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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

sabato 27 settembre 2008

Gran Sasso:anno IV

 

mercoledì 10 settembre 2008

Video Gole di Barile (Raganello)

Eccovi proposto il video della risalita alle Gole del Barile riferito all'ultimo post,in versione "live",privo di sottofondi musicali.
Buona visione

lunedì 1 settembre 2008

Ritorno alle Gole di Barile


Dopo quindici giorni circa ritorno alle Gole di Barile presso S.Lorenzo Bellizzi per concludere alla grande la stagione torrentistica di questo 2008.Questa volta siamo in molti,13 per la precisione appartenenti a varie associazioni di appassionati di montagna.Tre le sezioni del CAI:Castrovillari,Cosenza e Reggio Calabria;alcuni appartenenti agli "Amici della Montagna" e altri al Soccorso Alpino Nazionale.Tutti insiame abbiamo vivacizzato la giornata di ieri 31 Agosto destreggiandoci e districandoci fra le cascatelle e i massi di questo splendido canyon superando le varie difficoltà fino a giungere alla cascata verticale dopo il masso incastrato.Il freddo ora si fa sentire di più in queste acque rimpinguate dalle piogge dei giorni precedenti,soprattutto per chi non ha la muta.Ritorniamo sui nostri passi giungendo così all'ingresso alle 16 circa.I vari gruppi hanno manifestato un notevole affiatamento e coesione dimostrando che quando si è animati da autentica passione non può esistere rivalità tra di essi.
Lasciamo per quest'anno i torrenti e ritorniamo in montagna,probabilmente organizzando una notturna per ammirare l'alba sulla vetta più elevata del Pollino intorno a metà Settembre.
Per chi voglia partecipare è libero di contattarmi.
Segue il fotoalbum dell'escursione
Le Gole del Barile

mercoledì 27 agosto 2008

Solitaria su Monte Pollino per una via inedita

“Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi “.Seppur non la condivida se presa in senso assoluto,esordisco con questa frase di Marcel Proust per descrivere una via inedita per salire su Monte Pollino realizzata in solitaria.In realtà le mie intenzioni erano altre,ovvero portare tre amici sul Pollino lungo la via normale da Colle Impiso.E invece mi ritrovo da solo.Quale occasione migliore per terminare la stagione estiva facendo una “classicissima”del Parco del Pollino.Il clima gradevolmente fresco nell’ombra dei faggi sembra invitante.Durante la marcia nella prima parte del sentiero mi accompagna solo il risuonare dei campanacci delle mucche nel bosco.Strano che oggi nessuno salga al Pollino.Scoprirò solo al ritorno che una famigliola (papà,mamma e figlioletto)sono arrancati sulla Serra del Pollinello per ammirare i vetusti pini loricati dalle forme più bizzarre.Uno di essi,spettacolare ha la forma di un candelabro.Giunto a Colle Gaudolino vedo a fianco della rossa capanna –rifugio due pastori col fuoristrada e non capisco come si possa tollerare che un mezzo simile giunga fin lassù,in piena “Zona A”.
Dopo qualche foto dal soleggiato pianoro l’istinto dell’esploratore mi prende e comincio a valutare una possibile variante alla via normale e subito i miei occhi si posano sulle pareti rocciose del versante ovest.Si tratta di un avancorpo roccioso disposto a franapoggio come strati di pacchi di giornale intervallati da cenge erbose.Lo scenario offrirebbe interessanti possibilità alpinistiche ma aimè non ho con me neanche il becco di un moschettone o un pezzetto di corda.Dunque,meglio non rischiare e cercare un passaggio sicuro che dia la possibilità di tornare sui propri passi.

