foto ai bellissimi pini loricati mentre sopra il vento continua ad ululare minacciosamente. Tornando all’auto ritrovo proprio Franco che con il suo compagno ha appunto tentato la Direttissima al Dolcedorme ma a quota 2000 ha dovuto forzatamente rinunciare per via delle condizioni estreme ed anche per qualche principio di congelamento causato dalla somma vento forte-temperatura bassa. La sera apprendo che anche il gruppo che ha tentato Serra Crispo da Nord ha dovuto rinunciare per la medesima situazione. Loro si sono fermati ai Piani di Pollino dove la temperatura era addirittura di -20.
































Che dire, oggi la montagna ha vinto su tutti i fronti ed è stata la giornata delle rinunce. Quì non si tratta ne di fare gli eroi ne di aggiungere un trofeo al proprio palmares. Senza cadere nella retorica, quando comprendi che proseguire comporta il superare un limite pericoloso, è saggio rinunciare e farsi forti dell’esperienza acquisita sapendo che domani comunque ci tornerai.

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