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Attenzione: per alcune escursioni è possibile scaricare le tracce GPX in basso dopo il testo!!

martedì 18 settembre 2007

La Forra del Galatro



Il Gàlatro nasce dalle pendici sud orientali del gruppo del Monte Caramolo (Massiccio dell’Orsomarso).Dapprima si presenta come un modesto torrente dal greto quasi completamente asciutto,invaso da una fitta vegetazione di fiume,rovi e sterpaglia varia.Ciò sottolinea la scarsa antropizzazione di molte aree del Pollino;penetrare foreste di macchia mediterranea quì ,vi assicuro,può essere una vera impresa.Varie volte ne sono uscito con brutti graffi sulle gambe e sulle braccia.






















Piuttosto fastidiosa e un po’ banale la prima parte della discesa.A metà percorso la gola si incassa divenendo una stretta e profonda forra fino all’uscita, passando sotto il Ponte dei Colombi presso l’abitato di Acquaformosa.Avevo in programma la discesa del Gàlatro da diverso tempo e l’occasione è giunta.La squadra è veramente forte;d’altronde certi itinerari vanno affrontati con gente esperta e preparata:l’immancabile Massimo,compagno di mille avventure,Salvatore,Fulvia ed ‘io.I Fantastici 4.




































I miei tre compagni quel giorno pensano di andare ad una gita scolastica,arrivano tardi all’appuntamento,ci si ferma al bar del paese per fare colazione,successivamente al supermercato per comprare i panini.Insomma si arriva alla "presunta"località di partenza alle 10.30 circa.Presunta perché non sappiamo se la Fontana dei Comunisti,da dove dovrebbe staccarsi il sentiero che si getta nella gola sia proprio quella che incontriamo salendo col fuoristrada lungo la strada montana che porta alla Madonna del Monte.Le notizie che abbiamo a disposizione sono piuttosto frammentarie e forse contraddittorie.La fontana dovrebbe trovarsi subito dopo una curva a gomito sulla sterrata.La curva c’è ma la fontana no..Per essere sicuri telefoniamo ad un conoscitore della zona il quale invece di darci informazioni sul luogo sembra preoccuparsi piuttosto della nostra dotazione alpinistica. Comunque al greto del fiume ci siamo,è quello alla nostra destra.Sebbene sia già tardi,cominciamo a scendere.Dalle informazioni so che occorrono 6 ore per la discesa.Passano 2 ore,2 ore e mezza e continuiamo a districarci fra i rovi.Dei salti previsti neanche l’ombra.Fa un caldo della malora e,come se non bastasse,zanzare e tafani quel giorno sembrano avercela con me.




































Già i tafani.Vi auguro di non fare mai la loro conoscenza.Il giorno dopo,dalle numerose punture avrò gambe e braccia gonfi come palloncini,e un dolore fastidiosissimo.Decidiamo di uscire dal fiume per salire più a monte e vedere meglio la situazione.Siamo in piena campagna con il sole che picchia sulle nostre teste.Ma che ci faranno mai quattro alpinisti atrrezzati di tutto punto in campagna?Fulvia rincara la dose:siamo come quattro canoisti nel deserto in cerca dell’ acqua.Raggiungiamo una radura con dei mezzi da lavoro per tagliare legna.Ci vedrà il proprietario da lontano e ci beccheremo anche qualche fucilata?Ormai ci aspettiamo di tutto.Ma come si sa,la fortuna aiuta gli audaci.Da li scendiamo lungo una traccia di sentiero che porta ancora nel greto del torrente.Dopo alcuni metri invasi della solita vegetazione apriti cielo!!Siamo al primo salto,5 o 6 metri circa.Siamo entrati nella gola.Sono le tre del pomeriggio.Mi chiedo se ce la faremo per le nove.In questo tipo di forre una volta dentro puoi soltanto andare avanti,non è possibile fare dietro front.L’entusiasmo si impossessa di noi.Finalmente ci siamo .Armati di corde e discensori cominciamo le manovre di calata.Una dietro l’altra.Una sequenza interminabile di bellissimi salti.Constatiamo che questa gola,non solo è splendida ma anche molto tecnica.




































Giungiamo ai salti più importanti,10,15 metri di verticale su roccia calcarea liscia.Notiamo gli spit con anelli e cordini già piazzati.Di questi ultimi però non ci fidiamo troppo,si tratta di corde statiche piuttosto vecchiotte.Quando è possibile sacrifichiamo qualcuno dei nostri cordini da lasciare in loco.Sulla sicurezza non si può scherzare.Le piastrine invece sono a posto.Dove è possibile e non ci sono soste attrezzate sfruttiamo robusti alberi per fare sicura con la corda doppia.Prima di un modesto salto ci prendiamo anche il lusso di piazzare uno spit con il perforatore (ca. mezz’ora per l’operazione).Il ponte dei Colombi sembra essere vicino,si sente anche il rumore delle auto che vi transitano.Pura illusione.Siamo all’inizio della sequenza degli ultimi salti,i più spettacolari,con una verticale max. di 20 m.Uno dietro l’altro intervallati da salti minori.Per guadagnare tempo (è molto tardi), mentre due componenti si fermano a raccogliere le corde lunghe altri due si portano avanti con quelle corte sperando che non ci sia più da calare,ma questo canyon sembra non finire mai.Proverbiale imprecazione di Salvatore ad un certo punto allorchè si trova davanti l’ennesimo salto,più alto dei precedenti:”ma qui giochiamo al rialzo!!”


