Così mi avvio nel bosco in direzione opposta rispetto al sentiero puntando un muraglione che scende obliquo da sopra.Nel punto più basso arrampico per alcuni metri portandomi su una cengia.La risalgo (il pendio,ripidissimo e invaso da piccoli faggi contorti,rende la marcia difficoltosa)fino a raggiungere un enorme tronco di faggio marcescente riverso a terra.Qualche metro più su mi affaccio su un fantastico belvedere a picco sulle pareti sottostanti dominando la Valle del Frido e in compagnia di pini loricati pensili che prediligono ambienti rocciosi selvaggi e isolati. Proseguendo mi ritrovo a dover attraversare un esile cengetta se voglio continuare,ma l’eccessiva esposizione mi fa desistere e tornare indietro per cercare un altro passaggio.Devo in tal modo ridiscendere il pendio costeggiando la parete sovrastante. Noto che la roccia è ottima per arrampicare e scavalcarla,ma senza attrezzatura alpinistica per assicurare la via,ripeto,NON SI PUO’.Mi imbatto anche in una piccola grotta formata da tre buchi;sembra essere la tana di qualche lupo. Devo scendere ancora per trovare un punto più comodo per arrampicarmi senza rischiare e così faccio.

Dovrebbe essere il passaggio che mi porterà oltre i muri di roccia facendomi guadagnare la cresta fino alla confluenza col canalone Sud-Ovest affrontato lo scorso inverno durante una terribile bufera di vento.Da qui un ultimo sforzo per guadagnare la cima.

Il panorama è grandioso:sotto di me uno scenario di rocce e pini loricati che sembrano fondersi tra loro. Sopra l’immenso anfiteatro di vetta di Monte Pollino che si staglia su un cielo terso.La constatazione questa che quando si pensa di aver visto tutto della propria terra essa stessa sa regalarti nuovi scenari.Un’altra vera scoperta in questa terra magica di Pollino.

sabato 16 agosto 2008

Nelle Gole del Barile






Un 15 Agosto rovente dal punto di vista meteorologico caratterizzerà la risalita delle gole del Barile in torrentismo (la temperatura toccherà i 40 gradi a S.Lorenzo Bellizzi nonostante gli 800 m. di quota).Ad accompagnarmi,Carlo,consorte e nipote.Il nome “Barile”attribuito alle gole alte del Raganello è dovuto al fatto che la corrente durante le piene trascinando i massi produce un suono simile a barili che rotolano.

La giornata è appunto ideale.Piacevolissimo in piena estate stare sempre a contatto con l’acqua del torrente a tratti nuotando nelle pozze,risalendo piccole cascate e scivoli e saltellando tra i massi levigati dall’acqua.L’ambiente circostatnte è fiabesco.Circondati da altissime e impressionanti pareti che in un punto si innalzano per 500 m ci divertiamo a superare i piccoli ostacoli che questa gola oppone:l’ingresso alle gole in cui è necessario calarsi con l’ausilio della corda;il “Cucchiaio”,un piccolo salto di alcuni metri dove è necessario aiutare prima uno dei componenti del gruppo a salire, il quale fisserà una corda ad una piastrina e a sua volta isserà gli altri a forza di braccia.Poi un passaggio insidioso,fra rocce molto scivolose,rese tali dai continui passaggi dei torrentisti che la impregnano di fango;il “Buco”,in cui bisogna infilarsi uno per volta e poi far passare gli zaini ed infine il “Gomito”,una piccola cascata la cui pressione dell’acqua impedisce di tirarti su,per giungere fino al “Masso incastrato” dove è di rito farsi fotografare al di sotto di esso fingendo di sollevarlo.Per i graditi ospiti è stata una bella esperienza e,nonostante qualche titubanza nei passaggi chiave sono riusciti a completare il percorso in andata e ritorno. L’ambiente è grandioso ma allo stesso tempo pericoloso:bisogna munirsi di casco ,di uno spezzone di corda di una quindicina di metri, ed è necessario sapersi destreggiare fra le pietre nell’acqua.Una distorsione,una caduta ecc. può rendere i soccorsi alquanto difficoltosi soprattutto se non si conoscono bene le poche vie d’uscita presenti lungo le gole.Un’ultima nota:come raccomanda Giorgio Braschi nella sua illustre guida “Sui sentieri del Pollino”:”l’entusiasmo non deve mai farci scordare che qui è opportuno muoversi in silenzio,con prudenza e rispetto,badando a non disturbare la fauna e a non lasciare traccia del nostro passaggio”.

