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sabato 23 novembre 2013

Capo Palinuro (Parco del Cilento) : Sentiero "Fortini e torri"




“Luogo dove il vento gira”.Questo è l’epiteto che contraddistingue  Capo Palinuro, già conosciuto dai naviganti per la pericolosità delle sue insidiose correnti. E’un promontorio roccioso della costa della Campania Meridionale, tra il golfo di Velia e quello di Policastro, nel Cilento,caratterizzato da rupi scoscese, archi naturali, torri saracene e antichi fortini usurati dal tempo,una specie di “mano”che si protrae nel Tirreno.




Il toponimo si rifà al nocchiero di Enea che,come narra la leggenda,morì cadendo in mare di notte tradito dal sonno. Ciò che cattura l’occhio del visitatore è sicuramente il colore del mare,che va dal verde smeraldo trasparente in prossimità del porto,seguendo la strada che giunge dal paese,al turchese intenso in fondo agli strapiombi fino al blu cobalto,tanto da trasportarlo come d’incanto e improvvisamente in una spiaggia caraibica dalle acque cristalline.



L’escursione in barca permette di ammirare questo splendido promontorio visitando le grotte che si aprono ai piedi delle sue impressionanti falesie a strapiombo,quali la Grotta Azzurra,la Grotta del Sangue,la Grotta Sulfurea ed altre.



Dal porto invece parte un percorso di eccezionale bellezza:il sentiero “Fortini e Torri”, riscoperto nell'ambito di un progetto del Comune di Centola, finanziato dalla Comunità Europea e realizzato dalla cooperativa Arcella,  che segue un'antica mulattiera in un'altalena di terrazze verdi e suggestive e pareti a strapiombo sul mare. Il tracciato ad anello è molto vario e, pur sviluppandosi a quote modeste ,di difficoltà medio-bassa ed in prossimità del mare, offre vedute spettacolari sia verso il retroterra cilentano e la costa del golfo di Policastro spingendosi fino ai monti calabresi, sia sul mare, affacciandosi dall’alto di vertiginose falesie.




Siamo all’inizio di Novembre e fa molto caldo.Nonostante la pioggia della notte,tutto è pronto per la nostra escursione. Attaccando il sentiero che si dipana all’ingresso del porticciolo raggiungiamo in breve la Torre del Fortino o meglio la  Batteria del Prodese. Quì sulla Punta del Fortino, il panorama mozzafiato e il colore brillante del mare cristallino che si apre  sulla Grotta azzurra ci lasciano stupefatti. Vale la pena fermarsi e lasciarsi rapire da quest’incanto.




































Il tratturo ora si immerge nella fitta macchia mediterranea, costeggiando baie e anfratti silenziosi fino ad incontrare una diramazione:scendo lungo un percorso più accidentato per raggiungere ripidamente la torre posta a guardia della “Punta della Quaglia” sovrastante la Grotta Azzurra. Impressionante la parete strapiombante che precipita in mare con un poderoso salto verticale alla sinistra d’essa tanto da prestare la massima attenzione nell’affacciarsi. Una veloce arrampicata sulla sommità della torre e pare di trovarmi in capo al mondo,sospeso tra cielo e mare.
 



Riguadagnato il sentiero,puntiamo decisamente verso il Faro, sulle ripide falesie carbonatiche orientate a nord, dove vive la Primula di Palinuro, un endemismo unico: una pianta arrivata dal Nord in questa zona due milioni di anni fa e che si è adattata sopravvivendo alle mutazioni climatiche e ambientali senza mai mutare. Nel frattempo,i colori e gli odori del mirto,del lentisco e dell’alaterno deliziano il nostro incedere.




La risalita verso il faro prosegue tra pietraie e ceppi di saracchio, una pianta immarcescibile dalle foglie tenaci e taglienti che veniva utilizzata per legare le viti e per costruire robuste cime. Raggiungiamo in breve una radura più aperta tra grandi cuscini di ginepro e lentisco, piegati a terra dalla salsedine, che ammantano i costoni protesi sul mare. Ed’eccoci al Faro dove ci fermiamo per una meritata sosta rifocillandoci all’ombra di un muretto. Abbiamo così intersecato la strada cementata che raggiunge il faro proveniente dal paese. Da qui a scendere inizia forse il tratto più spettacolare dell’intero percorso.




































Un primo “affaccio” proprio sotto il faro ci permette di  osservare scorci panoramici sulla Cala della Lanterna le cui pareti strapiombanti precipitano fin giù al mare. Scendendo di un centinaio di metri ed intraprendendo successivamente una traccia che costeggia un boschetto,raggiungiamo l’estrema punta dell’ennesimo costone risalendo e saltellando su strane roccette,la Punta Mammone che ci permette di ammirare Il faro e la sua ardita posizione come un nido d’aquila proprio di fronte a noi. Verso Ovest invece sorge la Torre di Calafetente,nostra prossima meta.




Riguadagnata la strada e lasciato il Faro alle spalle,ci dirigiamo verso la stazione meteorologica. Una evidente sterrata,oimè deturpata al suo inizio dalla presenza di rifiuti di ogni genere lasciati dai soliti turisti “sporcaccioni”si addentra in una fitta vegetazione di profumati pini marittimi in direzione del Fortino, costruito sulla sommità del Monte d’Oro in epoca napoleonica.
 




