Purtroppo sotto il ponte dei Colombi constatiamo che la gola è una maleodorante discarica ;si trova di tutto;camminiamo praticamente sopra uno strato compresso di spazzatura e rifiuti di ogni genere:reti da letto,mobili,una lavatrice sospesa a 40 metri sopra le nostre teste e un auto incastrata tra le vertiginose pareti .Nell’incidente due giovani tempo addietro qui persero la vita.Dimenticavo,civili abitanti del paese gettano qui non solo rifiuti ma anche,purtroppo cucciolate di cagnolini non voluti dai padroni.Ne troviamo 3 o 4 morti dopo un volo di 50 metri.Scena rivoltante,indescrivibile.Ne sono uscito nauseato.Mi sono ripromesso di non tornarci più a meno che le autorità competenti non prendano provvedimenti atti a restituire a questo splendido luogo la bellezza che merita.





Al crepuscolo ,attirato dalle carogne un gufo reale con il suo verso stridulo che riecheggia fra le pareti vola verso di noi con aria minacciosa.Si ferma sospeso in volo a pochi metri da me e Salvatore con occhi profondi ed espressione guardinga.Sembriamo prede troppo grosse per lui e così torna indietro.Splendida creatura che incute rispetto e anche un po’di timore.La sua apertura alare è davvero consona a questo re della notte.E’ già buio.Tra di noi aleggia un c certo nervosismo.La preoccupazione sarà quella di trovare l’uscita in quanto dopo le gole il letto del torrente è praticamente ostruito dai rovi.Infatti i nostri timori si concretizzano...Una coltre spessa e fitta di vegetazione ci sbarra ogni possibilità di uscita...Siamo obbligati a montare le lampade frontali.Faccio un tentativo;risalgo per qualche metro in sinistra idrografica il greto pietroso di un piccolo affluente,mi sposto verso destra e cerco di sfondare uno strato di rovi di un metro e mezzo,due, ed ecco l’uscita,finalmente!Sono le 20.00.Con un pesante bastone allargo il foro prodotto col mio corpo e segnalo agli altri la posizione con la frontale.L’incubo è finito.
Forse,come mi suggerisce Massimo,mai come ora le parole del sommo poeta tornano alla nostra memoria:“E quindi uscimmo a riveder le stelle”! Sig!!

 
Dati tecnici della gola,da: (www.micheleangileri.com/):
Nome Gola del Gàlatro
Regione Calabria, monti di Orsomarso
Centro urbano più vicino Acquaformosa
Quota ingresso alveo 940 m
Quota uscita alveo 580 m
Sviluppo 1700 m
Verticale massima 20 m
Numero totale di salti una ventina ca.
Roccia calcare
Tutti i salti importanti sono protetti con spit ,piastrine e cordini.Due di essi,sono stati sostituiti con cordini nuovi in kevlar.

lunedì 10 settembre 2007

Ritorno al Pollino tra gole e forre.2° parte:Il Canyon del Raganello

Ormai la considero una tradizione,una classica dell’estate nel Parco del Pollino.Parlo delle gole del Raganello:almeno una volta l’anno risalire le gole del Barile (il ramo alto del Raganello) o discendere il ramo basso da Pietraponte( S.Lorenzo Bellizzi)fino al Ponte del Diavolo a Civita.Sei ore di intense emozioni,sempre a contatto con l’acqua che ci accompagna col suo brusio sommesso.Quest’anno un gruppo nutrito e ben affiatato:Massimo,Fulvia e Salvatore del Soccorso alpino,Domenico del CAI Cosenza,Vincenzo ed io,CAI Castrovillari.

giovedì 30 agosto 2007

Ritorno al Pollino tra gole e forre. 1° parte:La ferrata della Gravina




Il gran caldo di questa lunghissima estate ha dirottato i miei passi ad andare non tanto per monti quanto per gole e canyon,numerosi e spettacolari qui nel Pollino.Il contatto con l’acqua al riparo dal sole cocente spinge infatti molti turisti ed escursionisti a praticare dalle mie parti il torrentismo.

Inizio Agosto,dopo la sortita sulle Dolomiti mi sento con Carlo,con il quale eravamo d’accordo per la ferrata del Caldanello a Cerchiara di Calabria.
Cerchiara è uno splendido paesino arroccato a 650 m. sul livello del mare alle pendici del Monte Sellaro.E’ lambito da questa splendida gola,il Caldanello , considerata una delle più belle d’Italia(simile se vogliamo al suo fratello maggiore,il Raganello).




Partendo dalla briglia, si sviluppa una interessante e divertente via ferrata, divisa in due tratti che si snodano sulle opposte pareti della forra. Quest’ultima è costituita da segmenti orizzontali e verticali e giunge fin sopra le rovine diroccate del castello del paese.L’altro tratto è molto interessante se consideriamo la parte iniziale,da brivido:si scende su uno spezzone di cavo d’acciaio posto a strapiombo sulla gola.

