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martedì 17 dicembre 2013

Prima invernale,finalmente!!




Finalmente! Quest’anno la prima invernale è arrivata in anticipo rispetto gli ultimi anni dove di solito era necessario aspettare la fine di dicembre. Questa volta siamo partiti il 7 grazie alle nevicate e al freddo di fine Novembre. In seguito l’arrivo dell’alta pressione ha purtroppo ridotto le zone innevate al solo settore centrale del Massiccio,le vette più elevate,i piani di Pollino e Gaudolino.Le temperature si sono mantenute comunque basse permettendoci in tal modo di trovare ghiaccio.



Per la prima non cerco cose complicate,mi voglio muovere per saggiare il terreno e dare un’occhiata a qualche via alpinistica di misto. Si parte destinazione Monte Pollino,la via il Canalone Sud-Ovest,o come lo chiamano alcuni il “Valangone”. Di neve dovrebbe essercene abbastanza trattandosi di un canale molto ampio e non estremamente pendente. Qualche giorno prima mi consulto con l’amico Mimmo,il quale mi dice che le vie in parete,come Dyrekta e Pollinya presentano salti scoperti,sono un pò vuoti. Forse solo Squirrell risulta essere quasi in condizione.




Un altro problema,purtroppo ricorrente è la strada che proviene da Campotenese direzione Colle Impiso,che non viene spalata,oppure rimane ghiacciata e il rifugio De Gasperi a Piano Ruggio costantemente in ristrutturazione. Tutto ciò costringe i possessori di auto normali provenienti dal versante calabro a fare un giro interminabile passando per Viggianello,le frazioni di Mezzana risalendo infine per la strada di Piano Visitone.Per fortuna il mio compagno ha un grosso fuoristrada che ci permette di raggiungere la nostra località di partenza senza problemi.




























Il freddo è pungente, - 4 a Vallone Zaperna (una delle zone più fredde d’Italia) e – 1 a Colle Impiso.Già da subito dobbiamo indossare i ramponi e così ci avviamo per il solito sentiero che porta a Piano Gaudolino.La neve è ghiacciata per cui si cammina alla grande,i corsi d’acqua dei vari torrentelli sembrano lastre di vetro. Al contempo la giornata è splendida e c’è un sole meraviglioso ad accompagnarci.



































A Gaudolino ci raggiunge un gruppetto di salitori,i soliti pugliesi che preferisce guadagnare la stessa destinazione dalla via normale. Noi invece,dopo alcuni metri di sentiero dove troviamo ampi tratti di vetrato,puntiamo nel bosco direzione avancorpo roccioso del versante Ovest. La salita è dura ma la neve non è alta e farinosa come purtroppo si trova spesso costringendoti ad una progressione faticosa e penosa. Raggiungiamo in tal modo le pareti all’altezza dell’attacco di Squirrell che sembra in condizione,almeno nella parte iniziale,ma essendo privi di corde e dispositivi di assicurazione ci limitiamo soltanto a dare un’occhiata. Aggirati a sinistra i roccioni sbuchiamo sull’ampio e solare canalone che riscontriamo essere  in ottima forma.




La progressione è splendida,è tutto ghiaccio e i ramponi mordono come non mai,solo in alcuni tratti la neve è più morbida ma non alta. Il paesaggio tutt’intorno è fiabesco:le rocce calcaree e i pini loricati sono un presepe,un paesaggio lunare,come solo il Pollino sa offrire. Su altri complessi montuosi infatti dopo il limite altimetrico del faggio non vi è più nulla,solo roccia. Quì invece,dove finisce il faggio compare il loricato che ama stare da solo e si staglia fiero come un guerriero. Anche gli esemplari secchi,bianco argentei con le forme contorte,assumono un aspetto spettrale,inquietante.






Io vorrei puntare per una uscita più impegnativa quasi sotto la vetta,una ventina di metri a 60 gradi di pendenza;il mio compagno invece,molto stanco preferirebbe un’uscita più dolce. Così lo dirotto più a sinistra in modo da guadagnare subito la cresta e raggiungermi subito dopo lungo vie più facili. Ci siamo, alle 14.00 il pilastrino dell’IGM che segna i 2248 m. è nostro. Ci sono 0 gradi centigradi e nonostante il freddo,il Sole ci pervade del suo dolce tepore,permettendoci anche di consumare un pranzo frugale.

Foto di rito e giù per la via normale. La prima invernale è fatta. Che sia questa di sprone per una nuova stagione importante e soddisfacente.


sabato 23 novembre 2013

Capo Palinuro (Parco del Cilento) : Sentiero "Fortini e torri"




“Luogo dove il vento gira”.Questo è l’epiteto che contraddistingue  Capo Palinuro, già conosciuto dai naviganti per la pericolosità delle sue insidiose correnti. E’un promontorio roccioso della costa della Campania Meridionale, tra il golfo di Velia e quello di Policastro, nel Cilento,caratterizzato da rupi scoscese, archi naturali, torri saracene e antichi fortini usurati dal tempo,una specie di “mano”che si protrae nel Tirreno.




Il toponimo si rifà al nocchiero di Enea che,come narra la leggenda,morì cadendo in mare di notte tradito dal sonno. Ciò che cattura l’occhio del visitatore è sicuramente il colore del mare,che va dal verde smeraldo trasparente in prossimità del porto,seguendo la strada che giunge dal paese,al turchese intenso in fondo agli strapiombi fino al blu cobalto,tanto da trasportarlo come d’incanto e improvvisamente in una spiaggia caraibica dalle acque cristalline.