Chiudiamo il pomeriggio pranzando in una delle trattorie del paese deliziando il palato con pietanze locali a base di pasta di casa al sugo di carne e funghi porcini e una grigliata di carne mista.Non poteva concludersi meglio dato l’orario (le 4 del pomeriggio).

Guarda il video


mercoledì 30 luglio 2008

Il sogno mancato……(per ora) !!

Sabato 26 Luglio 2008,Rifugio Du Gouter (3800 m.),ore 2 del mattino;apriamo la porta delle camerate per uscire: NEVICA!!! Pochi istanti per capire che il sogno di conquistare il tetto d’Europa,il Monte Bianco, si sarebbe dissolto come neve al sole.

Un rapido consulto con le guide alpine e aspettiamo una mezz’ora,tre quarti d’ora,la situazione non cambia.Andiamo a dormire e ci rialziamo alle 6.Anche se il tempo sembra migliore e non nevica più,ormai è troppo tardi fare l’ascensione.La via del ritorno è lunga e avremmo perso le ultime corse del trenino a cremagliera e della funivia che ci avrebbero riportati a Chamonix.L’indomani,domenica 26 Luglio saremmo dovuti ripartire per la Calabria.

Quest’anno è andata così.Un’estate balorda e contraddittoria che prima ci ha negato la scalata al Cervino per impraticabilità e poi del Monte Bianco.Ma non bisogna arrendersi mai,non bisogna mettere nel dimenticatoio i sogni e riprovarci,magari il prossimo anno aspettando il periodo giusto quando il Cervino si sveste del manto nevoso e ti invita a conquistarlo.

Comunque anche se non siamo saliti su nessuna cima,io e i miei compagni abbiamo sicuramente acquistato la piena consapevolezza dei nostri mezzi e delle nostre capacità consolandoci con delle piacevoli escursioni al rifugio Duca degli Abruzzi ai piedi del Cervino dove,un po’ più in alto è collocata la Croce Carrel,punto in cui la leggendaria guida alpina e il primo che conquistò il Cervino dal versante italiano morì di sfinimento portando in salvo il suo cliente;sul Plateau Rosà ammirando l’immenso anfiteatro di creste che compongono il gruppo del Monte Rosa ,laddove è possibile sciare anche in estate ed infine sul rifugio Gouter dopo una estenuante scalata di 1400 m. di dislivello partendo dal Nid d’Auguille risalendo una scarpata fra rocce e corde fisse e come dicono, fra le due è la tappa più dura per salire sul Bianco.

Ora cercherò di godermi il resto dell’estate metabolizzando questa esperienza e ripartirò dalla mia terra,il Pollino che tanto mi ha dato e tanto mi darà.

Del resto le montagne sono sempre là,pronte ad essere conquistate.

Altre immagini della gita

Cervinia 2008







lunedì 16 giugno 2008

Sul Dolcedorme per il Crestone sud

Il versante sud del Dolcedorme è il più impervio ed imponente, al visitatore appare come una immensa bastionata rocciosa ammantata da selve di leccio,aceri,faggi,pini neri e più su da frotte di caratteristici pini loricati,simbolo del Parco del Pollino.

sabato 24 maggio 2008

Intorno alla "Gran Becca"

Anche quest’anno il Cai Castrovillari organizzerà una sortita sulle Alpi a fine luglio 2008.Il programma condensato in quattro giorni utili si presenta vario e interessante.Saranno formati due gruppi,uno alpinistico,l’altro escursionistico,entrambi impegnati in escursioni facili ed ascensioni più impegnative ai piedi di “sua maestà” il Cervino.Di seguito il calendario e la scaletta operativa.

lunedì 28 aprile 2008

Valle dell'Abatemarco Canalone Mondo Nuovo(S.Giovanni)

 

 

Il concetto di “wilderness”identifica ambienti non intaccati dalla presenza di segni e rumori dell’attività umana,….spiritualmente esprime il superbo gioco interiore di sensazioni,emozioni e sentimenti che quegli ambienti suscitano nell’animo.