Dopo un breve tratto orizzontale suggestivo su vertiginose cengie si interrompe improvvisamente presso un boschetto. Il percorso parte dal basso,presso il depuratore del paese. Ci avventuriamo nelle cengie attrezzate.
  A parte il gran caldo procede tutto bene,cadenza regolare;Carlo ha già percorso diverse vie ferrate nel massiccio del Gran Sasso.Un po’ di attenzione in un tratto verticale privo di frazionamenti.
                Al ritorno,per evitare rogne calo il mio compagno assicurandolo col “mezzo barcaiolo”,nodo di sicurezza usato spesso in alpinismo. Una caduta in tali punti provocherebbe sicuramente dei danni anche se  provvisti di longe.Segue un altro tratto ripido e subito dopo altri 6/7 metri quasi verticali ed esposti sul filo di una crestina.
               Giunti alla briglia ci spostiamo subito in destra idrografica dove  bisogna calarsi verticalmente per alcuni metri su una liscia parete che scende a picco nel fondo della gola.Percorriamo una cengia che sale diagonalmente sugli strapiombi di 50 metri e più perfettamente verticali.
               Paesaggio aspro e severo il Caldanello, si staglia su di noi innalzando le sue maestose pareti calcaree lavorate e levigate dal millenario lavorio degli agenti atmosferici.Nel nostro procedere siamo accompagnati dal timido brusio delle acque che scorrono nel fondo delle gole.
              
Il cavo si interrompe bruscamente presso un boschetto laddove si innalza una parete di una trentina di metri.Da qui si potrebbero attrezzare due vie interessanti,una dritta (almeno di 5°,5+),l’altra sale per alcuni metri in verticale e poi si sposta verso destra per terminare presso alcuni alberi (4°).
Percorriamo entrambi i tratti di ferrata in andata e ritorno (ca. 4 ore).
E poi ritorno alle auto in piazza.Dopo una birra al bar ci diamo appuntamento questa volta a “casa sua” nel Gran Sasso.
 

venerdì 3 agosto 2007

Sulla Marmolada,regina delle Dolomiti

Base di partenza per l’ascensione alla Marmolada è la pittoresca cittadina di Alleghe posta nella stretta vallata agordina, pochi chilometri a Sud della Marmolada, e chiusa ad oriente dal sovrastante massiccio del Civetta. Il nome di Alleghe sembra derivi le sue origini da un probabile latino "alica", termine collegato con "alicarius" equivalente a granaio o "parte superiore della casa", in cui si riponevano il grano o la paglia. Già nel XII secolo esisteva una numerosa comunità montana, tanto da essere necessaria una cappella per le fuzioni religiose di tutta la zona. Il centro abitato di Alleghe, prima della formazione del lago, era composto da un gruppo di villaggi posti sul fondovalle e sulle pendici laterali del torrente Cordevole. "L’11 gennaio 1771 un’enorme frana precipitò dal Monte Spitz seppellendo tutto il fondovalle,generando così il lago.

sabato 16 giugno 2007

Dolcedorme 2267


Non si tratta di un nome in codice o una oscura sigla.E’ semplicemente il nome della vetta più alta del Parco del Pollino e la sua quota.Se vogliamo è la cima più alta del Meridione,dalla Maiella in giù,escludendo naturalmente l’Etna che costituisce un caso a se.Chi frequenta il mio blog ormai dovrebbe conoscerla abbastanza bene.E’ anche la montagna da me più scalata,da tutti i versanti e per numerose vie ,in tutte le stagioni e in tutte le condizioni climatiche. FOTO 1

