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sabato 24 novembre 2012

Monte Acellica - video -


mercoledì 14 novembre 2012

Monti Picentini:l'Acellica e il Varco del Paradiso



































I Monti Picentini sono un gruppo montuoso dell'Appennino Campano. Spostati verso il Tirreno, si trovano tra i Monti Lattari, il monte Partenio, l'Altopiano Irpino e la valle del fiume Sele. Il gruppo è costituito da rocce Calcaree e dolomitiche, differenziandosi dalla zona circostante, con terreni prevalentemente argillosi. E’ ricco di acque e sorgenti, alimentate da abbondanti precipitazioni e dal fenomeno carsico. Alcuni corsi d'acqua che nascono nel gruppo montuoso si dirigono verso il mar Tirreno, direttamente (Sele,Tusciano,Picentino), o come affluenti (il Calore Irpino e il suo tributario Sabato, le cui acque confluiscono nel Volturno) il Tenza che affluisce nel Sele, mentre l' Ofanto sfocia nel mar adriatico.(Wikipedia).





Scalare l’Acellica non è cosa semplice,e la sua non elevatissima quota (1660 m.) non deve trarre  in inganno. Il suo toponimo deriverebbe da un’espressione antica e dialettale:”A Cieleca”ovvero “Luogo degli Dei”.Infatti,dopo aver faticosamente raggiunto la prima cima lungo un percorso di cresta ci si ritrova davanti il “Varco del Paradiso”,un pauroso baratro che separa i due tronconi principali della montagna al cui centro svetta il Ninno o Nenne ('poppante' opp. 'capezzolo'), un'appuntita guglia piramidale che dà all'Acellica una forma riconoscibilissima e un'aria imperiosa, quasi minacciosa. E’ necessario discenderlo con estrema cautela anche se il percorso è assistito da cavi metallici e mancorrenti vari,sempre sospesi nel vuoto e risalire molto ripidamente la cima N,quella più elevata.




































































La via ferrata è stata intitolata a Francesco Raso,giovane alpinista tragicamente scomparso nelle acque del fiume Argentino nel 1996. Per l’occasione parto da casa prestissimo per raggiungere Mimmo a Sala Consilina. Lasciata l’auto proseguiamo con la sua fino a Giffoni Valle Piana,sede del famosissimo film festival. Imbocchiamo la strada montana che ci condurrà alla caserma forestale e subito dopo intraprendiamo il sentiero 3A che risale per boschi fino a raggiungere l’aerea cresta Sud.






Lo scenario che si apre improvvisamente non ha eguali. Assistiti da una luce meravigliosa la vista spazia verso sud dove in lontananza si intravede addirittura la sagoma di Monte Alpi,ultima propaggine settentrionale del Pollino. Più vicino a noi la mole inconfondibile del Panormo,il culmine degli Alburni,poi il Cervialto,la vetta più elevata dei Picentini(1809 m.). Nel fondovalle, contornati da estese foreste,sorgono i borghi di Acerno,Bagnoli e Montella, patria delle castagne e delle nocciole tra le più rinomate d’Italia.Ad Ovest la penisola sorrentina  si allunga fino al mare lasciando intravedere il primo dei borghi della meravigliosa Costiera Amalfitana,Vietri sul Mare. Spostato più a destra l’inconfondibile sagoma del Vesuvio affiora da una  tenue foschia e sul mare all’orizzonte si lascia ammirare,appena percettibile l’isola di Ischia.Dicono che con l’aria tersa si riesca ad intravedere anche il massiccio della Maiella.Colpo d’occhio mozzafiato in tutte le direzioni dunque.





Si prosegue in un saliscendi che ricorda la nostra Montea fino alla cima Sud alta 1606 m.che si guadagna dopo una forte pettata.Lungo il percorso non possiamo che farci rapire dalla policromia dei boschi dalle tinte rosso arancio dell’autunno. Una pausa per rifocillarci e indossiamo casco,imbrago e set da ferrata per gettarci nel baratro del Varco del Paradiso il quale acutissimo crinale viene affrontato con estrema attenzione. Aggiriamo da sinistra il “Ninno” e rimontiamo la rampa finale in forte pendenza verso la cima Nord che raggiungiamo dopo cinque ore dove è posta una croce con un libro di vetta.




Lungo il  ritorno per la stessa via il sole ormai calante  verso il tramonto satura i colori tutt’intorno e sul mare diventa spettacolo. Sazi di emozioni, rientriamo nel bosco dove nel frattempo siamo sopraffatti dall’oscurità,ma ormai siamo sulla sterrata che a breve ci condurrà al rifugio caserma. Dopo la grande avventura del Cervino una bella uscita finalmente,di quelle che impegnano una giornata intera e lontano da casa. Il sacrificio però è stato ampiamente ripagato dalle forti emozioni che questa bella montagna e i suoi panorami hanno saputo regalarci.