- La wilderness del Pollino – Mario Adda Editore,Bari




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’intera Valle dell’Abatemarco ,nel comune di Verbicaro rispecchia appieno ciò che il concetto di wilderness esprime.Mentre si percorre la valle ci si rende subito conto di come questa porzione di territorio è estremamente bella quanto selvaggia:foreste vergini e impenetrabili,valloni aspri e dirupati,luoghi ancora inviolati.Giunti all’ampio declivio della “Carpinosa”,dove termina la stradina asfaltata,caratterizzata da pascoli invasi di pietre,muri a secco e antiche casette anch’esse in pietra,ci si imbatte in un fantastico anfiteatro di vette,facenti parte del “Gruppo del Pellegrino”che con i suoi 1987 m. rappresenta il massimo rilievo dei “Monti d’Orsomarso”,ovvero il settore sud-occidentale del Parco del Pollino.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da sinistra a destra i dirupi di Boccademone, Cozzo dell’Orso,Schiena di Lacchicielli,Cozzo del Pellegrino e La Calvia.Sotto le vette di questi ultimi rilievi si aprono due grandi ferite da cui scendono due ripidissimi canaloni-ghiaioni.La risalita del canalone del Pellegrino costituisce una delle vie alpinistiche invernali tra le più difficili.E’ necessario che sussistano le condizioni ideali per la sua ascensione:neve compatta o ghiaccio sul fondo e che dall’alto non si verifichino scariche di pietre o slavine.Diversamente,sarebbe proibitivo e pericoloso.Sul canalone che scende da La Calvia non si sa quasi nulla,salvo che sarebbe ancora più irto di pericoli e difficoltà.La letteratura escursionistica del Parco è muta a questo riguardo e le testimonianze della gente del luogo sono piuttosto scarne e frammentarie.





Con Massimo ci siamo concentrati nella esplorazione di un terzo ghiaione che scende da sinistra rispetto al canalone del Pellegrino.Non avendo trovato (al momento) nessun toponimo sulle carte l’ho denominato “Canalone di Mondo Nuovo”,nome della località in cui esso si sviluppa.Contrariamente alle nostre aspettative non abbiamo trovato neve,soltanto qualche chiazza in fusione.L’attraversamento di queste lingue di neve granulosa in questo periodo può essere pericoloso in quanto in prossimità dei grossi massi sul fondo si formano buche molto profonde,veri e propri crepacci.





Dove non c’è neve si procede affannosamente su sfasciumi di rocce che franano ai nostri piedi,roccia rotta,sfatta e una sorta di ghiaietto scivoloso misto ad acqua,rami spezzati,tronchi marci portati giù dal peso della neve invernale;sembra che qui nulla stia fermo,una vera ira di Dio.Mentre si risale ci si rende conto che continuare potrebbe costituire un vero problema,considerando anche i tempi per il ritorno.Giunti a 1200 m. di quota il canalone si dirama:a sinistra si restringe perdendosi nel bosco,a destra una parete concava di roccia marcia con stillicidio d’acqua di fusione ci sbarra la strada.



Non vi è possibilità di piazzare chiodi e in più non sappiamo quale altra diavoleria potremmo trovare più su.Si aggiunga il rischio altissimo di scariche di massi dall’alto.Si decide così di non andare oltre e per non rifare il percorso a ritroso nel ghiaione decidiamo di spostarci sulla pendice boscosa di lato il ghiaione.Percorriamo a mezza costa il ripidissimo costone scegliendo il punto migliore per calarci.Occorreranno sei calate da 50 metri con la tecnica della corda doppia per riportarci sul fondo del canalone molto più a valle.Il ritorno poi per la stessa via.



Esaminando la zona su Google Earth ho potuto constatare che il ghiaione sarebbe morto un centinaio di metri più in alto,proprio sullo spartiacque del costone denominato S.Giovanni.Per concludere direi che per avventurarsi in questo territorio occorre conoscerlo bene e,non mi vergogno a dirlo farsi accompagnare da qualcuno esperto del posto, forse zio Felice,che,a detta di Massimo, da queste parti è una autorità.Spero che il prossimo inverno,insieme a zio Felice possiamo realizzare una fantastica risalita del Canalone del Pellegrino.Il Pollino è anche questo.