domenica 20 maggio 2007

LE CINQUE CIME DEL POLLINO


Vi racconto di una bella escursione fatta qualche anno fa.Anche le foto sono sono un po’ datate.La considero come una sorta di rito iniziatorio alla montagna,simile al famoso “Centenario”del Gran Sasso.Mi sono ispirato ad un racconto apparso tempo prima su Apollinea (il periodico del Parco del Pollino) dove tre escursionisti vollero “circumnavigare” le 5 cime del Pollino che superano i 2000 m. di altezza in un solo giorno. Le cinque cime costituiscono l’Acrocoro centrale del Massiccio del Pollino e formano una V con vertice la cima del Dolcedorme.Circondano a corona i Piani del Pollino suddivisi nel Piano Toscano,alla base del M.Pollino e la Piana di Pollino verso Serra delle Ciavole.Essi sono splendidi pianori carsici che in tempi remoti costituivano un grande lago pleistocenico prosciugatosi a seguito dell’apertura dei suoi inghiottitoi.Sono ricoperti di “flisch”(l’insieme di argille,marne e arenarie che caratterizza l’area settentrionale del massiccio).Il toponimo deriva dal nome datogli dai geologi dopo aver studiato questo tipo di rocce sulle prealpi svizzere.Letteralmente “terreno che scivola”. FOTO 1 Le 5 vette più alte del Pollino sono “Serra Dolcedorme” che con i suoi 2267 m.è il tetto del meridione,la montagna più alta dalla Maiella in giù;Monte Pollino 2248 m;Serra del Prete 2281 m.;Serra delle Ciavole 2130 m. e Serra Crispo 2053 m. Il percorso inizia logicamente a Colle Impiso (1573 m.) dove si lascia l’auto.Attacchiamo alle 5 del mattino;è ancora buio e occorrono le lampade frontali. FOTO 2 mappa La prima cima da conquistare è Serra del Prete che aggrediamo dalla cresta nord.Questo è anche il dislivello maggiore di tutto il percorso che dobbiamo affrontare,ben 610 m.in salita giusto per scaldare i muscoli.Quasi in cima riusciamo a cogliere la magia di un’alba spettacolare,il sole che sorge da dietro le rocce e i pini loricati di Serra delle Ciavole,proprio di fronte a noi.Siamo in vetta alle 6.45. FOTO 3 Colazione e discesa verso Colle Gaudolino ,506 m. in discesa fino alla baracca dei pastori.Di fronte si staglia minacciosa la mole di M.Pollino.Per guadagnare tempo tralasciamo la via normale e ci immettiamo nel canalone che in direttissima e in dura erta ci porterà in vetta in minor tempo ma con maggiore fatica. Aggiungiamo così altri 574 m. in salita e alle 10.30 siamo sulla cima del Monte di Apollo. FOTO 4 Abbiamo 1174 m. di dislivello e 5 ore e 30 di marcia nelle gambe,la fatica è già notevole.Aleggia tra di noi il dubbio di non farcela e di dare forfait alla prossima tappa,la Serra Dolcedorme. Il saliscendi da una cima all’altra ci “spacca le gambe” ma continuiamo senza forzare troppo il passo,il nostro obiettivo infatti non è quello di stabilire record di velocità ma di completare l’anello.Ci rincuora il fatto che dopo la discesa dal Pollino alla Sella del Dolcedorme dovremmo affrontare un dislivello di soli 297m. in salita.Seguendo così il bordo della fantastica cresta delle “Murge di Celsa Bianca” alle 13.00 siamo sul Dolcedorme.Ci fermiamo per un pranzo frugale.Subito dopo impegnamo il sentiero che in discesa ci condurrà al Passo delle Ciavole.L’imbocco è segnalato dalla presenza di un pino loricato scheletrico,il sentiero serpeggia immerso nella fitta faggeta. FOTO 5 A questo punto anche la discesa (395 m. di dislivello) pesa come un macigno sulle ginocchia e sulle caviglie e,purtroppo al passo un componente del gruppo ci abbandona stremato dalla fatica;se ne ritornerà per i Piani di Pollino dove seguirà con lo sguardo il nostro proseguire.Da parte nostra abbiamo da superare la ripida salita per la cresta sud di Serra delle Ciavole;senza più acqua e le forze che ci abbandonano progressivamente zigzaghiamo tra rocce e colossali pini loricati che sembrano non curarsi della nostra performance.I 258 m. in forte pendenza sono infine superati e alle 15.15 tocchiamo la cima. FOTO 6 A questo punto tiriamo il fiato allorché proseguiamo lungo la cresta rocciosa di Serra delle Ciavole,orizzontale e abbastanza agevole.Dobbiamo assolutamente rifornirci d’acqua e così scendiamo dalla spalla centrale di Serra delle Ciavole verso la Sorgente del Frido,la più alta sorgente del Parco,un misero rigagnolo d’acqua che nonostante tutto si rivela provvidenziale a placare la nostra sete.Con rinnovate energie ci dirigiamo verso la Grande Porta del Pollino approfittando in tal modo per visitare “zi Peppe”,il grande pino loricato,simbolo del Parco ,bruciato dai vandali fra il 19 e il 20 ottobre 93. Ragazzi,quasi ci siamo;dobbiamo affrontare l’ultima fatica,la “non impossibile”Serra di Crispo,gli ultimi 106 m. di dislivello in salita. Il “giardino degli Dei”,così chiamato per la presenza di bellissimi pini loricati molto longevi simili a giganteschi bonsai che costituiscono uno degli ambienti più affascinanti e fiabeschi dell’intero Parco Nazionale ,ci accoglie tra le sue braccia alle 16.15. FOTO 7 Non ci resta che gioire e stappare una bottiglia di spumante che ci siamo portati in zaino per l'occasione lungo tutto il tragitto.L’impresa è compiuta.Scendendo per gli ondulati prati dei Piani di Pollino e poi imboccando il sentiero rientriamo a Colle dell’Impiso alle 18.40.Di seguito lo schema dei dislivelli colmati in salita e in discesa. FOTO 8 Ripensando alla bella impresa compiuta, sinceramente non so se la ripeterei.Forse dovrò averne un buon motivo.L’invito però lo giro a coloro i quali,venendo a visitare il mio Pollino Fantastico, vogliano misurarsi con se stessi,tenendo conto che si tratta di una escursione di tutto rispetto riservata a persone esperte , allenate e dalla notevole tenuta atletica.I quasi 2000 m. di dislivello da colmare in un giorno solo non sono uno scherzo.Il tentativo comunque può essere abbandonato in qualsiasi momento del percorso. Ecco la scheda tecnica riassuntiva dell'anello: Km percorsi: 19 ca Dislivello in salita: 1897 m. Dislivello in discesa: 1523 m. Durata percorso :13h 40 m. Cime toccate: Serra del Prete,Monte Pollino,Timpa di Valle Piana,Serra Dolcedorme,Serra delle Ciavole, Serretta della Porticella,Serra di Crispo. In foto: tramonto sul Dolcedorme