L’escursione in barca permette di ammirare questo splendido promontorio visitando le grotte che si aprono ai piedi delle sue impressionanti falesie a strapiombo,quali la Grotta Azzurra,la Grotta del Sangue,la Grotta Sulfurea ed altre.



Dal porto invece parte un percorso di eccezionale bellezza:il sentiero “Fortini e Torri”, riscoperto nell'ambito di un progetto del Comune di Centola, finanziato dalla Comunità Europea e realizzato dalla cooperativa Arcella,  che segue un'antica mulattiera in un'altalena di terrazze verdi e suggestive e pareti a strapiombo sul mare. Il tracciato ad anello è molto vario e, pur sviluppandosi a quote modeste ,di difficoltà medio-bassa ed in prossimità del mare, offre vedute spettacolari sia verso il retroterra cilentano e la costa del golfo di Policastro spingendosi fino ai monti calabresi, sia sul mare, affacciandosi dall’alto di vertiginose falesie.




Siamo all’inizio di Novembre e fa molto caldo.Nonostante la pioggia della notte,tutto è pronto per la nostra escursione. Attaccando il sentiero che si dipana all’ingresso del porticciolo raggiungiamo in breve la Torre del Fortino o meglio la  Batteria del Prodese. Quì sulla Punta del Fortino, il panorama mozzafiato e il colore brillante del mare cristallino che si apre  sulla Grotta azzurra ci lasciano stupefatti. Vale la pena fermarsi e lasciarsi rapire da quest’incanto.




































Il tratturo ora si immerge nella fitta macchia mediterranea, costeggiando baie e anfratti silenziosi fino ad incontrare una diramazione:scendo lungo un percorso più accidentato per raggiungere ripidamente la torre posta a guardia della “Punta della Quaglia” sovrastante la Grotta Azzurra. Impressionante la parete strapiombante che precipita in mare con un poderoso salto verticale alla sinistra d’essa tanto da prestare la massima attenzione nell’affacciarsi. Una veloce arrampicata sulla sommità della torre e pare di trovarmi in capo al mondo,sospeso tra cielo e mare.
 



Riguadagnato il sentiero,puntiamo decisamente verso il Faro, sulle ripide falesie carbonatiche orientate a nord, dove vive la Primula di Palinuro, un endemismo unico: una pianta arrivata dal Nord in questa zona due milioni di anni fa e che si è adattata sopravvivendo alle mutazioni climatiche e ambientali senza mai mutare. Nel frattempo,i colori e gli odori del mirto,del lentisco e dell’alaterno deliziano il nostro incedere.




La risalita verso il faro prosegue tra pietraie e ceppi di saracchio, una pianta immarcescibile dalle foglie tenaci e taglienti che veniva utilizzata per legare le viti e per costruire robuste cime. Raggiungiamo in breve una radura più aperta tra grandi cuscini di ginepro e lentisco, piegati a terra dalla salsedine, che ammantano i costoni protesi sul mare. Ed’eccoci al Faro dove ci fermiamo per una meritata sosta rifocillandoci all’ombra di un muretto. Abbiamo così intersecato la strada cementata che raggiunge il faro proveniente dal paese. Da qui a scendere inizia forse il tratto più spettacolare dell’intero percorso.




































Un primo “affaccio” proprio sotto il faro ci permette di  osservare scorci panoramici sulla Cala della Lanterna le cui pareti strapiombanti precipitano fin giù al mare. Scendendo di un centinaio di metri ed intraprendendo successivamente una traccia che costeggia un boschetto,raggiungiamo l’estrema punta dell’ennesimo costone risalendo e saltellando su strane roccette,la Punta Mammone che ci permette di ammirare Il faro e la sua ardita posizione come un nido d’aquila proprio di fronte a noi. Verso Ovest invece sorge la Torre di Calafetente,nostra prossima meta.




Riguadagnata la strada e lasciato il Faro alle spalle,ci dirigiamo verso la stazione meteorologica. Una evidente sterrata,oimè deturpata al suo inizio dalla presenza di rifiuti di ogni genere lasciati dai soliti turisti “sporcaccioni”si addentra in una fitta vegetazione di profumati pini marittimi in direzione del Fortino, costruito sulla sommità del Monte d’Oro in epoca napoleonica.
 




































Seguendo il sentiero, in direzione sud, e superato un tratto in cui la macchia mediterranea copre la visuale del mare, si arriva alla Torre di Calafetente,toponimo dato dall’odore sgradevole emanato dalla sottostante grotta sulfurea. Qui lo strapiombo mozzafiato svela tutta la bellezza dei colori cerulei dell’insenatura di Calafetente, mentre la “finestrella”, incastonata nella falesia, fa affacciare il viaggiatore nei miti e nelle leggende che narrano di Capo Palinuro.
 



































Ormai stanchi ma sommamente soddisfatti degli straordinari paesaggi che questo lembo di terra ci ha regalato,riguadagniamo la strada asfaltata direzione porto dove andiamo a recuperare l’auto e…..l’albergo.


domenica 10 novembre 2013

Direttissima a Monte Sellaro