Seguendo il sentiero, in direzione sud, e superato un tratto in cui la macchia mediterranea copre la visuale del mare, si arriva alla Torre di Calafetente,toponimo dato dall’odore sgradevole emanato dalla sottostante grotta sulfurea. Qui lo strapiombo mozzafiato svela tutta la bellezza dei colori cerulei dell’insenatura di Calafetente, mentre la “finestrella”, incastonata nella falesia, fa affacciare il viaggiatore nei miti e nelle leggende che narrano di Capo Palinuro.
 



































Ormai stanchi ma sommamente soddisfatti degli straordinari paesaggi che questo lembo di terra ci ha regalato,riguadagniamo la strada asfaltata direzione porto dove andiamo a recuperare l’auto e…..l’albergo.


sabato 24 novembre 2012

Monte Acellica - video -


mercoledì 14 novembre 2012

Monti Picentini:l'Acellica e il Varco del Paradiso



































I Monti Picentini sono un gruppo montuoso dell'Appennino Campano. Spostati verso il Tirreno, si trovano tra i Monti Lattari, il monte Partenio, l'Altopiano Irpino e la valle del fiume Sele. Il gruppo è costituito da rocce Calcaree e dolomitiche, differenziandosi dalla zona circostante, con terreni prevalentemente argillosi. E’ ricco di acque e sorgenti, alimentate da abbondanti precipitazioni e dal fenomeno carsico. Alcuni corsi d'acqua che nascono nel gruppo montuoso si dirigono verso il mar Tirreno, direttamente (Sele,Tusciano,Picentino), o come affluenti (il Calore Irpino e il suo tributario Sabato, le cui acque confluiscono nel Volturno) il Tenza che affluisce nel Sele, mentre l' Ofanto sfocia nel mar adriatico.(Wikipedia).





Scalare l’Acellica non è cosa semplice,e la sua non elevatissima quota (1660 m.) non deve trarre  in inganno. Il suo toponimo deriverebbe da un’espressione antica e dialettale:”A Cieleca”ovvero “Luogo degli Dei”.Infatti,dopo aver faticosamente raggiunto la prima cima lungo un percorso di cresta ci si ritrova davanti il “Varco del Paradiso”,un pauroso baratro che separa i due tronconi principali della montagna al cui centro svetta il Ninno o Nenne ('poppante' opp. 'capezzolo'), un'appuntita guglia piramidale che dà all'Acellica una forma riconoscibilissima e un'aria imperiosa, quasi minacciosa. E’ necessario discenderlo con estrema cautela anche se il percorso è assistito da cavi metallici e mancorrenti vari,sempre sospesi nel vuoto e risalire molto ripidamente la cima N,quella più elevata.




































































La via ferrata è stata intitolata a Francesco Raso,giovane alpinista tragicamente scomparso nelle acque del fiume Argentino nel 1996. Per l’occasione parto da casa prestissimo per raggiungere Mimmo a Sala Consilina. Lasciata l’auto proseguiamo con la sua fino a Giffoni Valle Piana,sede del famosissimo film festival. Imbocchiamo la strada montana che ci condurrà alla caserma forestale e subito dopo intraprendiamo il sentiero 3A che risale per boschi fino a raggiungere l’aerea cresta Sud.






Lo scenario che si apre improvvisamente non ha eguali. Assistiti da una luce meravigliosa la vista spazia verso sud dove in lontananza si intravede addirittura la sagoma di Monte Alpi,ultima propaggine settentrionale del Pollino. Più vicino a noi la mole inconfondibile del Panormo,il culmine degli Alburni,poi il Cervialto,la vetta più elevata dei Picentini(1809 m.). Nel fondovalle, contornati da estese foreste,sorgono i borghi di Acerno,Bagnoli e Montella, patria delle castagne e delle nocciole tra le più rinomate d’Italia.Ad Ovest la penisola sorrentina  si allunga fino al mare lasciando intravedere il primo dei borghi della meravigliosa Costiera Amalfitana,Vietri sul Mare. Spostato più a destra l’inconfondibile sagoma del Vesuvio affiora da una  tenue foschia e sul mare all’orizzonte si lascia ammirare,appena percettibile l’isola di Ischia.Dicono che con l’aria tersa si riesca ad intravedere anche il massiccio della Maiella.Colpo d’occhio mozzafiato in tutte le direzioni dunque.





Si prosegue in un saliscendi che ricorda la nostra Montea fino alla cima Sud alta 1606 m.che si guadagna dopo una forte pettata.Lungo il percorso non possiamo che farci rapire dalla policromia dei boschi dalle tinte rosso arancio dell’autunno. Una pausa per rifocillarci e indossiamo casco,imbrago e set da ferrata per gettarci nel baratro del Varco del Paradiso il quale acutissimo crinale viene affrontato con estrema attenzione. Aggiriamo da sinistra il “Ninno” e rimontiamo la rampa finale in forte pendenza verso la cima Nord che raggiungiamo dopo cinque ore dove è posta una croce con un libro di vetta.




Lungo il  ritorno per la stessa via il sole ormai calante  verso il tramonto satura i colori tutt’intorno e sul mare diventa spettacolo. Sazi di emozioni, rientriamo nel bosco dove nel frattempo siamo sopraffatti dall’oscurità,ma ormai siamo sulla sterrata che a breve ci condurrà al rifugio caserma. Dopo la grande avventura del Cervino una bella uscita finalmente,di quelle che impegnano una giornata intera e lontano da casa. Il sacrificio però è stato ampiamente ripagato dalle forti emozioni che questa bella montagna e i suoi panorami hanno saputo regalarci.