domenica 6 maggio 2007

Torrentismo nel fiume Jannello



Come una piccola gemma incastonata in una natura selvaggia,il fiume Jannello è un piccolo corso d'acqua immissario del Lao,unico fiume in Calabria adatto alla pratica del rafting (dall’inglese "to raft" ovvero "navigare su una zattera")e della canoa . Ecco la mappa tridimensionale FOTO 1 A differenza del Lao,lo si percorre in classico stile torrentimo.Il suo corso breve e non particolarmente difficoltoso lo rende adatto a chiunque si cimenti per la prima volta in questa disciplina. Siamo in territorio di Laino Borgo,paesino tipico del Pollino adagiato e lambito dal Lao.Laino non è conosciuto soltanto per il suo fiume,ma anche perché è il paese natio del prof. Biagio Longo,colui che studiò la varietà “Pinus Leucodermis Ant.”nel Pollino coniandone per primo il nome:”Pino Loricato”.A lui è stato recentemente intitolato il neo rifugio CAI ,in contrada Campolongo nel comune di Mormanno. Veniamo all’escursione.Solitamente per il torrentismo si attende l’estate,ma le temperature insolitamente elevate del periodo non ci scoraggiano dal mettere i piedi nelle sue acque fredde. Siamo in 27; FOTO 2 a capo del gruppo Ugo Orsini del Canoa Club Lao Pollino,coadiuvato da due guide ufficiali del Parco Pollino, Luigi Perrone da Mormanno ed Emanuele Pisarra da Civita.Con lui un nutrito gruppo di turisti pugliesi e noi del CAI Castrovillari. L’ambiente fluviale nel quale ci immergiamo è decisamente incantevole.(mi scuso se a volte per descrivere tali luoghi sembrerò ripetitivo nell’uso degli aggettivi,ma credetemi,dopo vent’anni di montagna,il Pollino continua a sorprendermi,e ogni volta è una emozione unica). Caratteristiche di questo breve corso sono le acque limpide e le cascate multiformi,il tutto incorniciato in una folta e verdeggiante vegetazione,una vera wilrdness mediterranea. FOTO 3, FOTO 4, FOTO 5 Non mancano di tanto in tanto rocce impregnate di muschio con stillicidio d’acqua e formazioni di calcite simili a stalattiti. FOTO 6, FOTO 7Nel superamento degli ostacoli ognuno usa il suo stile.La maggioranza però,ho notato, cerca di non bagnarsi i piedi cercando di evitare al massimo il contatto con l’acqua attraverso affannose ed inverosimili contorsioni fra massi di roccia e passaggi laterali. Dunque vogliamo snaturare il torrentismo? Da parte mia,preferisco tagliare la testa al toro e camminare in acqua.Per questo è consigliabile usare scarpette da tennis basse senza calze. Verso la fine io e Luigi,in avanscoperta raggiungiamo la cascata più alta,un salto di quasi 10 metri superabile lateralmente attraverso un sentiero invaso dai rovi.E’ qui che il gruppo si ricompatta.La cascata segna la fine del percorso.In realtà si potrebbe proseguire ma il seguito non propone novità degne di nota rispetto a ciò che abbiamo già visto. FOTO 8 Rimane da vedere però la cascata più bella,detta “del Toro”,che si trova a valle,e come mi spiegherà Ugo,”è buono lasciare il pezzo forte alla fine, per tenere sempre alto l’interesse degli escursionisti”. Ritorniamo sui nostri passi,operiamo una piccola digressione e,scendiamo per un ripido sentierino che ci immetterà in un’ansa dall’acqua verde smeraldo circondata da pareti rocciose, e lì di fronte,la maestosa “Cascata del Toro”. FOTO 9Come portata non sarà il fiume Lao,come spettacolarità non sarà il Raganello,come lunghezza non si può paragonare all’Argentino,ma vale la pena visitarlo,sia perché si trova a qualche chilometro dall’uscita autostradale,sia perché la brevità dell’escursione consente di visitare volendo anche Laino Borgo e Laino Castello.

venerdì 27 aprile 2007

La leggenda di re Alarico e il fiume Busento


Oggi ,uscita fuori Pollino.Andiamo nella Catena Costiera ad esplorare parte del corso del fiume Busento che confluisce col Crati a Cosenza,maggiore corso d?acqua della Calabria .Lo scopo è quello di preparare il terreno all?escursione che si svolgerà il 10 giugno prossimo con il CAI Castrovillari,in collaborazione con l?ass.?Amici della Montagna? di Bisignano e l?Amm.Comunale di Carolei.Un?occasione per recuperare e valorizzare antichi percorsi storico-naturalistici persi ormai nel tempo e sepolti dalla vegetazione,per renderli fruibili a visitatori e turisti.


Il fascino di questo fiume è legato alla storia del paesino di Carolei ,centro collinare a pochi chilometri da Cosenza e al re Alarico,attorno al quale aleggiano storie e leggende del tutto singolari. Di probabile fondazione enotra, Carolei è citata da Ecateo, storiografo vissuto tra il VI ed il V secolo avanti Cristo, in alcuni dei suoi scritti con il nome greco IXIA, che significa Vischio, da cui deriva per l?appunto la denominazione di Terra del Vischio. Fitti boschi di querce ed i castagneti, infatti, ancora oggi accolgono tra gli annosi rami, una rigogliosa vegetazione di questa pianticella caratteristica sempreverde, simbolo presso tutti gli antichi popoli, soprattutto del Mediterraneo, di virtù propiziatrici. 

È sicuramente terra di leggende. Su tutte ,quella ormai nota che riguarda Alarico. Narra la leggenda ? ripresa dallo scrittore tedesco August von Platen - che i Visigoti, per evitare che mani romani potessero violare la tomba del loro re, colto da improvvisa morte alla fine di agosto dell?anno 410, deviarono il fiume Busento, nei pressi di Cosenza, e seppellirono nel suo letto Alarico in armi, insieme al suo cavallo ed al suo tesoro e successivamente ripristinarono il normale corso delle acque.

Il Busento, silenzioso ed inesplorato, nasconde ancora il suo segreto.
Non ha avuto riscontri nemmeno la tesi sostenuta da due archeologi cosentini, che avrebbero individuato la tomba di Alarico in un sito abbastanza vicino al corso del fiume Busento denominato ?Rigardi?, situato lungo la vallata di un affluente del Busento, il fiume Caronte. Il luogo individuato si caratterizza per la presenza di una grande croce scolpita nella roccia, ben visibile ad occhio nudo dalla vallata, innanzi alla quale si aprono due grotte, dalla cui esplorazione sarebbero emersi segnali tali da confortare l?ipotesi di una eventuale sepoltura. Una ipotesi suggestiva, che non ha però trovato estimatori.
www.turismo.regione.calabria.it.

Arrivando a Carolei salendo da Cosenza ci rapisce il colpo d?occhio sulla valle di Mendicino e sulla mole di monte Cocuzzo che domina su tutto. Siamo in quattro:io,Domenico degli ?Amici della Montagna?, e Massimo con Ivana che qui sono di casa.
Località di partenza la frazione ?Motta di Domanico? edificata attorno ad una rupe rocciosa panoramica. Vi si arriva salendo una serie di gradoni scavati nella roccia ricca di ruderi. Sulla sommità della rupe la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (sec. XVII).Peccato che il corso di tanto in tanto sia invaso da gomme d?auto,reti metalliche e rifiuti d?ogni genere.D?altronde ci troviamo a pochi passi dai centri abitati.La prima parte del percorso è molto agevole grazie alla presenza di una sterrata in sinistra idrografica che costeggia il fiume.Le sue acque fredde ospitano la trota,importante indicatore ecologico.
Comunque la passeggiata non è mai scontata.Attraversando suggestivi boschi di ontano,immersi in una natura rigogliosa,incontriamo anche qualche sporadica fioritura di orchidea vesparia,davvero interessante.

Per raggiungere il tratto più suggestivo del fiume dobbiamo però abbandonare la sterrata e penetrare in una fitta boscaglia seguendo le esigue tracce di un vecchio sentiero fino a raggiungere l?alveo. Qui,in un labirinto di massi di calcarenite incastrati tra loro, l?acqua del fiume si fa strada attraverso piccole gallerie,anfratti e grotte di ogni genere.

Alarico non poteva scegliere posto migliore per seppellire il suo tesoro.
All?uscita riprendiamo la sterrata che in una buona mezz?ora ci ricondurrà a Carolei nella fraz. ?Appiè La Terra?.Prima di lasciare il paesino è doveroso visitare il PARCO STORICO di VADUE, costituito da un?antica residenza nobiliare ,il palazzo Andrea Civitella entro il quale è ubicato il MUSEO del PAESAGGIO.A pianta quadrilatera con cortile difeso da alti muri di cinta e portale ad arco, compaiono due annesse cappelle, di cui una semi diroccata, un Ninfeo Romano e un maniero cinquecentesco appartenuto agli Alarçon Mendoza.




martedì 10 aprile 2007

NEVE, GRAN FINALE


Traggo spunto da un detto popolare locale:Natale con il sole,Pasqua con la neve.L?inverno appena trascorso ha disilluso in tutto il territorio nazionale gli amanti della neve e degli sport invernali,nonché il sottoscritto.Il 21 Marzo la primavera ha dato il benvenuto con copiose nevicate dalle Alpi agli Appennini e,tutt?ora un considerevole strato nevoso ricopre il Pollino dai 1600 m. in su.

Per questo ho fortemente voluto l?ultima escursione ?invernale? prima che le temperature in rialzo portino via la neve in poco tempo (in realtà fino a maggio inoltrato lingue di neve compatta permangono nei canaloni in ombra dando l?opportunità di risalirli con attrezzature invernali).
?Teatro di battaglia?,Serra del Prete,che con i suoi 2180 m. è la terza vetta del Pollino. FOTO 1
Si parte da Piano Ruggio, splendido pianoro carsico a 1550 m. di quota.E? sicuramente il polo di attrazione più importante del massiccio sia per la comodità di accesso che per la presenza del Rifugio De Gasperi e due fontane nelle vicinanze.Località ideale per passeggiate rilassanti e pic-nic. FOTO 2
Serra del Prete si staglia proprio di fronte,una montagna immensa,piatta e glabra alla sommità,circondata a tutto tondo dalle faggete.Solo una timida presenza di pini loricati isolati rompe la linearità del paesaggio roccioso.Fa eccezione il versante sud,scosceso e dirupato,dove i loricati rigogliosi trovano il loro habitat ideale.E? una montagna ?comoda?,perché dà la possibilità di partire zaino a spalla anche tardi;d?estate ti permette di risalirla anche nel pomeriggio nonostante i 640 m. di dislivello da colmare.
La via è quella più diretta:?Il sentiero dei Carbonai? già fatto da me un paio di volte.Mi son preso la libertà di ribattezzarlo ?Via degli inghiottitoi? (presenza di tre splenditi inghiottitoi carsici lungo la linea di cresta che porta in vetta. FOTO 3
Il bosco è solenne ,coperto da uno strato nevoso notevole. FOTO 4 Nella progressione affondo alle ginocchia;con un paio di racchette ramponate avrei faticato meno.In alcuni punti con i bastoncini devo ?pagaiare?come fossi in canoa per spingermi in avanti.Di tanto in tanto incrocio orme di lupo (forse due)che sembrano dirigersi anch?esse verso la zona di vetta.Cerco di mantenere un passo cadenzato,seppur lento.Zigzagando cerco di evitare la neve guadagnando radure erbose tappezzate di ginepri emisferici fino a raggiungere un lungo terrazzo pianeggiante che mi permette di tirare il fiato. FOTO 5 La vista da qui è mozzafiato.Serra Dolcedorme in lontananza,fortemente innevata si staglia fiera con le sue pareti vertiginose.
FOTO 6
Sotto i miei piedi invece, domino Piano Ruggio pullulante di gente che,come minuscoli puntolini sono convenuti qui per la consueta pasquetta.Il suono confuso delle loro voci e non ben identificabili grida giungono fino a me dal basso. FOTO 7 Raggiungo in breve la confluenza con la cresta sud-ovest (la via classica di salita alla vetta).L?ambiente diventa suggestivo;cangiante da un aspetto appenninico a quello tipicamente alpino (davvero una montagna dai due volti questo Pollino). Mi sento perso nel mare della tranquillità della Luna.Il mio grande amico e compagno di avventura Massimo infatti,chiama questa montagna ?la mia Luna?.Non un albero,davanti a me solo un?immensa distesa bianca ondulata avvolta dalle prime nebbie del pomeriggio. FOTO 8
Monte Pollino alla mia destra troneggia con i suoi loricati maestosi abbarbicati sulle sue pareti rocciose.Mi fermo un momento ad osservare bene la levigata parete nord descrivendone con lo sguardo la sua linea di massima pendenza. FOTO 9
Intanto,rincorrendo gli omini di pietra posti su punti strategici raggiungo la cima.
Il tempo volge a male,minacciosi nuvolosi neri avanzano da ovest investendo in breve la montagna.Autoscatto con sfondo Monte Pollino e ritorno alla base.La giornata,iniziata bene,primaverile, diventa a tutti gli effetti invernale.Nel bosco mi coglie la pioggia che mi accompagnerà fino all?auto.
L?inverno quest?anno si è salvato in calcio d?angolo prendendosi in prestito qualche giorno dalla primavera.Se questa dev?essere l?ultima invernale,riconosco,è stato un gran finale.

In foto: Sulla vetta di Serra del Prete
Dietro Monte Pollino

martedì 27 marzo 2007

Monte La Caccia Cresta Nord






























Imponente e aderto,il Monte La Caccia,posto all’estremità sud occidentale del Parco del Pollino, a qualche chilometro di distanza dalla costa tirrenica in linea d’aria, si impenna improvvisamente per 1744 m. di altitudine dando l’impressione quasi di gettarsi nel mare. FOTO 1Il profilo frastagliato delle creste, le pareti strapiombanti e i valloni dirupati gli conferiscono di sicuro le caratteristiche di una montagna alpina. L’adiacente Monte Cannitello,anche se notevolmente più basso,pare essere un piccolo “Monte Cervino”,non sfigurando affatto di fronte al fratello maggiore. FOTO 2 Nonostante la vetta del Monte La Caccia venga raggiunta dagli escursionisti attraverso l’ormai collaudata “via normale” che parte dal villaggio di Trifari (fr. Di Belvedere M.ttimo) e passa per Serra La Croce;con Massimo concordiamo il giorno prima di attaccare la cresta nord e raggiungere la vetta. FOTO 3In cresta sorge una bizzarra formazione rocciosa battezzata simpaticamente “Il gelato”. FOTO 4 A vista non escludiamo l’eventualità di vincere le paretine iniziali con qualche “tiro di corda”.In effetti è così.Evitando il banale e lunghissimo aggiramento lungo il Vallone del “Castrito”,individuiamo il punto migliore per superare il primo salto,un tiro di 30 m. circa FOTO 5e subito dopo un secondo di una ventina di metri,valutati di IV grado alpinistico su roccia in alcuni punti friabile e infestata da fastidiosi arbusti. FOTO 6 Rotto finalmente il ghiaccio puntiamo decisamente verso il “Gelato” attraverso passaggi in cresta non particolarmente difficili. FOTO 7 Abbiamo modo così di ammirare il curioso monolito annoverandolo insieme ad altri famosi monumenti di roccia del Pollino quali il “Dito del Diavolo”,la “Pietra Portusata” e la “Tavola dei Briganti”della Montea;la “Pietra Campanara” dell’Orsomarso;”L’ascia di Scardiello”del Caramolo ecc.,formazioni carsiche queste,modellate dalla notte dei tempi dagli agenti atmosferici. FOTO 8 qui siamo costretti nostro malgrado ad attrezzare una terza sosta per il superamento di un tratto verticale di 25 metri circa molto insidioso per la presenza di massi instabili FOTO 9; FOTO 10; FOTO 11 Purtoppo le tre manovre ci fanno perdere diverso tempo.Sono infatti le 13.30 e ancora dobbiamo percorrere la lunghissima cresta e superare al contempo un dislivello di 600 m. se vogliamo raggiungere la vetta.Si spera a questo punto di non imbatterci più in tratti da superare in arrampicata per non perdere più tempo. Così è.Proseguendo lungo la cresta e superando macigni di ogni specie e dimensione,sempre in costante salita,abbiamo modo di godere di spettacolari visioni della parete ovest de “La Caccia”aggredita da folate di nebbia che pare facciano sembrare la montagna sospesa nel cielo in un atmosfera irreale. FOTO 12 I continui passaggi su roccia mettono a dura prova gambe e braccia ,ma anche la nostra forza di volontà.In genere quando affiora la stanchezza e non si è più lucidi come prima, è più facile commettere errori.Di questo ne siamo consapevoli e cerchiamo in tal modo di “soppesare”attentamente ogni nostro movimento. Finalmente,dopo una interminabile cavalcata sempre sul filo di cresta, alle 16.15 raggiungiamo la vetta de “La Caccia”.E’ molto tardi,rischiamo di farci cogliere dal buio nella lunga discesa che seguirà.Comunque ,ad un’ora scarsa di cammino,su Serra La Croce ,il rifugio “Belvedere”sarà pronto ad accoglierci nel caso si verificasse questa eventualità. FOTO 13 ; FOTO 14 Infine riusciamo ad imboccare il sentiero di ritorno ancora con la luce;e a questo punto possono andar bene anche le nostre frontali perché il sentiero è ben tracciato ed evidente. FOTO 15 L’interminabile marcia termina percorrendo i tre chilometri circa sull’asfalto per raggiungere l’auto nella solitudine, al buio più completo e avvolti dalla nebbia.Gli abitanti delle masserie qui a Trifari sembrano vivere ritmi diversi rispetto alla vita più frenetica dei loro compaesani giù in marina. Nota simpatica,i fasci di luce delle nostre frontali e il tintinnio dei moschettoni alle imbracature richiamano l’attenzione di cani guardinghi per fortuna custoditi.Ed e’ tutt’un abbaiare a destra e a manca. Durante questa difficoltosa ed articolata ascensione ho avuto modo di riflettere sulle parole di Claire-Eliane Eugel che nella sua “Storia dell’Alpinismo” diceva:”Le montagne hanno una logica loro propria,che non può essere misurata con il metro umano.E diversi sono anche,in montagna,tempo e spazio……La montagna è il paese dell’uomo che non ha fretta.” FOTO 16 In foto: risalendo la cresta del M.La Caccia

mercoledì 28 febbraio 2007

" SIAMO..."


Siamo poca cosa
difronte all?infinito

Ma possiamo molto
di fronte
a noi stessi



In foto:
Alpinisti nel gruppo del M.Bianco

mercoledì 7 febbraio 2007

Sul Pollino per la parete nord


















Verità ineluttabile nella vita come in montagna:non puoi pretendere che ogni giorno sia come lo vorresti.
Infatti, dopo molti giorni di tempo splendido e stabile ci ritroviamo ad andare per monti col brutto tempo,almeno tentiamo!!
Il trio inedito di ieri 3 febbraio è composto da me,da Salvatore (aspirante soccorso alpino) e da Bob del Gruppo Speleo di Morano Calabro.Non c?è Massimo purtroppo,?sacrificato?per un?escursione più tranquilla quale accompagnatore di un gruppo di escursionisti del Cai di Cosenza e di Catania .

Dopo aver appreso che la via montana per Colle Impiso è stata spalata (questo è un vero miracolo!!) decidiamo per la scalata alla parete nord-est di Monte Pollino (m.2248)che dovrebbe essere ghiacciata. FOTO 1Già dal valico di Campotenese si vede il gruppo montuoso coperto da una fitta coltre di nubi e in più spira un forte vento da est. Non speriamo certo in un miglioramento,e così ci avviamo.

Alle 9 in punto partiamo zaino a spalla dal Colle dell?Impiso,diretti ai piani del Pollino,il più vasto pianoro carsico del massiccio,splendido per il colpo d?occhio che offre sulle cinque cime più alte del Parco. FOTO 2La marcia di avvicinamento,favorita dal manto nevoso reso compatto dalle basse temperature ,ci permette di arrivare alla base della nostra montagna senza grossi patemi. FOTO 3Ma aimè,il quadro che si prospettava in mattinata non cambia.Del Monte Pollino,così come delle cime circostanti non si intravede niente.Nonostante tutto, dopo qualche minuto di consultazioni, decidiamo di ?attaccare? il pendio che si inerpica dapprima in un folto bosco di faggi e poi sulla parete FOTO 4.La visibilità è ridotta ad una cinquantina di metri,e tale si manterrà per tutta l?attraversata . Cerco di rubare qualche foto in un momento di maggiore visibilità.Una mia posa prima dell?ascensione. FOTO 5

Usciti dalla faggeta montiamo i ramponi che cominciano a mordere il ghiaccio.La progressione ,seppur disturbata da forti raffiche di vento e nevischio si mantiene regolare.Il paesaggio è severo e allo stesso tempo grandioso.Osservando i miei due compagni leggermente distanti che lottano contro il vento, pare di trovarci su uno degli ottomila himalayani. FOTO 6
Giungiamo finalmente in vetta.Quì accade l?inverosimile.Nella discesa per il versante opposto ci ritroviamo su degli strapiombi che lì non dovrebbero esserci.In realtà ci sono,ma la nebbia ci disorienta a tal punto che per una buona mezz?ora,spauriti, ci troviamo a girare più volte nello stesso punto.
La bussola?Naturalmente non l?ho portata;non l?ho mai portata!!Così la montagna decide quel giorno di darci una bella lezione.Ma quanto meno te lo aspetti salta fuori la soluzione.Dietro lo zaino ho una piccola bussola di plastica che si rivelerà indispensabile a levarci da questa situazione imbarazzante.Non ricordavo neanche di avercela appesa e così,oggi, è stata la nostra eroina. FOTO 7

Passato il brutto quarto d'ora ci dirigiamo verso il Colle Gaudolino impegnando la via normale di salita a Monte Pollino.Quì il sole amico compare per qualche minuto regalandoci tutt?intorno visioni d?incanto sugli argentei pini loricati dalle forme spettrali, stretti nella morsa del gelo,antichi custodi di questi luoghi arcani. FOTO 8 FOTO 9 FOTO 10Ultimo bivacco nel piccolo accogliente rifugio di Colle Gaudolino dove consumiamo il nostro pasto al calore del focolare e poi via verso l?auto,accompagnati nel nostro procedere dall?ululato del vento e dal silenzio della neve che ci avvolge. FOTO 11
Seppur nella bufera,oggi il monte di Apollo ci ha regalato emozioni forti ,sensazioni uniche. FOTO 12

In foto:accanto al "Guardiano"